Il mito di Caronte, il traghettatore degli inferi

17 marzo, 2020
Il mito di Caronte parla di un personaggio molto interessante, il cui compito era portare i morti nella loro dimora finale: l'Ade o mondo sotterraneo. Caronte era un essere misterioso, che aveva un cattivo carattere ed era il figlio della notte e delle ombre.

Il mito di Caronte ci parla di uno dei personaggi più enigmatici della mitologia greca. Era il traghettatore degli inferi e la sua missione era quella di trasportare le anime di coloro che erano morti da poco nell’Ade, dove avrebbero abitato per l’eternità.

Questo personaggio è descritto come un vecchio straccione trascurato, con una barba bianca arruffata. Il suo viso era cupo, sporco, scuro e il suo carattere aspro. Il mito racconta che Caronte faceva avanzare la sua barca con l’aiuto di una pertica, che issava le vele e che la sua nave era sempre arrugginita e fatiscente.

Caronte viaggiava avanti e indietro lungo il fiume Acheronte, che significa “fiume del dolore”. Il suo lavoro era infinito e ripetitivo, per questo il suo carattere era così cupo. Gli unici momenti al di fuori della sua routine infinita sono rappresentati da alcune situazioni eccezionali, in cui una persona vivente voleva accedere negli inferi, come accadde con Ercole e Orfeo. Per il resto, la sua attività era un’eterna ripetizione.

“Non troverai i confini dell’anima, nemmeno andando fino in fondo; tale è la sua profondità”.

-Heraclitus-

Dipinto che raffigura gli inferi

L’origine del mito di Caronte

Il mito di Caronte narra che il traghettatore degli inferi era figlio di Notte (o Nyx) ed Erebo e che nacque in un tempo così antico, che non esiste memoria possibile per ricordarlo. Nyx era la dea della notte, ed era dotata di una bellezza così travolgente che persino lo stesso Zeus la temeva. Era la figlia di Caos, nata durante la creazione dell’universo.

Erebo era il dio del buio e delle ombre. Regnava sulle nebbie profonde che circondavano le estremità della Terra ed era presente in tutti i luoghi sotterranei. Era il fratello di Nyx e con lei concepì due bambini: Etere, la luce, ed Emera, il giorno.

Secondo il mito di Caronte, Nyx riuscì a concepire altri bambini da sola, senza l’intervento di suo fratello e marito Erebo. Fu così che ebbe i fratelli del traghettatore, che erano: Moros, il destino; Ker (le keres), la perdizione; Tanato, la morte; Ipnos, il sonno, fratello gemello di Tanato; Geras, la vecchiaia; Acli, la tristezza, disperazione e lamento; Apate, l’inganno; Nemesi, la punizione meritata; Eris, la discordia; Philotes, personificazione dell’affetto e della passione; Momo, lo scherzo; le esperidi, figlie della sera; gli oneireoi, i sogni; le Arai, le tre dee della vendetta; e le Moire o Parche, il fato.

Il traghettatore delle anime

Il mito di Caronte narra che il nome di questo personaggio significa letteralmente “intensa luminosità”. Si dice che le persone, solo un secondo prima di morire, mostrino una particolare lucentezza negli occhi. A questo si riferisce il nome del barcaiolo, che è stato anche tradotto come “colui dallo sguardo selvaggio” o “dallo sguardo infuocato”.

Si dice che fossero le Moire (o Parche), sue sorelle, a chiamarlo a compiere il suo dovere, con furiosa impazienza, quando qualcuno stava per morire. In quel momento, Caronte raggiungeva la riva dell’Acheronte, dove aspettava le anime dei defunti, ma non tutti potevano attraversare il fiume del dolore insieme a lui. Le anime dovevano pagare il passaggio con una moneta.

Era per questo motivo che i Greci seppellivano i loro morti con una moneta sotto la lingua: era la tassa che dovevano dare al barcaiolo per trasportarli nell’Ade. Se i morti non portavano quella moneta o se erano stati sepolti in modo improprio, sarebbero stati condannati a vagare per il fiume per cento anni. Trascorso quel tempo, Caronte permetteva loro di attraversare senza pagare.

Il mito di Caronte e la morte

Caronte e Ade

Il mito di Caronte racconta che solo due personaggi sono riusciti a fare il viaggio verso l’Ade senza morire. Uno di questi era Ercole, che Caronte trasportò negli inferi senza sapere bene il perché e senza chiedergli alcun pagamento. Per questo motivo gli dei lo punirono e dovette passare un anno in prigione.

L’altro mortale che riuscì ad attraversare gli inferi fu Orfeo, che lo incantò con la magia della sua musica e soggiogò la volontà del traghettatore. Caronte permise anche alla dea Psiche, che rappresentava l’anima, di passare grazie ai trucchi che questa divinità usò per confonderlo.

Sebbene Caronte si trovasse nel fiume Acheronte, aveva anche il diritto di navigare in altri fiumi degli inferi come il Cocito, il fiume dei pianti; Flegetonte, il fiume del fuoco; il Lete, il fiume dell’oblio; e lo Stige, il fiume dell’odio.

De Velasco Abellán, F. P. D. (1988). El origen del mito de caronte. Investigacion sobre la idea del paso al mas alla en la atenas clasica (Doctoral dissertation, Universidad Complutense de Madrid).