Il peso della nostra vita

· 1 settembre 2015

“Quanto è pesante la vostra vita? Immaginate per un attimo di avere uno zaino sulle spalle. Cercate di sentire le cinghie sulle vostre spalle. Le sentite?

Ora dovete riempirlo, con tutte le cose che avete nella vita. Cominciate da quelle piccole: gli oggetti sugli scaffali, nei cassetti, gli oggetti da collezione. Sentite come aumenta il peso.

Poi aggiungete le cose più grandi: vestiti, elettrodomestici, lampade, biancheria, la tv. Lo zaino sarà piuttosto pesante. Ora le cose più grandi: il divano, il letto, il tavolo della cucina;

infilate tutto dentro. La macchina, pigiatela bene. La casa. Che sia un monolocale o che abbia due camere da letto. Tutto dentro quello zaino. Infilate tutto bene dentro. Ora provate a camminare. E’ difficile vero?

Questo è quello che noi facciamo quotidianamente: ci appesantiamo a tal punto da non riuscire a muoverci, e state pure certi, il movimento è vita. 

Adesso date fuoco a questo zaino. Cosa volete salvare? Le foto? Le foto sono per le persone che non riescono a ricordare, prendete la benzina e dategli fuoco. Lasciate che si bruci del tutto e immaginate di svegliarvi domani senza nulla. Risulta stimolante, no?

(…)

Prendete un altro zaino. Solo che questa volta dovete riempirlo di persone. Potete iniziare con i conoscenti: amici di amici, colleghi di lavoro; e poi passare alle persone a cui confidate i vostri segreti: i vostri cugini, zii, zie, fratelli, sorelle, i vostri genitori ed, infine, vostro marito o moglie, il vostro fidanzato o la vostra fidanzata. 

Metteteli nello zaino. Sentite il peso dello zaino. Posso assicurarvi che le vostre relazioni sono il carico più pesante della vostra vita. Non sentite un peso affondare nelle vostre spalle? Tutte queste negoziazioni, discussioni, segreti e compromessi… Non dovete farvi carico di questo.

Perché non lasciate lo zaino? Ci sono animali che vivono caricandosi altri con cui vivono in simbiosi tutta la vita. Cigni monogami… non siamo questi animali. Se ci muoviamo lentamente, moriamo in fretta. Non siamo cigni, ma squali”. 

Bingham, in Tra le nuvole.

Il nostro zaino è pieno di pietre grandi, piccole e di medie dimensioni, di tutte le grandezze. A me piace svuotarlo ogni tanto, ma in fretta si riempie di nuovo, è la vita. È davvero complicato tirare fuori quello che contiene, selezionare quello che si vuole e quello che non si vuole, quello che è passeggero e quello che aiuta o non aiuta a stare meglio.

Tutti trasciniamo massi, sassi e ciottoli nel nostro zaino emotivo. Di fatto siamo soliti portarlo carico fino all’estremo senza bisogno. Se a volte non capite cosa vi frena ad andare avanti, vi invito a guardare al suo interno, è più probabile che troviate lì la risposta che cercate.

Anche se non potete vedere lo spazio che occupa, di certo sentite qualcosa di pesante quando ci pensate. È possibile che sia pieno di colpe, dipendenza emotiva, aspettative elevate, esigenze, frustrazione… tutto quello che ci incatena e impedisce di avanzare.

A questo si somma anche chi abbiamo perso, esseri cari che portiamo in uno zaino pieno di assenze, ma come liberiamo la parte dello zaino che ci manca? È davvero difficile, soprattutto quando ci rimproveriamo quello che non ha più soluzione.

Quando date un’occhiata alla vostra borsa, è probabile che vi rendiate conto che gran parte del peso che portate non lo avete messo voi; sono pietre piccole e grandi che altre persone hanno conservato nel passato: le vostre paure, le vostre frustrazioni, la vostra rigidità…

È anche possibile che nel vostro zaino abbiate messo sentimenti tossici generati dalla rabbia, dalla paura, dalla troppa tristezza, dall’ansia, dai pregiudizi. Sono tutti grandi pesi che influiscono sulle proprie decisioni e sui propri comportamenti.

Senza dubbio questo carico è il più difficile da portare, è così complicato e pesante che a volte ci sorprendiamo chiedendo aiuto perché ci sta affondando nel fango e non siamo capaci di disfarcene.

Portare lo zaino fino alla fine è un autosabotaggio davvero terrificante. Mi chiedo cosa ci succeda, perché ci aggrappiamo tanto ai ricordi, alle cose negative, alle persone tossiche. Mi vengono in mente solo sei parole: la paura di lasciare la presa.

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La paura di lasciare la presa

Si dà il caso che a volte siamo perfettamente coscienti di quello che ci paralizza e ci toglie le energie, ma non siamo comunque capaci di aprire lo zaino e svuotarlo. Cosa ci succede?

Tutte queste pietre sono unite tra loro da un sentimento di identità ed appartenenza; in altre parole, sono parte di noi (anche se indesiderata, ovvio). A volte, pensiamo che disfarci di esso, voglia dire disfarsi anche di quanto ci definisce oppure ci fa sentire dei falliti.

Sentire di venire meno a noi stessi e agli altri  se non resistiamo un altro po’, è un sentimento molto comune. Sembra che se rinunciamo a mettere nel nostro zaino questo amico, partner, collega o familiare, ci trasformiamo in persone terribilmente egoiste. Questo è molto contraddittorio, no?

Definirei la paura di lasciare la presa come una vertigine emotiva; non è altro che paura allo stato puro, il timore di affrontare il vuoto generato dalla perdita. È la paura dello scontro per la perdita del nostro amore per il sacrifico e della nostra abilità per il masochismo.

Dinanzi a queste difficoltà, ci comportiamo in modo molto crudele con noi stessi. Quanto ancora credete di riuscire a caricare la vostra schiena? Non ha senso che la vostra vita si trasformi in un calvario di sofferenza, soprattutto sapendo che c’è solo un biglietto senza ritorno.

Forse avrete più voglia di svuotare il vostro zaino se vi dico che le cose negative tolgono spazio a quello che per voi è davvero importante e positivo. Fate spazio alle vostre forze perché sono le vostre ali: assumetevi i vostri errori, manifestate le vostre intenzioni e i vostri compromessi, incrementate il vostro entusiasmo ed eliminate tutto quello che mina il vostro benessere, come i predatori emotivi.

Per il bene della vostra schiena, liberatevi dei sentimenti nocivi e delle persone tossiche, sono davvero mortali. Pensate che, nella nostra metafora, sono capaci di farvi affogare nel fiume senza nemmeno cercare di soccorrervi.

Si tratta di fermarci ogni tanto a controllare il nostro zaino per eliminare le cose inutili e negative. Si tratta di essere coscienti del fatto che quello che facciamo è fortemente determinato da quello che portiamo dentro e che è di fondamentale importanza intraprendere periodicamente un nuovo viaggio con i bagagli rinnovati.

Immagine per gentile concessione di Larissa Kulik e Annette Shaff