J.K. Rowling e l’amore per l’errore

26 aprile 2017 in Psicologia 751 Condivisi

Non è necessario che presenti J. K. Rowling alla maggior parte delle persone che stanno leggendo questo articolo, ed il numero dei lettori confusi scenderà ulteriormente se dico che è la creatrice di Harry Potter e, se mi permettete la licenza, di parte della gioventù di più di una generazione.

La saggezza popolare custodisce un detto che afferma che dietro un grande uomo, c’è sempre una grande donna (e viceversa). Partendo da questa premessa, possiamo dire che dietro qualsiasi persona di successo, c’è una storia dalla quale si può imparare qualcosa.

Ancora di più quando si tratta di uno scrittore, dato che questi professionisti, senza poterlo evitare, e la maggior parte non facendo molto per evitarlo, sono soliti introdurre parte delle loro esperienze personali nelle storie che raccontano.

Parliamo di biografie, quelle degli scrittori, spesso cariche di errori. Di fatto, poco tempo fa sentivo dire ad uno scrittore -il cui nome non ricordo- che se la sua professione gli aveva insegnato qualcosa, questo era “imparare a fare canestro”, ovvero a buttare fogli nel cestino quando quello che aveva scritto su di essi non gli serviva e ad accettare questa attività come una parte in più del suo lavoro.

Così, alla fine della nostra vita, avremo con certezza un cestino di errori e bisogna accettarlo: è una legge inscritta nella condizione umana. Non parlo di errori che sono equivoci obiettivi, bensì di errori che percepiamo come tali.
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I primi passi di un progetto sono modesti

Forse vi starete chiedendo perché diamine ho iniziato questo articolo parlando di J. K. Rowling. Ebbene, l’ho fatto perché per scriverlo, mi sono ispirato al discorso che ha dato alla fine dell’anno accademico del 2008 all’Università di Harvard. L’ha fatto pochi anni dopo di, secondo le sue parole,:

Ho fallito in modo epico. Un matrimonio eccezionalmente corto si è sgretolato, ed ero senza lavoro, orfana di mia madre, e povera tanto quanto è stato possibile nell’Inghilterra moderna senza essere un senzatetto.”

Oltre al fatto che, in quanto spettatori, la sua storia di superamento risvegli in noi sentimenti positivi, la verità è che dal modo in cui J. K. Rowling ne parla si deduce che, senza questo matrimonio fallito né questa sua crisi, oggi Harry Potter difficilmente esisterebbe. Afferma che quando iniziò a scrivere la storia di Harry Potter la sua intenzione non era di raggiungere il successo di cui gode adesso, bensì di evadere, schiarirsi le idee e mettere, in qualche modo, ordine nella sua vita.

Si è soliti pensare che sognare in grande richieda grandi investimenti, ancora di più se circondati da tanta propaganda che ci dice che se non possediamo un determinato titolo, non otterremo mai quello che vogliamo. Non potremo essere così belli, non avremo tanto successo, non saremo così simpatici…

Tuttavia, iniziare con pretese ed investimenti modesti ci permette di sostenere il prezzo degli errori che possiamo commettere. Ci permette di contare su un margine di manovra nel caso in cui dovessimo ritardare o abbandonare il progetto per un tempo. Se abbiamo condizionato tutta la nostra vita sulla base di questo progetto, trovare l’uscita per prendere una boccata d’aria sarà più difficile.

La paura di fallire

La paura di fallire può essere una stregoneria paralizzante, ma anche un incantesimo stimolante. Che diventi l’uno o l’altro, dipende da vari fattori. Forse il primo tra tutti è l’amor proprio, una persona che si riconosce e si rispetta si valorizzerà quando ci saranno correnti che cercheranno di trascinarla sul fondo. La persona che pensa di non avere nulla da salvare, invece, si abbandonerà e non le servirà nemmeno questo fondo a ricevere l’impulso per risalire.

Dipende tutto anche dalle persone su cui possiamo contare. Curiosamente in Harry Potter si verifica un paradosso che si ripete sempre in tutti noi: una certa tendenza alla solitudine deve convivere con la necessità di relazionarci, poiché siamo animali sociali. È il fallimento, o la minaccia dello stesso, ad insegnarci su chi possiamo contare. Sono quelle persone che restano, d’accordo o meno con  noi. Il loro amore non dipende dalle nostre aspirazioni o appartenenze, bensì da come siamo.

La paura di fallire può essere una stregoneria paralizzante, ma anche un incantesimo stimolante.
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Se si vuole fare qualcosa, i primi passi devono essere dati in solitudine

Si dice che molti adolescenti si sentano incompresi… e molti studenti universitari, molti giovani lavoratori, molti lavoratori di mezz’età, molti lavoratori anziani e molti pensionati. La verità è che davvero poche persone ricevono il supporto di qualcuno quando si presentano come candidati ad una meta.

Nel caso degli adolescenti, questa incomprensione viene spesso rappresentata dai genitori. Rowling ha vissuto questa incomprensione sulla sua stessa pelle quando i suoi genitori rifiutarono l’idea che studiasse letteratura inglese invece di lingue moderne. Dice anche che “C’è un termine ai rimproveri ai propri genitori per averci spinto nella direzione sbagliata”. Quindi, trascendere questo termine è in sé un esercizio di maturità, poiché vuol dire smettere di incolpare gli altri, in questo caso i genitori, dei propri sbagli ed assumersi la responsabilità degli stessi.

In questo modo, gli errori dotano la persona immatura, che si contraddistingue per la sua impulsività, della prudenza necessaria. Conferiscono anche una dimensione a quello che si è ottenuto, perché poi lo si è perso o perché si è sentita molto vicina tale possibilità. Ci sono molte persone, dunque, inconsapevoli dei propri successi finché non sentono che possono perderli o quando li hanno persi una volta per tutte.

Infine, il fallimento ci fa vivere momenti di crisi nei quali quello che è fondamentale si rivela con tutta la sua forza e capiamo che non è altro che quello che disponiamo già, che comprende noi stessi e quello che abbiamo imparato, sia salendo sia scendendo. Quando fallite, quindi, non chiudete gli occhi; questo non vuol dire ricrearsi con la tristezza o l’abbandono, bensì avere fede a sufficienza per risalire affinché  il sole ci scaldi.

Durante la caduta, fate in modo che si rompano meno elementi possibili, ma soprattutto, proteggete il vostro amor proprio. Sarà esso, e non qualcos’altro, a mettervi in movimento e ad evitarvi una paralisi quando compariranno i fantasmi.

Ero finalmente libera perché la mia più grande paura si era davvero avverata, ed ero ancora viva, e avevo già una figlia che adoravo e avevo una vecchia macchina da scrivere e una grande idea. E così, basi concrete divennero solide fondamenta su cui ricostruire la mia vita.

-J. K. Rowling-

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