L’amigdala: la sentinella delle nostre emozioni

25, aprile 2015 in Emozioni 3353 Condivisi

L’amigdala fa parte del cosiddetto encefalo umano, la parte profonda in cui prevalgono le emozioni basiche, come la rabbia, la paura e l’istinto di sopravvivenza, essenziale senza dubbio per la sopravvivenza di tutte le specie. L’amigdala, quella struttura a forma di mandorla, è propria di tutti i vertebrati e si trova nella regione rostromediale del lobo temporale, fa parte del sistema limbico e processa tutto ciò che ha a che vedere con le nostre reazioni emotive.

In neurobiologia è quasi impossibile associare un’emozione o una funzione a un’unica struttura, ma quando parliamo dell’amigdala, possiamo dire senza sbagliarci che è una delle parti più importanti per il mondo delle emozioni. È colei che fa sì che fra tutte le specie più prossime a noi nell’evoluzione siamo i più mutevoli; essa è responsabile del fatto che possiamo scappare da una situazione rischiosa o pericolosa, ma ci obbliga anche a ricordare i nostri traumi infantili e tutti momenti di sofferenza che abbiamo vissuto.

L’amigdala e l’apprendimento emotivo

Facciamo un semplice esempio. Abbiamo appena finito di lavorare, andiamo verso la nostra macchina parcheggiata in una strada nei pressi, è notte e c’è appena un po’ di illuminazione artificiale. Questa penombra ci dà un avviso: l’oscurità è uno scenario che con l’evoluzione abbiamo associato al rischio e al pericolo; per questo cominciamo ad accelerare l’andatura per raggiungere la macchina. Ma accade qualcosa: un individuo ci si avvicina e la nostra logica reazione è iniziare a correre per fuggire.

Attraverso questa semplice scenetta possiamo dedurre molte funzioni contenute nell’amigdala: essa è quella che ci mette in stato di allerta dicendoci che tanto il buio come l’individuo che si sta avvicinando rappresentano un pericolo. Inoltre, dopo questa situazione avremo imparato qualcosa di nuovo perché concluderemo, grazie alla paura sofferta, che il giorno dopo non parcheggeremo più in quella zona.

I ricordi e le esperienze molto carichi di energia emotiva fanno sì che le nostre connessioni sinaptiche siano associate a una struttura, provocando in noi degli effetti come la tachicardia, l’aumento del ritmo respiratorio, la liberazione degli ormoni dello stress, … Le persone che hanno l’amigdala danneggiata non sono in grado di individuare le situazioni rischiose o pericolose.

L’amigdala ci aiuta a trovare una strategia adeguata dopo aver individuato uno stimolo negativo. Ma come capiamo che questo stimolo può farci del male? Grazie all’apprendimento, al condizionamento e a quei concetti basici che riconosciamo come dannosi per la nostra specie.

Daniel Coleman, per esempio, ha introdotto il concetto di “sequestro dell’amigdala” o “sequestro emotivo”, riferendosi a quelle situazioni in cui ci facciamo trasportare dalla paura o dall’angoscia in maniera non adattativa, ovvero non logica ed in cui la disperazione ci impedisce di trovare la risposta adeguata.

L’amigdala e la memoria

L’amigdala mantiene i nostri ricordi e la nostra memoria. In molte occasioni i fatti sono collegati ad un’emozione intensa: una scena dell’infanzia, la perdita di una persona, un momento in cui siamo stati inquieti o impauriti, … Quanto più pungenti sono i nostri sentimenti, più connessioni neuronali si succedono attorno al sistema limbico e all’amigdala. Molti studiosi, inoltre, stanno cercando di determinare quale tipo di dettagli biochimici colpiscono questa nostra struttura; è uno studio utile per poterlo applicare a dei possibili trattamenti terapeutici e farmacologici con i quali minimizzare i traumi infantili.

Ma non dobbiamo limitarci ad associare la paura ad una pulsione negativa che ci può causare traumi e problemi psicologici, al contrario, è un interruttore che ci avvisa e ci protegge, è una sentinella che ci ha permesso di evolverci, generazione dopo generazione, avendo sempre come base la nostra difesa e quella dei nostri cari. L’amigdala è un’affascinante struttura primitiva del nostro cervello che si prende cura di noi e che ci dà una visione equilibrata dei rischi; la paura, proprio come il piacere, è un essenziale patrimonio emozionale.

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