J.K. Rowling e l'amore per l'errore

J.K. Rowling e l'amore per l'errore

Ultimo aggiornamento: 26 aprile, 2017

Non è necessario che presenti J. K. Rowling alla maggior parte delle persone che stanno leggendo questo articolo, ed il numero dei lettori confusi scenderà ulteriormente se dico che è la creatrice di Harry Potter e, se mi permettete la licenza, di parte della gioventù di più di una generazione.

La saggezza popolare custodisce un detto che afferma che dietro un grande uomo, c’è sempre una grande donna (e viceversa). Partendo da questa premessa, possiamo dire che dietro qualsiasi persona di successo, c’è una storia dalla quale si può imparare qualcosa.

Ancora di più quando si tratta di uno scrittore, dato che questi professionisti, senza poterlo evitare, e la maggior parte non facendo molto per evitarlo, sono soliti introdurre parte delle loro esperienze personali nelle storie che raccontano.

Parliamo di biografie, quelle degli scrittori, spesso cariche di errori. Di fatto, poco tempo fa sentivo dire ad uno scrittore -il cui nome non ricordo- che se la sua professione gli aveva insegnato qualcosa, questo era “imparare a fare canestro”, ovvero a buttare fogli nel cestino quando quello che aveva scritto su di essi non gli serviva e ad accettare questa attività come una parte in più del suo lavoro.

Forse vi starete chiedendo perché diamine ho iniziato questo articolo parlando di J. K. Rowling. Ebbene, l’ho fatto perché per scriverlo, mi sono ispirato al discorso che ha dato alla fine dell’anno accademico del 2008 all’Università di Harvard. L’ha fatto pochi anni dopo di, secondo le sue parole,: