Iperinsonnia: sintomi e trattamento

28 giugno 2018 in Psicologia 0 Condivisi
Ragazza che dorme sul computer

Probabilmente sarà capitato anche a voi di dormire più di quanto avreste voluto e di svegliarvi sentendovi ancora assonnati. Oppure di avere talmente tanto sonno durante la giornata da tenervi in piedi a fatica. Se vi è successo, forse siete stati vittime dell’iperinsonnia.

I disturbi del sonno-veglia si suddividono in 10 indisposizioni o gruppi di indisposizioni. Tra di essi troviamo insonnia, iperinsonnia, narcolessia, disturbi del sonno legati alla respirazione, disturbi del ritmo circadiano o sindrome delle gambe senza riposo.

Nell’articoli di oggi vi parleremo di uno di questi: l’iperinsonnia. A grandi linee, con questo termine si indica una stanchezza eccessiva o smisurata. Chi soffre di iperinsonnia non riesce a sentirsi riposato e presenta una sonnolenza fuori dal normale.

Quali sono le caratteristiche dell’iperinsonnia?

Iperinsonnia è un termine diagnostico ampio che include sintomi legati a un’eccessiva quantità di sonno (ad esempio sonno notturno prolungato o sonno diurno involontario), propensione al sonno durante la giornata e inerzia del sonno.

Le persone che soffrono di iperinsonnia si addormentano rapidamente e godono di una buona efficienza del sonno – superiore al 90%. Tuttavia, possono sperimentare difficoltà ad alzarsi la mattina, alle volte si sentono confusi, combattivi o atassici (l’atassia consiste nel mancato coordinamento di alcune parti del corpo). Queste generali difficoltà legate alla transizione da sonno a veglia vengono definite come inerzia del sonno, che può colpire anche dopo essersi svegliati da un pisolino pomeridiano.

Nonostante durante questa fase la persona appaia sveglia, in realtà presenta una riduzione dell’attività motoria che la porta ad avere una condotta inappropriata. Sono frequenti anche  deficit di memoria, perdita dell’orientamento spazio-temporale e nausea.

Questa fase può durare da alcuni minuti fino a qualche ora. Il bisogno persistente di dormire può portare ad alcuni atteggiamenti automatici dei quali successivamente la persona perde il ricordo. Alcune persone, ad esempio, si rendono conto di aver percorso vari chilometri in maniera incosciente e di aver guidato “automaticamente”.

Donna con iperinsonnia

Anche se il sonno è lungo non è ristoratore

Alcune delle persone che soffrono di iperinsonnia dormono 9 ore o più. Il loro riposo, tuttavia, non è ristoratore e hanno serie difficoltà a svegliarsi nonostante abbiano dormito a lungo.

In questi casi, l’eccessiva sonnolenza si tramuta in una serie di sonnellini diurni involontari. Spesso sono relativamente lunghi (più di un’ora) e non contribuiscono a far riposare la persona, che continua a sentirsi stanca.

I sonnellini giornalieri si presentano quasi ogni giorno a prescindere dalla prolungata durata del sonno notturno. Dal canto suo, la qualità dello stesso può essere più o meno buona e, a differenza degli attacchi di sonno, il senso di stanchezza provato dura a lungo.

Gli episodi di sonno involontari accadono in situazioni scarsamente stimolanti e in cui si registra una scarsa attività: durante conferenze, mentre si legge, quando si guarda la televisione o quando si guida per lunghe distanze. Nei casi più gravi possono presentarsi in situazioni che richiedono una grande concentrazione, come sul posto di lavoro, durante una riunione o incontri sociali.

Quali sono i criteri per diagnosticare il disturbo dell’iperinsonnia?

Secondo il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5), i criteri diagnostici del disturbo dell’iperinsonnia sono i seguenti:

A. L’individuo presenta eccessiva sonnolenza (iperinsonnia) nonostante abbia dormito per un lasso di tempo che dura almeno sette ore, con uno o più dei seguenti sintomi:

  • Periodi ricorrenti in cui prova sonno o si sente molto stanco durante il giorno.
  • Un episodio principale di sonno prolungato di più di nove ore, ma non ristoratore.
  • Difficoltà a restare del tutto sveglio dopo un brusco risveglio.

B. L’iperinsonnia si produce almeno tre volte alla settimana per un minimo di tre mesi.

C. L’iperinsonnia è accompagnata da un significativo malessere o peggioramento in ambito cognitivo, sociale, lavorativo o legato ad altre importanti aree del funzionamento.

D. L’iperinsonnia non è giustificata da un altro disturbo del sonno e non si produce esclusivamente in relazione a un altro disturbo del sonno (come la narcolessia o le parasonnie).

E. L’ipersonnia non è attribuibile agli effetti fisiologici dell’assunzione di sostanze come droghe o farmaci.

F. La coesistenza di disturbi mentali o medici non spiega adeguatamente la presenza predominante dell’iperinsonnia.

Infine, il DSM-5 illustra tre livelli di gravità di iperinsonnia:

  • Lieve: difficoltà a mantenersi in allerta durante il giorno, per 1-2 giorni/settimane.
  • Moderata: difficoltà a mantenersi in allerta durante il giorno, per 3-4 giorni/settimane.
  • Grave: difficoltà a mantenersi in allerta durante il giorno, per 5-7 settimane.

Uomo che dorme

Caratteristiche associate all’iperinsonnia che determinano la diagnosi

Sebbene l’iperinsonnia si manifesti con frequenza con sintomi quali sonno non ristoratore, condotte automatiche, difficoltà a svegliarsi la mattina e inerzia del sonno, gli stessi sintomi possono essere caratteristici anche di altri disturbi, come la narcolessia.

All’incirca l’80% delle persone che soffrono di iperinsonnia riferiscono che il proprio sonno non è ristoratore e che hanno difficoltà ad alzarsi la mattina. L’inerzia del sonno, sebbene meno frequente, è tipica dell’iperinsonnia. I pisolini brevi (di meno di trenta minuti) spesso non sono fonte di riposo.

La persona sembra spesso addormentata o può persino addormentarsi mentre è in sala d’attesa dal medico. Una ridotta proporzione di soggetti con iperinsonnia presenta casi analoghi in famiglia. Allo stesso tempo, possono presentarsi sintomi di disfunzione del sistema nervoso autonomo, come mal di testa di tipo vascolare, reattività del sistema vascolare periferico (fenomeno di Raynaud) e svenimenti.

Quanto è frequente l’iperinsonnia?

L’iperinsonnia viene diagnosticata a circa il 5-10% delle persone ricoverate nelle cliniche per disturbi del sonno diurno. All’incirca l’1% della popolazione generale europea e statunitense presenta episodi di inerzia del sonno. L’iperinsonnia colpisce uomini e donne in egual misura.

Trattamento dell’iperinsonnia

Il trattamento di questo disturbo può essere realizzato con due diversi approcci. Da una parte, si può far ricorso al trattamento farmacologico. Lo specialista del sonno può prescrivere medicinali specifici per aiutare il paziente a restare sveglio più a lungo.

Ciò è preferibile alla scelta di assumere quantità ingenti di sostanze psicoattive, come il caffè. Infatti, un’assunzione eccessiva di psicostimolanti può generare gravi conseguenze sulla salute, specialmente di tipo cardiaco.

Trattamento farmacologico iperinsonnia

Il trattamento non farmacologico dell’iperinsonnia consiste fondamentalmente in una modifica dei modelli di sonno. A tale scopo, si allena la persona a controllare gli stimoli al fine di insegnarle a riconoscere quando inizia la sua sonnolenza. In quel momento può realizzare una serie di esercizi che la aiutano a svegliarsi.

Alcune tecniche aiutano a mantenere più facilmente la concentrazione, tra le quali è consigliata anche la mindfulness. Infine, non meno importanti sono le tecniche di igiene del sonno, con le quali si insegna al paziente a stabilire alcune condizioni che gli consentono di riposare meglio. Le linee guida per una corretta igiene del sonno fanno riferimento sia a fattori ambientali (temperatura della stanza, illuminazione ecc.) che a fattori alimentari (non ingerire determinati alimenti prima di andare a dormire), così come altri fattori legati al riposo.

L’iperinsonnia è dunque una condizione medica o psicologica che può essere trattata. Se leggendo i criteri diagnostici ritenete di poter soffrire di questo disturbo, vi consigliamo di consultare il vostro medico. Ricordate che la diagnosi può essere stabilita soltanto da un professionista abilitato.

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