Riconoscere i propri errori aiuta a perdonare gli altri

1 aprile 2017 in Psicologia 2400 Condivisi

Qualsiasi persona commette degli errori. Durante la nostra vita dovremo perdonare più volte, e prima o poi anche noi avremo bisogno di essere perdonati da qualcuno. Si dice che il vero amore si dimostra in tre momenti fondamentali, ovvero durante il fallimento, nella malattia e nel perdono. Se non siamo capaci di perdonare, probabilmente la persona in questione è meno importante del nostro orgoglio.   

Il modo in cui interpretiamo quello che facciamo agli altri di solito comporta una certa minimizzazione dei danni. Dalla nostra prospettiva personale, tendiamo a giustificarli o a cercare delle scuse per spiegare perché abbiamo agito in un determinato modo. Al contrario, quando gli altri ci feriscono, attribuiamo lo stesso fatto alla loro personalità e non di raro vediamo come intenzionale quanto subito, cosa che provoca in noi una perturbazione emotiva che ci allontana dal perdono.

Riconoscere che anche noi commettiamo degli errori ci allontana dall’essere piccoli tiranni che giustificano tutto ciò che fanno, ma che sputano sentenze rispetto a quanto fatto dagli altri. Perdonare non è solo un’azione positiva per gli altri, ma è anche il gesto più nobile verso noi stessi. 

Chi non sa perdonare, non sa cosa significa amare davvero.
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Perdonare gli altri è positivo anche per noi

A tutti noi è capitato, almeno una volta, di dover perdonare o di essere perdonati, perché facciamo e subiamo azioni che causano dolore, inconsciamente o consciamente. La concezione che abbiamo del dolore è distorta.  

Potremmo pensare che perdonando qualcuno stiamo dando ragione o giustificando ci ha feriti, che perdonare significhi dimenticare, privare di importanza l’accaduto, rassegnarsi, regalare qualcosa all’altro. Niente di più sbagliato, perché in realtà il perdono è per noi stessi e per nessun altro.  

Perdonare non significa che non ci importi più niente del dolore provato o che ormai ci sia indifferente o che è come se non fosse successo niente. Significa accettare l’accaduto come parte della nostra vita e mettere da parte i sentimenti e i pensieri negativi per andare avanti.

Se non perdoniamo, continueremo ad essere legati alla persona che ci ha fatto soffrire in maniera dannosa e tossica. Liberarci da questi vincoli emotivi negativi lascia spazio a nuove emozioni ed esperienze che dobbiamo ancora vivere.

Perdonate chi dovete perdonare

Esistono diverse prese di posizione rispetto al perdono e a chi deve o non dev’essere perdonato. La prima e più estesa è quella che percepisce il perdono come essenziale per curare le ferite emotive e sottolinea i benefici del metterlo in pratica per la salute fisica e mentale.

La seconda ha una prospettiva diversa rispetto alla prima. Sostiene che non perdonare risulta positivo e che farlo potrebbe risultare dannoso per la persona che perdona, mettendo a rischio persone vulnerabili, come nel caso degli abusi o dei maltrattamenti.

La terza presa di posizione riguarda quelle situazioni in cui ci si rende conto che non c’è nessuno da perdonare. In un determinato momento, ci si rende conto che a volte nessuno è colpevole delle situazioni che viviamo, ma che è semplicemente la vita ad avercele fatte vivere.

Secondo il dottor Schlatter, il perdono fa più bene a chi perdona rispetto a chi lo riceve e non richiede necessariamente un pentimento da parte di chi ha mancato di rispetto. Riconoscerci negli alti ci aiuterà a liberarci da quel peso ingombrante che è il rancore, che ci fa provare solo sentimenti di ostilità e risentimento e che, prima o poi, ci si rivolterà contro.

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