Il trauma della nascita e i suoi effetti

· 7 ottobre 2018

Lo psicanalista austriaco Otto Rank fu il primo a parlare del trauma della nascita. Il suo postulato centrale è che nascere è il primo trauma vissuto dall’essere umano. Nascere, di fatto, significa separarsi in modo brusco dalla madre e affrontare il passaggio immediato da un contesto del tutto protettivo a uno più ostile.

Otto Rank considerava il trauma della nascita il primo capitolo della nevrosi e l’evento che ci introduce nel terreno di ciò che è umano, in altre parole, nel terreno dell’impossibile. Questo dà origine a un’angoscia che ci accompagnerà per tutta la vita.

“I Na’Vi dicono che ogni persona nasce due volte. La seconda è quando uno si guadagna il proprio posto tra il popolo, per sempre.”

-Sam Worthington-

Che il neonato soffra quando nasce è un dato di fatto. Il trauma della nascita è un concetto trattato anche dalla medicina, sebbene da un punto di vista anatomico e fisiologico. La teoria di Otto Rank va oltre e propone questo trauma iniziale come il fattore principale che definisce la nostra vita psichica. Il suo approccio, ancora oggi, è fonte di polemiche.

La vita psichica del feto

Molti non concordano con la teoria del trauma della nascita perché ritengono che il cervello di un neonato non è abbastanza sviluppato per registrare le sue esperienze come un trauma, nel senso stretto del termine. Ovviamente quando nasce soffre, ma questo non determinerebbe la sua vita psichica.

Immagine del feto su sfondo scuro

Tuttavia, alcuni studi parlano di fenomeni psichici estremamente complessi in merito alla vita del feto. Uno di questi è quello condotto da Nilsson, Rottmann e Lukesch. Questi ricercatori hanno studiato la vita intrauterina dei feti le cui madri non desideravano una gravidanza. È stata riscontrata un’evidente relazione fra gravidanze indesiderate e i bambini che alla nascita presentavano le seguenti condotte:

  • Apatia. Continuo desiderio di dormire e scarsa mobilità.
  • Iperattività. Il caso opposto, bambini che si eccitano con facilità e piangono molto.
  • Anomalie nelle abitudini alimentari.
  • Eccesso di vomito.

Questi ricercatori sono giunti alla conclusione che il ventre materno non è un paradiso neutrale. Il feto viene fisiologicamente stimolato dalla madre, poiché ne percepisce i cambiamenti fisiologici. Tutto questo si ripercuote dunque sul suo comportamento. Non è dunque azzardato o illogico pensare che nell’utero si sviluppano anche i comportamenti successivi.

Il trauma della nascita

Otto Rank colloca l’origine dell’angoscia nel trauma della nascita. Occorre ricordare che la stessa parola “angoscia” proviene dal latino “angustia” (da angere, stringere). La prima difficoltà che affronta l’essere umano quando nasce è proprio quella di attraversare il canale del parto, la cui principale caratteristica è di fatto la strettezza.

Alcuni ricercatori affermano che quando il trauma della nascita è molto grave, la persona sperimenta nella sua vita adulta sensazioni simili a quelle vissute quando è nata. Ne sono esempio tachicardie inspiegabili, mal di testa che si presentano come una forte pressione al cranio e sensazioni di soffocamento. Tutte queste sensazioni sono sensazioni proprie degli attacchi di panico.

Donna mora che corre nel bosco

D’altra parte, Otto Rank vede anche una forte componente affettiva nella separazione del bambino dalla madre. Il trauma della nascita non si limiterebbe solo alle sensazioni fisiche, ma anche alla perdita di uno stato ideale. Secondo Rank, questo ci segna e ci rende particolarmente sensibili a tutte le perdite in generale.

La controversia

La teoria del trauma della nascita ha prodotto enormi punti di rottura nella storia della psicanalisi. Nonostante Otto Rank fosse uno dei discepoli prediletti di Freud, le sue tesi ne sfidavano il concetto centrale, per il quale il complesso di Edipo era l’evento fondante della vita psichica. Alla fine, queste divergenze li distanziò in modo irreparabile.

Le tesi del trauma della nascita di Otto Rank non si sono diffuse a  sufficienza, ma godono dell’accettazione di un importante numero di psicanalisti, psicologi e medici. Molti prosecutori dell’opera di Rank affermano che il lavoro terapeutico è come una rinascita, il superamento del trauma iniziale.

Bambino appena nato che piange

Ovviamente sono più solide le tesi di Freud. Tuttavia, adesso sappiamo che, nonostante il sistema nervoso non sia ancora del tutto sviluppato, le esperienze di vita prenatale e dei primi mesi di vita segnano il nostro modo di essere e agire.