Le sorelle Papin: caso diventato oggetto di studio

31 gennaio, 2020
Il caso delle sorelle Papin è stato studiato da diversi punti di vista. Viene considerato un caso di psicosi paranoide, per alcuni tratti simile al caso Aymee. È anche una dimostrazione del ritorno della repressione delle persone sistematicamente segregate.

Il caso delle sorelle Papin ebbe un notevole impatto sulla società dell’epoca. Le due donne erano delle impiegate del servizio domestico, che uccisero alcune persone per le quali lavoravano. In un primo momento, lo scandalo fu enorme; la copertura mediatica assoluta, con la stampa che si esprimeva qua e là con frasi di indignazione e con aggettivi che indicavano orrore e disprezzo verso le due donne.

Sin dall’inizio furono tanti i criminologi, gli psicanalisti, gli psicologi e gli psichiatri che rivolsero la loro attenzione al caso delle sorelle Papin. L’accaduto aveva attirato l’attenzione per via dei drammatici dettagli che lo caratterizzarono. Alla fine, le due donne vennero giudicate colpevoli e condannate. La stampa si dimenticò di loro, ma gli studi sul comportamento criminale no.

Furono Jacque Lacan, Sartre e Simone de Beauvoir a formulare diverse riflessioni su questo caso di psicosi, così come lo fecero diversi criminologi e giuristi. Lo scrittore Jean Genet scrisse un’opera teatrale per testimoniare quanto successo con il breve titolo di Le serve. Viene considerata una delle grandi opere drammatiche del XX secolo. Scoprite con noi la storia delle sorelle Papin.

Era stato tutto ripulito.

-Primo testimone delle sorelle Papin-

Jacque Lacan
Lacan

La storia delle sorelle Papin

A prescindere dai dettagli scabrosi del caso, quella delle sorelle Papin è soprattutto una storia di sofferenza. Erano in tre: Emilia, Christine e Léa. Sulla maggiore, Emilia, sappiamo poco: solo che venne abbandonata in un orfanotrofio.

Christine e Léa furono le autrici dei crimini. Il padre, Gustave Papin, era un alcolista e una persona aggressiva. La madre, Clèmence Derèe, una donna priva di istinto materno.

Clèmence affidò Christine a una cognata, affinché la crescesse. Sette anni dopo la portò via per rinchiuderla nello stesso orfanotrofio in cui si trovava la sorella maggiore, Emilia. In seguito, mise al mondo Lèa, con la quale si ripresentò lo stesso schema.

Quando Christine compì 15 anni, la madre la portò via dall’istituto per metterla a lavorare come serva nelle case dei borghesi. Fece lo stesso quando Lèa compì 13 anni.

Le due sorelle, Christine e Lèa furono assunte dai Lancelin, una ricca famiglia formata da padre, madre e da una sola figlia. Le due ragazze si comportarono in modo esemplare negli anni. Erano remissive, attente e grandi lavoratrici. A tal punto che ricevettero l’appellativo di “Le perle dei Lancelin” da parte dei vicini.

Il crimine

Le sorelle Papin non andavano mai a divertirsi e praticamente non avevano vita sociale. Christine proteggeva Lèa e quest’ultima la seguiva sempre. A un certo punto iniziarono a chiamare “mamma” la signora Lancelin.

Léa era ancora minorenne, per cui le due si presentarono al Comune per chiedere piena emancipazione dalla vera madre, Clèmence. Tuttavia, con grande sorpresa, quando vi arrivarono non riuscirono a ricordarne il nome.

Il 2 febbraio del 1933 le sorelle Papin uccisero la signora Lancelin e sua figlia. Cavarono gli occhi a entrambe mentre erano ancora vive. Poi le uccisero colpendole con tutto quello che trovarono: martelli, vasi, ecc. Poi si liberarono dei cadaveri, ripulirono tutti gli attrezzi e anche loro si lavarono accuratamente. Fatto questo, uscirono dalla casa, si sdraiarono e si abbracciarono. Fu così che la polizia le trovò.

Dissero di aver provocato un corto circuito con un ferro da stiro in cattivo stato. Stando al loro racconto, la signora Lancelin si era infuriata, lanciandosi su Christine e questo aveva scatenato il crimine. Secondo Lacan, mentre uccidevano la signora Lancelin, in realtà credevano di uccidere la loro madre, che le aveva sempre trattate come degli oggetti.

Sorelle Papin

Le sorelle Papin: epilogo

Durante il processo che seguì, le sorelle Papin riportarono maltrattamenti e percosse da parte della signora Lancelin. Christine venne condannata a morte, pena che poi sarebbe stata tramutata in ricovero presso un manicomio.

Lèa fu condannata a 10 anni di carcere. Clèmence, la madre, venne a trovarle in prigione, ma loro non la riconobbero e si rivolsero a lei chiamandola “signora”.

Il momento della separazione fu drammatico. Entrambe si aggrapparono alla madre e fu necessaria la forza per separarle. Christine rifiutò di mangiare e morì di stenti poco tempo dopo. Lèa uscì dal carcere nel 1943 e andò a vivere con la madre. Morì a 70 anni.

In molti ritengono che l’esclusione sociale, morale e psicologica a cui erano state sottoposte le sorelle Papin era poi riemersa sotto forma di quel crimine efferato che, secondo Lacan, non fu altro che un episodio di psicosi paranoica.

Si scoprì in seguito che nella Francia del tempo, dove avvennero i fatti, le impiegate domestiche rappresentavano la categoria con il maggior tasso di ricovero in istituti psichiatrici. Una volta ricoverate, le cifre continuavano a essere allarmanti: l’80% di queste donne si suicidava.

Smith, M. C. (2010). Las hermanas Papin: la locura de lazos en permanente ruptura. In II Congreso Internacional de Investigación y Práctica Profesional en Psicología XVII Jornadas de Investigación Sexto Encuentro de Investigadores en Psicología del MERCOSUR. Facultad de Psicología-Universidad de Buenos Aires.