La bontà protegge il cervello

11 ottobre 2017 in Emozioni 2723 Condivisi
La bontà protegge il cervello

Non è facile definire la bontà. Essa è collegata all’empatia e alla solidarietà, ma non si limita a ciò. Non è solo una caratteristica, è anche un valore umano. Questo significa che è più di una capacità, perché è arricchita da una decisione etica.

La bontà è definita nel dizionario come un’inclinazione a fare del bene. Il problema è che il “bene” è un concetto relativo. Un’accezione più precisa sarebbe dire che la bontà è la capacità di provare compassione. In altre parole, sentire come propria la sofferenza altrui e sforzarsi per porvi rimedio.

“Cercando il bene dei nostri simili, troveremo il nostro”.

-Platone-

Questa bella virtù non si applica solo agli altri esseri umani. La bontà si esprime anche con tutti gli esseri viventi e a ciò che non è vivo, se la consideriamo come uno sforzo per preservare ciò che esiste nel modo in cui esiste. C’è bontà, dunque, in un quadro o in una pietra adagiata su un sentiero.

La bontà è una virtù superiore perché ne implica molte altre. Tra di esse, l’amore, il rispetto, la fraternità, la generosità e molte altre. Richiede, dunque, una grande maturità spirituale e mentale. Grazie ai diversi studi, è stato possibile verificare che si tratta di un’abilità localizzabile nel cervello e che costituisce le basi per una significativa qualità della vita.

L’area cerebrale della bontà

Un gruppo di scienziati dell’Università di Oxford e dello University College di Londra hanno localizzato l’area cerebrale che sembra essere relazionata con la bontà. L’equipe, guidata dalla Dottoressa Patricia Lockwood, ha lavorato con un gruppo di volontari. Venne chiesto loro di verificare quali simboli potessero rappresentare un vantaggio per sé e quali potessero rappresentarlo per altre persone.

Il cervello e la bontà

Mentre i volontari compivano quest’incarico, i loro cervelli erano monitorati attraverso risonanze magnetiche. L’esperimento rivelò che i soggetti soppesavano e valutavano il modo in cui i simboli potessero aiutare altre persone. Dovevano sempre determinare se ciascun simbolo fosse utile solo a loro o anche ad altri.

Quando ogni volontario scopriva il modo in cui il simbolo avrebbe aiutato gli altri, si attivava solamente un’area del cervello: la corteccia cingolata anteriore.

Tuttavia, la bontà non dipende solo da funzioni cerebrali. Bisogna ricordare, infatti, che questo meraviglioso organo ha un’enorme plasticità e sono le esperienze e i comportamenti ad impostarne il funzionamento.

La bontà protegge il cervello

Il neuropsicologo Richard Davidson ha condotto una ricerca per l’Università del Winsconsin. Lo ha fatto dopo un viaggio in India: nel 1992 conobbe il Dalai Lama, che gli fece una domanda che colpì il ricercatore: Ammiro il vostro lavoro, ma ritengo che siate molto concentrati sullo stress, sull’ansia e sulla depressione. Non avete mai pensato di concentrare i vostri studi neuroscientifici sull’amore, sulla tenerezza e sulla compassione?”.

Bambina che guarda un riccio

Richard Davidson ha realizzato diversi studi a partire da questa domanda. Ha scoperto, per esempio, che alcune strutture cerebrali possono cambiare in appena due ore e che una mente calma genera un benessere globale. E per arrivare a una mente calma, bastano solo due ore di meditazione, tempo scientificamente misurato nel suo laboratorio.

In seguito, ha scoperto che i circuiti neuronali associati all’empatia differiscono da quelli associati alla compassione. Per giungere alla compassione, altra forma di bontà, occorre passare per la via della sensibilità, della simpatia e dell’empatia. Ad un livello superiore, si troverebbe la compassione. Si tratta di un ulteriore passo nella capacità di percepire, sentire e comprendere la sofferenza altrui. Presuppone una risposta alla sofferenza altrui.

Davidson ha anche scoperto che l’amore e la tenerezza incrementano il benessere in diversi campi nella vita. In uno studio realizzato con bambini e adolescenti, sono stati evidenziati i diversi campi cerebrali che si attivavano quando si mostrava loro come essere più compassionevoli e teneri. In seguito a ciò, hanno mostrato tutti migliori risultati scolastici e una migliore condizione di salute. La capacità di essere compassionevoli può essere allenata. La bontà è il risultato di un profondo lavoro interiore.

Gocce di rugiada e margherite

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