L’angoscia: un’epidemia silenziosa

· 11 aprile 2017

Le manifestazioni d’angoscia sono numerose e ci sono così tante persone che vanno dallo psicologo per colpa di questo sentimento, che diversi esperti l’hanno già classificata come una vera e propria epidemia. L’angoscia si rende palese attraverso diversi sintomi: difficoltà nel prendere sonno, attacchi di panico, fobie più svariate, ecc. Tutte queste manifestazioni hanno in comune la paura insidiosa che colpisce quotidianamente chi ne è vittima.

Dinanzi a questo fenomeno, il mondo della salute ha sviluppato diverse risposte. C’è un’ampia offerta di medicinali, per esempio. Da un lato quelli tradizionali: un’enorme schiera di ansiolitici sviluppati dai laboratori farmaceutici che promettono di diminuire il sentimento di angoscia. Tuttavia, questi farmaci, oltre ad avere terribili effetti collaterali, di solito garantiscono soltanto una soluzione temporanea. Vale a dire che fanno effetto soltanto durante il periodo di assunzione.

“Affoga più gente in un bicchier d’acqua che nei fiumi.”

-Georg Christoph Lichtenberg-

D’altra parte, è molto ampia anche l’offerta di medicinali alternativi: dalla medicina naturista e dall’omeopatia alle soluzioni bioenergetiche. E tutto ciò, naturalmente, senza contare tutti i rimedi della nonna contro l’angoscia: dall’acqua di valeriana o di melissa, ai bagni caldi, e via così con i trucchetti più tradizionali. Tuttavia, nessuno di questi rimedi sembra funzionare del tutto.

L’epidemia dell’angoscia nasce nella mente collettiva

Tutti i fenomeni che si sviluppano nella mente si riflettono anche nel corpo. La maggior parte delle volte, in questo stesso ordine: prima la mente e poi il corpo. Solo in rare occasioni accade il contrario, prima nel corpo e poi nella mente. Per esempio, è il caso della febbre molto alta o di quando ingeriamo sostanze che alterano la nostra percezione della realtà.

Per questo motivo, è raro che l’intervento con gli psicofarmaci vada a buon fine. Queste medicine riducono i sintomi, certo, ma non risolvono la causa a monte. Le medicine, di qualsiasi tipo, devono solo essere viste come un aiuto temporaneo e limitato, non come una soluzione definitiva.

La vera soluzione può essere solo combattere la causa reale dell’angoscia. Il problema è che, secondo molti esperti, il periodo storico in cui viviamo sta generando nella società un’ansia davvero dilagante. Tutto accade a velocità vertiginose e gli strumenti psicologici che abbiamo a disposizione non bastano per processare la realtà con la stessa rapidità. Per questo motivo, l’angoscia ormai non è più un problema individuale, ma una vera e propria epidemia.

Perché si dice che è un’epidemia “silenziosa”?

Uno degli aspetti più complessi di questa epidemia di angoscia risiede nel fatto che risulta molto difficile da descrivere a parole. Ognuno di noi prova dentro di sé quell’inquietudine quotidiana che non lo lascia dormire, lo porta ad essere di cattivo umore o a sprofondare nella routine. Allo stesso tempo, però, ognuno di noi fa molta fatica a raccontare cosa sta provando.

Sentiamo tutti che c’è qualcosa di troppo dentro di noi. Un peso di cui vorremmo liberarci, ma che non riusciamo ad identificare del tutto. Da dove proviene quella sensazione di peso, di eccesso? Dove si nasconde quel fardello? Forse faccio un lavoro che non mi rende felice? La mia relazione con gli altri è troppo negativa? Che strada devo intraprendere per sentirmi meglio? Queste sono solo alcune delle domande che invadono la nostra testa senza essere state invitate.

È come se la nostra esistenza fosse stata saturata da qualcosa di cui non ha bisogno. Una sensazione simile a quella che proviamo quando entriamo in una stanza straripante di oggetti, soprammobili e decorazioni inutili. Sappiamo che dovremmo mettere in ordine, ma sono così tante le cose da fare che non sappiamo da dove iniziare e come uscirne.

Dall’epidemia all’individuo

La scienza spesso si è impegnata nell’ideare soluzioni generiche e standardizzate, che andassero bene per tutti. In fin dei conti, è questo il suo obiettivo: estrarre soluzioni universali per problemi individuali. Tuttavia, nell’ambito della soggettività umana, questo tipo di approccio spesso non è dei migliori. Perché, alla fine, non risolve nulla.

Per questo motivo, c’è un’epidemia di angoscia, e si tratta di un’epidemia che si estende con la complicità del silenzio che nasce dal dramma di ognuno di noi. La risposta a quell’inquietudine può essere data soltanto da ognuno di noi, individualmente. Non c’è una soluzione applicabile a tutti i casi. Non esiste quella formula magica universale che sia efficace per tutti. Ognuno deve trovare la sua strada per risolvere quell’insonnia, quella sensazione di oppressione e soffocamento, quel fastidio ricorrente…

E ognuno deve capire che, per cacciare l’angoscia, la prima cosa da fare è affrontare la novità, il vuoto. È assolutamente necessario rompere i legami con l’abitudine: è l’unico modo di iniziare a svuotare quella stanza mentale così piena di oggetti inutili, lasciando spazio per respirare. Un’altra buona idea può essere ricorre ad una terapia che liberi l’espressività, così come gli esercizi di rilassamento che contribuiscono ad aprire quella finestra in una mente troppo piena ed appesantita.

Immagini per gentile concessione di César Biojo