Il fascino del pericolo secondo la neuroscienza

· 16 luglio 2018

Alcune persone si sentono affascinate dai comportamenti pericolosi che mettono in pericolo la salute, l’integrità fisica, ma anche le finanze, la stabilità, ecc. Quasi tutti abbiamo in qualche misura un lato avventuroso, ma di solito non facciamo emergere questo aspetto nelle situazioni più importanti o in presenza di seri rischi. Tuttavia, non vale per tutti; scopriamo meglio il fascino del pericolo!  

L’attrazione verso i comportamenti rischiosi include, ad esempio, fare sesso senza le dovute precauzioni; guidare a velocità molto elevata, quando si è ubriachi o senza rispettare i segnali stradali. Fare escursioni o impegnarsi in attività pericolose senza la preparazione o l’attrezzatura necessaria. Giocare d’azzardo in modo compulsivo e scommettere grandi somme di denaro. Tutte queste sono attività in cui il fascino del pericolo ha la meglio.

Qualsiasi comportamento che mette in discussione la sicurezza o la stabilità è rischioso. Naturalmente si affrontano anche rischi calcolati al fine di raggiungere determinati obiettivi che sono considerati importanti. In quest’ultimo caso, vengono adottate le misure necessarie per minimizzare un possibile effetto negativo.

Il cervello e il fascino del pericolo

Un gruppo di scienziati della Stanford University (USA) ha pubblicato una ricerca al riguardo su Nature. In esso si dice che esistono una serie di circuiti neurali che regolano i comportamenti pericolosi. Gli esperimenti sono stati condotti sulle cavie, ma questi circuiti sono presenti anche in uccelli, vespe, api e umani.

Il cervello e il fascino delle situazioni pericolose

Si è giunti alla conclusione che il fascino del pericolo è regolato da un piccolo gruppo di neuroni presenti nel nucleo accumbens. Quest’ultima è un’area del cervello relazionata al sistema di ricompensa. In essa, dunque, si trovano anche neuroni legati al piacere e alle dipendenze.

L’attrazione per i comportamenti pericolosi è dunque associata al piacere. Tutto indica che quando si corre un rischio, in alcuni individui c’è una maggiore produzione di dopamina. Questi comportamenti creano così un gratificante senso di benessere per alcune persone.

Uno studio di Karl Deisseroth

Karl Deisseroth è un professore di bioingegneria alla Stanford University. Uno dei suoi principali contributi è quello di essere stato uno dei padri dell’optogenetica. Si tratta di un metodo rivoluzionario che usa la luce per controllare le cellule, soprattutto i neuroni. Attraverso questo metodo viene stimolata un’area cerebrale e vengono osservati i cambiamenti generati. In questo modo è possibile definire le aree che controllano determinati comportamenti.

Deisseroth ha condotto un esperimento in cui ha usato l’optogenetica per stimolare il nucleo accumbens modulando i recettori della dopamina. Per l’esattezza interrompendo la relazione tra comportamenti pericolosi e produzione di dopamina su topi.

Il risultato è stato che i topi più spericolati sono diventati improvvisamente molto conservativi. Una volta smesso di applicare il metodo, sono tornati al loro stato normale. Ciò ha permesso di confermare che esiste una stretta relazione tra il fascino del pericolo e la produzione di dopamina.

I due volti del fascino del pericolo

L’attrazione per i comportamenti a rischio svolge un ruolo importante nell’evoluzione sia degli individui che dell’intera specie. Se gli esseri umani si comportassero sempre in modo troppo prudente e conservatore, difficilmente potrebbero crescere o espandere i propri orizzonti. L’intera umanità deve la sua evoluzione a quegli uomini primitivi che hanno osato sperimentare per ottenere il fuoco, un elemento che temevano.

Ragazzo in parapendio

Allo stesso modo, una dose di rischio è importante nella vita di qualsiasi persona. Parliamo del cosiddetto “uscire dalla zona di comfort. Ogni volta che affrontiamo l’ignoto ci sono molti elementi che sfuggono al nostro controllo. Tuttavia, solo così otteniamo risultati migliori ed emozioni gratificanti.

Ci sono, però, casi in cui l’attrazione per i comportamenti pericolosi assume un tono compulsivo. In questi casi non vi è alcun obiettivo in quanto tale, lo scopo è quello di provare fisicamente e chimicamente la sensazione di pericolo. Questi comportamenti in genere, contengono una forte componente autodistruttiva e di solito derivano da una depressione mascherata.