Ildegarda di Bingen, grande studiosa del Medioevo

· 9 Marzo 2019
Ildegarda di Bingen gettò le basi per lo studio della ginecologia e della salute femminile. In uno dei suoi libri illustrò linee guida alimentari per aiutare le donne a trattare l'amenorrea.

Ildegarda di Bingen fu badessa durante il XXI secolo ed ebbe un percorso di vita eccezionale. Filosofa, teologa, musicista, naturalista, scienziata, poetessa… Di lei si dice che fu precorritrice dell’opera in musica, che pose le basi della sessuologia e se vi è una figura spesso trascurata nella storia della scienza, si tratta certamente di questa donna, che con la sua luce riuscì a brillare durante il Medioevo.

Era conosciuta come la Sibilla del Reno. Già da bambina, Ildegarda di Bingen dimostrava una passione non comune per la conoscenza e per ogni tipo di sapere. La sua mente e la sua curiosità, paragonabile quasi a quella di Leonardo da Vinci, la portarono a dedicarsi allo studio della natura. Oltre a ciò, godette sempre del favore delle élite politiche e religiose per svolgere il proprio lavoro di studiosa. Qualcosa di decisamente insolito per una donna del suo tempo.

Sebbene i suoi genitori l’avessero affidata alla Chiesa molto presto, fu in questo ambiente che trovò le risorse migliori per coltivare la sua intelligenza, per promuovere il suo pensiero e condividere le rivelazioni di quelle visioni mistiche che, fin da bambina, sosteneva di avere. I suoi scritti trattano di argomenti come la medicina, le scienze naturali, la fisiologia e molto altro ancora.

L’eredità che ci ha lasciato è incalcolabile. Il suo è un esempio chiaro di come le donne, nonostante i numerosi e gravi ostacoli con i quali si confrontano da sempre nella società, siano comunque riuscite a promuovere il progresso della nostra scienza moderna.

“Nella stessa visione, compresi gli scritti dei profeti, dei Vangeli e degli altri santi e di alcuni filosofi. Lo feci senza aver ricevuto istruzioni da nessuno. Esposi alcuni concetti basati su di essi, sebbene possedessi scarse conoscenze letterarie, essendo stata educata come una donna scarsamente istruita… “.
-I. di Bingen-

Vetrata di ildegarda di bingen

Ildegarda di Bingen, biografia della brillante studiosa medievale

Nacque nel 1098 sulle rive del fiume Nahe a Bermersheim, in Germania. La sua era una famiglia nobile e molto numerosa, con già nove figli quando Ildegarda venne al mondo. Per questo motivo, e in linea con i costumi dell’epoca, in quanto decima nata venne affidata alla Chiesa per essere avviata alla vita religiosa. Fu così che iniziò il suo particolare cammino.

Fin dalla prima infanzia mostrò i segni di una salute cagionevole. Durante i suoi primi anni fu allevata da una badessa, Jutta von Spanheim, che le trasmise l’amore per la musica e le insegnò a leggere il latino, ma non a scriverlo, capacità che Ildegarda apprese da sola anni dopo.

Su di lei abbiamo testimonianze scritte, come quelle del monaco Teoderico de Echternach, in cui si parla delle visioni e delle esperienze mistiche che la ragazza aveva cominciato a sperimentare già dall’età di otto o nove anni. Pur non arrivando mai a perdere i sensi o a entrare in estasi, le sue erano allucinazioni visive e uditive molto intense, che si sarebbero ripetute in diversi altri modi per tutto l’arco della sua vita.

Oggi si è giunti alla conclusione che, probabilmente, la donna soffrisse di una forma molto acuta di emicrania.

La visione che cambiò tutto

Quando Ildegarda raggiunse l’età adulta, i suoi disturbi di salute scomparvero. Si trattò di una sorta di risveglio per lei: nel momento in cui smise di essere prigioniera del suo corpo, ebbe finalmente l’opportunità di concentrare la sua mente e suoi pensieri su ciò che la appassionava, ovvero il sapere.

Fu altresì una fortuna che nei monasteri benedettini tedeschi dell’epoca una delle occupazioni principali dei monaci fosse la traduzione dei testi stranieri, in particolare di quelli greci. Ildegarda ebbe così alla sua portata numerosi volumi di scienza, storia naturale e cosmologia. Poter immergersi in quegli universi della conoscenza le permise di sviluppare una cultura molto vasta e di coltivare la sua personale visione scientifica.

Anche se la sua salute fisica era migliorata, non si poteva dire lo stesso per le visioni. Queste, al contrario, si intensificarono. Tuttavia, solo la badessa Jutta e il suo mentore, il monaco Volmar di Disibodenberg, erano a conoscenza di questi episodi. Fu al compimento del trentottesimo anno di età che Ildegarda ebbe la sua più grande rivelazione. Durante una visione, si vide immersa nella luce. Una voce interiore le rivelava la sua missione: scrivere per trasmettere conoscenza al mondo.

Il monastero di San Ruperto

Badessa Disibodenberg , la studiosa con il favore del papa

La badessa Jutta morì poco tempo dopo la visione e Ildegarda di Bingen le succedette nell’incarico. Papa Eugenio III venne al corrente delle esperienze mistiche della donna. La notizia lo colpì a tal punto che le concesse il permesso di scrivere e di riportare tutto quello che le era stato rivelato nel corso delle sedici visioni che avevano segnato la sua vita.

Ildegarda scrisse il suo primo libro nel 1141. Si intitolava Liber Scivias e trattava un modello di cosmologia basato sulla tradizione greca. Secondo la teoria esposta, La Terra sarebbe una sfera composta da quattro elementi (vento, fuoco, aria e acqua), a sua volta circondata da diversi strati di aria e acqua. Una visione altamente suggestiva e allo stesso tempo perspicace per l’epoca, come si può facilmente intuire.

Va anche sottolineato che, avendo ricevuto il permesso dal papa in persona di redigere tali trattati, non correva il rischio di subire accuse di eresia. Al contrario, Ildegarda di Bingen rappresentava per molti la voce di Dio. In una società ancora fortemente influenzata dalla superstizione, la badessa si ritrovò a godere di un prestigio invidiabile rispetto a molti dei suoi contemporanei, e dal quale trasse degli indiscutibili vantaggi.

La nascita della “Sibilla del Reno”

Il favore della Chiesa Cattolica contribuì indubbiamente a far sì che il lavoro di Ildegarda di Bingen si diffondesse e venisse apprezzato in tutta Europa. La sua fama si accrebbe in breve tempo, e divenne nota tra la gente come la Sibilla del Reno. Tuttavia, la sua brama di conoscenza e il suo bisogno di condividerla non venivano meno.

Era una donna dal carattere forte, con idee molto chiare. Da sempre aspirava a lasciare il monastero di Disibodenberg per fondarne uno proprio. Il suo desiderio divenne infine realtà quando fondò il monastero benedettino di Rupertsberg, situato vicino a Bingen, in Germania.

A partire dal 1150, Ildegarda approfondisce lo studio della medicina naturale diventando guaritrice. All’età di cinquant’anni, inizia a viaggiare in tutta l’Europa con un obiettivo nobile ed elevato: difendere la pace e, al contempo, diffondere le sue idee su scienza e medicina.

La prima sessuologa della storia

Il suo lavoro più pregevole è senza dubbio Physica (o Liber Simplicis Medicinae). In questa enciclopedia la badessa descrive dettagliatamente un’ampia gamma di malattie e di applicazioni delle piante in ambito medicinale. Spiega inoltre l’importanza dell’utilizzo di acqua bollente nella cura delle malattie, nella pulizia delle ferite e del corpo.

L’opera costituisce, oltretutto, uno dei primi esempi nella storia in cui si discute apertamente di aspetti legati alla sessualità. Viene qui descritto l’orgasmo come qualcosa di sublime e ardente, del quale tanto gli uomini quanto le donne dovrebbero godere. Nei suoi scritti di medicina come Causa et Curae, invece, affronta argomenti come le mestruazioni ed esamina la correlazione tra condizioni come l’amenorrea e un’alimentazione non equilibrata.

Rappresentazione anatomia umana

Profetessa e santa

Ildegarda di Bingen morì all’età di 81 anni, dopo aver dedicato la sua vita alla conoscenza e alla condivisione del sapere. Fu inoltre, a suo modo, una ribelle, che arrivò anche a difendere persone scomunicate dalla Chiesa e che furono, per suo volere, sepolte comunque in cimiteri consacrati. Ciononostante, godette sempre dell’approvazione e dell’ammirazione di papi, re e nobili, così come delle persone più umili.

Per questo, nel 2010, Papa Benedetto XVI la nominò profetessa e santa Ildegarda di Bingen, e più tardi le conferì il titolo di Dottore della Chiesa. Ildegarda di Bingen fu senza dubbio una figura di spicco nella storia, e per questo merita di essere ricordata.

  • Barona, J. L. (2006). Hildegard von Bingen (1098-1179), mística, ciencia y medicina en la Edad Media, Mètode 50, 2006
  • King-Lezneier, Anne H (2001) Hildegard of Bingen: An Integrated Vision, Liturgical Press
  • Maddocks, Fiona (2001) Hildegard of Bingen: The Woman of Her Age, Doubleday