L’autismo non ha un manuale, solo genitori che non si arrendono

· 10 novembre 2016

L’autismo non si presenta corredato di manuali per l’uso. Ma da papà che non si arrendono, che osservano gli altri genitori portare i loro figli a calcio o a danza, mentre loro li portano dallo psicoterapeuta. Da mamme che passano ore e ore a informarsi per capire di cosa hanno bisogno i loro figli. Da famiglie che lottano ogni giorno contro l’invisibilità, per la felicità delle persone che più amano.

Nessun bambino autistico è uguale a un altro. Tuttavia, la società mette un’etichetta su di loro facendo confusione, usando stereotipi senza capire che dietro ogni diagnosi, c’è una persona unica ed eccezionale. Una persona con bisogni specifici e che ha alle spalle una famiglia che lotta ogni giorno, non solo per la sua integrazione, ma anche per la sua inclusione.

Oggi vogliamo farvi sapere che vi vediamo. Siete mamme o papà di un bambino con un DSA (Disturbo dello Spettro Autistico) e vi vediamo lottare ogni giorno insieme a professori, dottori e psicologi. Vi vediamo piangere di nascosto e sorridere a vostro figlio. Vogliamo farvi sapere che nessuno più di voi sa cosa significa amare in modo sincero.

Un dato da tenere in considerazione è che i casi di autismo stanno aumentando negli ultimi anni. Secondo diversi studi dell’American Autism Association, a un bambino su 15 viene diagnosticato il DSA già alla nascita.

Il motivo di questa situazione non è del tutto chiaro. Per fortuna, l’efficacia della diagnosi riesce a essere molto precoce. D’altro canto, però, i motivi genetici che causano questo disturbo biologico continuano a rappresentare un grande enigma, perché non se ne conosce con esattezza la causa.

Nonostante questo, i dati parlano chiaro: l’autismo è sempre più diffuso e questo significa che ci sono più famiglie che hanno bisogno del nostro riconoscimento e sostegno.

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L’autismo: questo grande sconosciuto

L’autismo è un grande sconosciuto per la maggior parte della popolazione. Molti l’associano alle persone con capacità straordinarie, geni della matematica o con una memoria visiva eccezionale, che presentano comportamenti timidi, molto rigidi e stereotipati.

I bambini autistici non vengono riconosciuti facilmente nemmeno dai genitori. Se il piccolo non cerca le persone con lo sguardo a sei mesi, non fa niente; ci diciamo che lo farà a otto o a dieci. Se a due anni non indica le cose, non interagisce ed è timido, non importa, perché crediamo che in fondo sia comunque curioso. Se nostro figlio a quattro anni non parla ancora, pensiamo che forse sia per colpa di un problema uditivo.

Come immaginare che tutti questi comportamenti in realtà descrivono un bambino affetto da DSA? Non è facile da accettare. Soprattutto perché i genitori hanno aspettative ben diverse sullo sviluppo dei propri figli. Dover affrontare le prove, l’angoscia e lo stress associato all’idea di come sarà la loro vita a partire da quel giorno è una questione estremamente delicata.

Nonostante ciò, prima o poi si accetta. Ed è a quel punto che ha inizio la battaglia più dura, abnegata e meravigliosa: quella di un genitore per il proprio figlio.

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Siate i migliori terapeuti per vostro figlio

Forse conoscerete già il caso di Iris Grace. A questa bambina britannica fu diagnosticato un autismo grave quando aveva poco più di quattro anni. I dottori dissero ai suoi genitori che probabilmente la bambina non avrebbe mai parlato e non avrebbe nemmeno mai dimostrato nessun tipo di connessione con il mondo.

Ma si sbagliavano. La diagnosi era corretta, ma non il pronostico. Perché sua mamma, Arabella, da quel giorno in poi lottò quotidianamente affinché la figlia entrasse in connessione con il suo mondo, in qualche modo. Un obiettivo che riuscì a ottenere in due modi molto concreti: attraverso la pittura e, soprattutto, grazie a una gatta, Thula. Un animale con un istinto naturale e prodigioso per trattare bambini come Iris.

Dal giorno stesso in cui Thula entrò nella vita della bambina, Iris iniziò a fare ogni giorno una cosa che i genitori non le avevano mai visto fare: sorridere.

Come potenziare le abilità di un bambino autistico

Ci saranno giorni complicati, così bui e amari che penserete che i vostri figli non facciano nessun progresso, che retrocedono del tutto. Per quanto possa sembrare duro, il cuore e la mente della madre o del padre di un bambino autistico non si arrenderanno mai.

Il supporto di professionisti validi e di associazioni sono pilastri fondamentali nella vita quotidiana ed è bene tenere sempre a mente anche questi punti chiave, semplici, ma davvero magici:

  • Mantenete sempre una visione positiva di vostro figlio e credete in lui, perché può riuscire a fare molto più di ciò che pensate.
  • Sfruttate i suoi interessi per ottenere qualcosa in concreto. Alle volte, oggetti così assurdi come un tostapane, una scatola di mollette o una spugna colorata possono trasformarsi per loro in stimoli meravigliosi per imparare cose nuove.
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  • Utilizzate stimoli visivi dai colori vivaci. Qualsiasi particolare o novità lo allontanerà dalla noia e interromperà i suoi comportamenti automatici.
  • Usate il metodo “sandwich”, molto adeguato per l’autismo: rassicuratelo su qualcosa che sa già fare – introducete qualcosa di nuovo – rifategli un complimento su qualcosa che sa già fare.
  • Imparate a ignorare alcuni comportamenti e a rafforzarne altri attraverso elogi e un linguaggio positivo.
  • Rendete qualsiasi momento passato con vostro figlio di qualità, rilassato e con stimoli adeguati ed interessanti per lui o lei. Perché, che ci crediate o meno, se arrivate a casa stanchi o tesi, il bambino intuirà il vostro stress e la vostra ansia, e lo rifletterà nel suo comportamento.

In conclusione, è necessario capire che autismo non significa mancanza di comunicazione o di sentimenti. I bambini autistici sentono, pensano, si sforzano ogni giorno e comunicano, bisogna solo riuscire a capirli. Perché chi ha il coraggio di tirare i loro fili, scoprirà una persona vera, originale, tenace e meravigliosa.

Proprio come i suoi genitori!