La casa imperfetta, racconto sulla pigrizia

18 Febbraio 2019
Il racconto de La casa imperfetta insegna che lasciamo il segno in ogni nostra azione. Ma ci ricorda anche che se facciamo qualcosa di buono, ne trarremo beneficio in futuro.

La storia de La casa imperfetta racconta di un uomo povero che aveva una speranza: un futuro migliore. Durante tutta la sua vita aveva svolto molti lavori, alcuni anche molto duri e difficili. Si era dedicato a queste professioni con disciplina e senza mai riposare abbastanza. Il suo obiettivo era quello di guadagnare di più, in modo da garantire una vita migliore alla propria famiglia. È così che inizia questa storia.

I lavori che quest’uomo svolgeva erano, in generale, mal pagati. Per di più, tutti temporanei. A volte lavorava un mese, ma poi rimaneva disoccupato per due o tre mesi, senza avere niente da fare. La sua famiglia viveva pertanto in una situazione di grande povertà.

Nonostante i suoi sforzi, la moglie lo rimproverava ogni giorno, accusandolo di non fare abbastanza per risolvere la difficile situazione. Criticava il suo modo di scegliere i lavori e non perdeva occasione per rinfacciarglielo, chiedendogli di portare a casa più soldi. Non avevano quasi nulla da mangiare e non potevano mai comprare vestiti o altri beni essenziali. Il protagonista della storia de La casa imperfetta viveva quindi in una condizione di perenne tristezza e con l’animo spezzato dall’angoscia.

“C’è molta differenza tra vivere con semplicità e vivere con noncuranza.”

-Seneca-

Un’opportunità di miglioramento

Un giorno un famoso uomo d’affari decise di aprire in città una grande fabbrica di mobili. Aveva bisogno di molti dipendenti e il nostro uomo fu il primo a presentarsi, con la speranza di ottenere uno dei posti. Sperava che questa fosse l’occasione perfetta per dare la svolta alla sua vita e a quella della sua famiglia.

Sebbene l’uomo avesse poche competenze, l’imprenditore vide che era una persona per bene, disposto a lavorare e desideroso di dare il massimo per l’impresa. Decise dunque di offrirgli un posto nella sua società. Inoltre, gli concesse uno stipendio ben più alto rispetto a quelli che aveva percepito fino a quel momento.

L’uomo della storia de La casa imperfetta era così felice da non credere a quanto gli era appena successo. Anche sua moglie era finalmente contenta e da allora la loro vita cambiò profondamente. Avevano sempre del cibo nella dispensa e i loro figli potevano andare a scuola senza dover rinunciare a nulla.

 

Anziani abbracciati

Un cambiamento inaspettato

L’uomo lavorò duramente, cercando di dare sempre il massimo per ricambiare la fiducia ricevuta. Ben presto passò da semplice apprendista a occupare la posizione di carpentiere. Poco per volta, la sua paga migliorò e nella sua casa imperfetta iniziarono le spese inutili. La famiglia non comprava più solo ciò che era necessario, ma mobili e oggetti di lusso che poco si sposavano con l’umile dimora in cui vivevano.

Un giorno, però, l’imprenditore si accorse che la sua fabbrica di mobili non gli assicurava i profitti necessari per continuare l’attività. Prese così la dura decisione di chiudere e lasciò la città per avviare un’altra attività, lontano. Le aziende vanno e vengono, si sa. Così, il carpentiere perse il lavoro e la sua famiglia tornò a dover contare ogni centesimo che spendeva. Nonostante ciò, anche questa volta il brav’uomo riuscì a trovare un altro lavoro. Iniziò presto a fare il muratore in una società di costruzioni, ma lo stipendio era alquanto modesto.

La moglie e i figli, che si erano abituati a un certo benessere, iniziarono a incolpare il capofamiglia di questa nuova situazione di povertà. Non accettavano di fare sacrifici ed esigevano tutto quello che, fino a poco tempo prima, avevano avuto. Allora l’uomo andò a parlare con il suo superiore esigendo un aumento di stipendio. Il capo gli spiegò che non aveva sufficienti risorse per pagarlo di più, ma gli promise che se avesse lavorato sodo e in modo costante, le possibilità di un miglioramento salariale sarebbero aumentate.

 

Uomo afflitto al porto

Finale de La casa imperfetta

Il brav’uomo riferì alla sua famiglia quanto dettogli dal datore di lavoro, ma sia la moglie che i figli mostrarono tutto il loro rancore. Gli ricordarono che nella fabbrica di mobili aveva lavorato con cura e alla fine l’avevano licenziato senza troppi convenevoli. Gli consigliarono di limitarsi a fare il minimo possibile. Tanto, prima o poi, l’avrebbero nuovamente licenziato.

All’inizio, l’uomo ignorò questo consiglio. Tuttavia, col passare del tempo quelle parole cominciarono a entrargli nell’anima. Era tutto vero: che senso aveva dare il massimo, sacrificarsi, lavorare sodo se tanto non riceveva mai nulla in cambio? Ebbene, prese la decisione di smettere di sforzarsi. Iniziò a costruire le case usando i materiali peggiori e completando i progetti senza attenzione ai dettagli.

Lavorò in questo modo per molti anni, fino alla pensione. Poco prima di congedarsi dall’azienda, il capo gli chiese un ennesimo favore: costruire un’ultima casa. Con riluttanza e senza interesse, l’uomo costruì la casa, pensando solo al momento in cui non avrebbe più dovuto andare a lavorare. Una volta terminato, il capo andò a controllare la casa e gli regalò le chiavi, esclamando: “Questa casa è tua”.

  • Díaz, G. (1987). Cómo tirar la casa por la ventana, de la desidia. Chile Vive: memoria activa, 34-37.