Il mito di Medea, la maga innamorata

07 aprile, 2020
Il mito di Medea è uno dei più affascinanti del mondo antico. Parla di una maga che in diversi momenti della sua vita si gioca il tutto per tutto per amore, o meglio per vendetta. È il prototipo della donna indipendente e senza scrupoli.
 

Il mito di Medea presenta l’archetipo della maga, una donna autonoma, dominata da forti passioni e dalla forte capacità decisionale. Per l’epoca in cui questo personaggio venne creato, rappresentava tutto l’opposto del modello-tipo di donna. Forse proprio per questo suscitò profondo interesse ed ebbe un enorme impatto sugli autori tragici.

Secondo il mito di Medea, questa maga era la nipote di Elio, il dio del Sole, e figlia di Eete, re della Colchide, luogo in cui era custodito il mitico vello d’oro. Questi era un ariete alato, la cui lana era fatta di fili di oro. La madre di Medea era la ninfa Idia, figlia di Oceano, il cui nome significa “vedere”.

Il mito narra che questa maga avesse appreso le arti della magia da sua zia Circe. Quest’ultima possedeva grandi poteri e conosceva pozioni magiche che le permettevano di trasformare i propri nemici in animali e di curare malattie grazie alla sua conoscenza di erbe e medicina.

So bene quale grande crimine sto per osare, ma a governare le mie decisioni è la passione, principale responsabile dei mali umani.

Medea, di Euripide di Salamina-

Pozioni e magia
 

Il mito di Medea, la donna innamorata

Il momento in cui il mito di Medea prende vita è quello in cui Giasone e gli argonauti giungono a Colchide, re del padre della maga, in cerca del vello d’oro. Le dee Era e Atene proteggevano questi viaggiatori, pertanto chiesero alla dea Afrodite di aiutarli nel compiere l’impresa. Nello specifico le chiesero di far innamorare Medea, figlia del re, di Giasone e che lo aiutasse quindi nel suo intento.

Afrodite dovette convincere suo figlio Eros a compiere tale impresa. Questi era esitante in un primo momento, ma non appena la madre gli promise un regalo, accettò di lanciare le sue frecce dritte al cuore della maga. Questa, ovviamente, si innamorò perdutamente di Giasone e non si risparmiò dall’aiutarlo a compiere la sua impresa.

Il re di Colchide promise a Giasone che gli avrebbe consegnato il vello d’oro a patto che superasse alcune prove. La prima era arare un campo con dei buoi che sputavano fiamme dalle fauci. Poco dopo, e con l’aiuto delle dee che lo proteggevano, Giasone incontrò Medea nel santuario di Ecate, nel cuore del bosco. Proprio lì, l’eroe le chiese il suo aiuto e le promise che la avrebbe sposata e che l’avrebbe condotta con sé in Grecia, sua terra natale. 

L’aiuto di Medea

Il mito di Medea racconta che la maga abbia dato a Giasone una pozione che lo avrebbe reso invulnerabile alle fiamme dei buoi. Lo aiutò anche a sconfiggere dei soldati nati dal nulla e a far cadere in un sonno profondo il dragone che custodiva il vello d’oro. Così l’eroe poté superare tutte le prove che gli erano state imposte.

 

A quel punto, la coppia fuggì a bordo della famosa nave Argo, sulla quale, per evitare che il padre di Medea la seguisse, uccise il fratello minore della donna, Apsirto, con lui sulla nave. Lo scuoiò e gettò i pezzi del suo corpo in mare, in modo che il padre perdesse tempo a cercare il corpo del figlio, rinunciando dunque all’inseguimento.

Così facendo, i due giunsero alla patria di Giasone, Iolco, dove furono ricevuti con grandi festeggiamenti. Il mito di Medea narra che la coppia convolò a nozze e che la maga decise di ringiovanire il padre di Giasone in segno di ringraziamento per aver mantenuto le sue promesse. Le figlie di Pelia, fratello del padre di Giasone, spodestato dal trono da quest’ultimo, chiesero alla maga di far ringiovanire anche il loro padre.

Il vello d'oro

Una tragica conclusione

Medea ingannò le giovani e invece di concedere loro il ringiovanimento di Pelia, ne favorì la morte. Per questo, la coppia fu esiliata a Corinto, dove furono accolti cordialmente dal re Creone. Medea e Giasone vissero lì felici per molti anni ed ebbero due figli. Tuttavia, Giasone si innamorò della figlia del re, Glauce, e iniziò a pensare a un modo per liberarsi di sua moglie.

 

Fingendo di accettare il rapporto tra Giasone e Glauce, la maga regalò alla principessa un abito. Secondo il mito di Medea, quando la giovane lo indossò l’abito prese fuoco. Il fuoco si propagò, colpendo prima il re e poi l’intero palazzo. In seguito, la maga uccise i propri figli e fuggì ad Atene, dove venne accolta dal re Egeo, con cui si sposò ed ebbe un figlio di nome Medo.

Anni dopo, cospirò affinché Teseo, figlio di Egeo, non potesse diventare re, in modo che la corona venisse consegnata a suo figlio Medo. Il re, però, capii il suo piano ed ella dovette fuggire su una nuvola magica. Fu così che tornò a Colchide, dove venne perdonata. Il mito di Medea narra che la maga fosse immortale e che viva tutt’ora nei Campi Elisi.

 

García Gual, C. (1971). El argonauta Jasón y Medea. Análisis de un mito y su tradición literaria. Habis, 2, 85-107.