Quando la solitudine diventa un labirinto senza via d’uscita

· 26 luglio 2017

Ognuno di noi ha la sua personale idea riguardo alla solitudine, un’idea che può variare anche in funzione del momento in cui si presenta. C’è chi la esalta e ammette che è una realtà che, prima o poi, e in diverse circostanze, tutti dovremo affrontare. Altri ne hanno paura e fanno tutto il possibile per evitarla. Ci sono anche molte persone che riescono a trovare l’equilibrio: non stanno male da sole, ma sanno godersi anche la compagnia degli altri.

Questo articolo è dedicato a quelle persone che si sentono irrimediabilmente sole e che soffrono per questo. Si tratta di casi in cui la solitudine si trasforma in una vera prigione, per quanto questa risulti invisibile agli occhi altrui. La vita li ha condotti a un punto in cui non ci sono amici, non esiste famiglia, solo vincoli funzionali e occasionali. Tuttavia, se vi riconoscete in queste  parole, probabilmente non sapete cosa fare per incontrare persone con cui sentirvi complici e delle quali potervi fidare.

“Fate attenzione: un cuore solo non è un cuore”

-Antonio Machado-

Purtroppo, ciò di cui parlavamo prima non è un’eccezione. Viceversa, c’è una certa epidemia di solitudine che attraversa il mondo intero. È in continua crescita. Molti hanno puntato così tanto sull’individualismo che, alla fine, hanno costruito realtà in cui l’isolamento personale è divenuto una norma. Sono milioni e milioni le persone che nel mondo si sentono cronicamente sole. È una condizione che non conosce età, nazionalità o condizione sociale.

La solitudine cronica, un dolore sordo

Non si sa quando si è iniziata a sviluppare l’idea di indipendenza assoluta come bene desiderabile. Ci ripetono che non dobbiamo dipendere da nessuno. È meglio vivere soli, creare la propria azienda e non avere bisogno di nessuno. Difatti, troppa intimità o vicinanza sono viste come minacce, vengono confuse con la dipendenza. Ci spingono a fuggire da questa parola, dalla nostra stessa natura, perché in un certo modo, tutti noi siamo dipendenti.

Il risultato è questo mondo, quello in cui viviamo oggi, nel quale la compagnia si vende. Ci sono vari luoghi in cui è possibile usufruire di servizi di accompagnamento, non solo sessuale, ma anche personale. Oggigiorno si può “affittare” una persona per chiacchierare, per andare al cinema. Se esiste l’offerta, è perché esiste la domanda. E se c’è domanda, è perché esiste una carenza che prima veniva soddisfatta in maniera naturale.

Gli effetti della solitudine non sono sempre tangibili. Lasciano segni nella mente e nel corpo, ma a volte quei segni non si mostrano subito. Tra questi effetti, molto pericolosi, ricordiamo quelli che si producono nel cervello. Quando si trascorre troppo tempo da soli, senza rendersene conto, si vedono gli altri come minacce.

Questa situazione è davvero tragica. Significa che più ci si sente soli, più soli si tende a stare. E non per scelta, ma perché la fisiologia e l’anatomia si alterano. Il cerchio si chiude. È allora che si presenta il rischio di soffrire di malattie fisiche e/o mentali.

Uscire dal labirinto della solitudine

Come abbiamo detto, l’aspetto più preoccupante è che chi rimane solo per un arco di tempo molto lungo, finisce per provare una certa resistenza interiore nell’abbandonare quella situazione. 

Non si tratta di ragioni nel senso stretto del termine. Si tratta di pretesti. “Non ci sono più persone che valga la pena conoscere”, dicono, oppure “In fin dei conti, tutti moriamo soli”, aggiungono. Ciò di cui non parlano è di quei momenti in cui vengono pervasi dalla paura, in cui la tristezza vince la partita. In qualche modo, si sono rassegnati a qualcosa che hanno accettato senza provare a cambiarlo.

La solitudine cronica fa ammalare. Sono molti gli studi che lo confermano. Sappiamo che il sistema immunitario si infiamma e ne risente. C’è una chiara correlazione tra solitudine e morte precoce. In generale, le persone sole sono più fragili e si ammalano più facilmente.

La solitudine non si supera con l’aiuto dei social network. Anche alcune persone che non vivono sole si sentono abbandonate. L’aspetto più rilevante non è la quantità di persone con le quali entrano in contatto, ma la qualità dei legami che stabiliscono. Imparare ad essere buoni amici e ad avere buoni amici è un atto di sopravvivenza e di amor proprio. Ogni relazione umana deve avere una componente di amicizia sincera, anche se questa sarà più elevata in alcune situazioni che in altre.

L’essere umano è un animale sociale. La solitudine cronica va contro la sua natura e non è frutto né delle necessità né del desiderio genuino. Se vi sentite soli, se non riuscite a stabilire dei vincoli con gli altri, c’è qualcosa che non va. Il problema potrebbe risiedere nell’educazione, o in difficoltà soggettive dell’individuo, che non sono state risolte. Forse non si sono sviluppate abilità sociali e non si sa da dove iniziare. Qualsiasi sia la ragione, un fatto è chiaro: se la vostra solitudine è cronica, avete bisogno di aiuto. Cercatelo, non abbiatene vergogna.