Le decisioni sono soggettive, non perfette

· 15 Marzo 2019
Quanto è difficile prendere decisioni quando cerchiamo il risultato perfetto e il destino sperato. La domanda è: le decisioni sono nostre o degli altri?

Le decisioni sono soggettive, non perfette. È un’affermazione che sembra ovvia, ma difficile da accettare quando il perfezionismo scorre nelle nostre vene.

Siamo tutti consapevoli dell’importanza di prendere decisioni sulla nostra vita, in particolare per quanto riguarda la famiglia, il lavoro, la salute o le finanze. Le decisioni che prendiamo sono in grado di cambiare tanto la situazione in cui viviamo quanto quella in cui vivremo.

La capacità di prendere decisioni viene valutata in molti processi di selezione del personale. E non è un caso, dal momento che si tratta di una dote lavorativa necessaria, in particolare quando si ricoprono posizioni di responsabilità.

D’altra parte, uno degli ostacoli in cui è facile imbattersi, e che rende ancora più difficile decidere, è rappresentato dalla tendenza a classificare fenomeni diversi all’interno della dicotomia “buono e cattivo”. Si formula così un giudizio implicito non sempre necessario.

Le decisioni possono andare dalle più semplici, come scegliere cosa mangiare per cena, alle più complesse, come decidere di donare un rene. Ma anche in casi così distanti, alla base può esservi una classificazione polarizzante che racchiude un giudizio non sempre corretto. La verità è che in molti casi non sono le decisioni a essere difficili di per sé, ma è il contesto a renderle tali.

Per un genitore, decidere di donare un rene al proprio figlio può essere molto semplice, tuttavia la medesima persona potrebbe trovarsi in crisi nel momento di scegliere quali mobili comprare per il soggiorno. In questo senso, va distinta la difficoltà di decidere dalla difficoltà di attuare quanto deciso.

Non sappiamo davvero cosa siano il bene e il male, eppure decidiamo basandoci su di essi.

Le decisioni sono personali

Se le decisioni non sono né buone né cattive, allora come sono? È presto detto: le decisioni sono soggettive, proprie, personali, individuali, condivise e libere.

Le decisioni ci fanno vivere la vita che desideriamo, giocandoci le carte del nostro unico e personalissimo mazzo. Tuttavia, pur avendo chiara la teoria, rimane comunque difficile allontanare la paura di non aver fatto la migliore scelta possibile.

Donna che pensa le decisioni sono soggettive

Il perfezionismo non mi lascia prendere decisioni

Il paradosso del perfezionismo è che non rende perfetti. Essere perfezionisti significa non essere mai soddisfatti delle proprie azioni o dei propri risultati. Per un perfezionista, è sempre più difficile degli altri mettere il punto finale a un progetto. Quando ci riesce, è quasi sempre perché influenzato da un elemento della realtà associato a quel progetto, per esempio una data di consegna. Ma quando questo stimolo non esiste?

Le decisioni possono trasformarsi in un attimo in catene di risultati che non arrivano mai a una conclusione: ogni decisione può lasciare il posto a un’altra decisione. Compriamo una macchina, scegliamo la marca, il modello, il colore, la modalità di pagamento… Non è difficile accorgersi che le decisioni conseguenti possono essere numerose e dare vita a processi molto lunghi.

I perfezionisti pretendono che ogni decisione presa sia perfetta, nell’illusione di poter garantire un risultato in nessun modo migliorabile. Purtroppo, però, ogni decisione presenta un lato positivo e uno negativo, dei pro e dei contro, una parte in cui si “guadagna” e una in cui si deve “lasciare andare”.

Per questo è inutile soffermarsi troppo a lungo a rimuginare se una decisione è migliore di un’altra. Cercare di fare bene, evitare errori e raggiungere il risultato atteso produce una stress psicologico notevole, e rende difficile andare avanti senza farsi assalire dall’ansia.

“Il rischio di una decisione sbagliata è preferibile al terrore dell’indecisione.”

-M. Maimònide-

Come non essere perfezionisti quando si prendono decisioni

Saper gestire un processo decisionale è ritenuta una capacità preziosa, tanto più se questo è lungo e complesso. Una dote necessaria per far entrare la serenità nella propria vita.

Per evitare che la tendenza al perfezionismo inibisca questa capacità e induca alti livelli di ansia, dobbiamo concentrarci sull’educazione, da sempre elemento essenziale per una crescita sana e funzionale. In quest’ottica, ciò che i genitori possono fare per favorire lo sviluppo della capacità decisionale dei figli è:

  • Affidare delle responsabilità ai bambini. Durante il processo di crescita, i bambini sono sempre più in grado di assumersi nuove responsabilità. Affidargliene di nuove man mano che se ne presenta l’occasione li aiuterà anche a sviluppare nuove capacità.
  • Evitare di essere iperprotettivi. Proteggere troppo i bambini per evitare che soffrano ha poco senso. Può anzi essere addirittura deleterio, quando non permettiamo loro di confrontarsi con gli errori.
  • Aiutarli a comprendere gli errori. Sbagliando si impara, soprattutto quando le decisioni sono soggettive. Sebbene molti genitori li temano più del dovuto, arrivando a proiettare questa visione sui figli, la verità è che gli errori sono necessari quanto i successi. Aiutare i bambini a capire quando e dove hanno sbagliato, piuttosto che infliggere una punizione, li aiuterà a comprendere qual è la direzione giusta da prendere.
  • Favorire la riflessione, la pazienza e la valutazione delle opzioni. Contribuire a ridurre l’impulsività del bambino e ad aumentarne la pazienza va fatto non solo a parole, ma anche nei fatti, adottando a propria volta un atteggiamento paziente. Questo lo aiuterà a comprendere la necessità di prendersi del tempo per favorire un processo decisionale più equilibrato.

“L’uomo che insiste nel vedere con perfetta chiarezza prima di decidere, non decide mai.”

-H. F. Amiel-

Bambina che guarda in su

Questi consigli sono orientati a far sì che i bambini possano crescere con un alto livello di autostima e di fiducia in se stessi, poiché non ricevono alcun rinforzo negativo quando cercano di prendere in mano la propria vita. In questo modo, insieme alla capacità di decidere sviluppano anche la propria autonomia.

Al contrario, arrabbiarsi per decisioni che non condividiamo, ricorrere costantemente alla punizione di fronte a tentativi ed errori, prevaricare con le nostre scelte i desideri dei nostri figli può causare un conflitto nel bambino tra “volere” e “dovere”. Ricordandogli sempre solo quello che “deve” a lungo andare potrebbe rendergli difficile distinguere quello che desidera da quello di cui ha bisogno.

Le decisioni sono soggettive, quindi mostrare sostegno a chi le prende è indubbiamente un atteggiamento molto più sano dell’incutere la paura di sbagliare, senza per altro sapere cos’è davvero sbagliato per l’altro.

“Possano le tue scelte riflettere le tue speranze, non le tue paure.”

-N. Mandela-