La Sindrome del Re Salomone: i figli e la separazione dei genitori

· 29 gennaio 2015

La Bibbia racconta che due donne litigavano contendendosi un bambino, poiché entrambe dichiaravano che fosse figlio loro. Andarono a vedere il saggio re Salomone che, dopo aver valutato il problema, disse che avrebbe tagliato il bambino a metà per dividerlo in due parti uguali. La storia finisce con il pianto della vera madre, a cui venne restituito il bambino, naturalmente intero.

Questa storia si ripete molto spesso nella nostra società: i genitori si separano e il bambino, diviso tra i due affetti, soffre della Sindrome del re Salomone (Barbero e Bilbao, 2008).

Che cosa si intende per Sindrome del Re Salomone

A prescindere dal fatto che la separazione dei genitori sia più o meno traumatica, il periodo di adattamento che trascorre dal momento della separazione fino all’acquisizione di una nuova routine porta con sé un’insieme di alterazioni emotive e di sentimenti contrapposti per i bambini che vedono cambiare in modo drastico la loro struttura familiare.

Fare attenzione a questi sintomi è la chiave per evitare ripercussioni psicologiche di maggiore portata.

Emozioni e modi di vivere la separazione dei genitori

Naturalmente, a seconda dell’età, la Sindrome del Re Salomone (chiamata dagli psicologi Sindrome da Alienazione Genitoriale), può assumere forme diverse. La comunicazione è sempre il modo migliore per tenere sotto controllo la situazione. In particolare, non bisogna mai dimenticare una cosa: è importante far sì che i bambini riescano ad esprimere i loro sentimenti di tristezza, abbandono o colpa, ed è necessario ascoltarli con attenzione.

Ansia, confusione emotiva e conflitti di lealtà sono sentimenti comuni, che è bene portare a galla.

Per un bambino piccolo la separazione dei genitori viene vissuta solo come una separazione fisica, e solitamente percepita come qualcosa di temporaneo. Il loro pensiero egocentrico li fa sentire terribilmente colpevoli e fa credere loro di essere la causa della separazione.

Man mano che il bambino cresce ed entra nell’adolescenza, il suo sviluppo intellettivo ed emotivo gli permette di considerare diversamente le situazioni che si sono prodotte e comprenderne i motivi. In ogni caso continuano a cercare il colpevole, identificandolo o nei genitori stessi o in una situazione esterna.

Ma non è soltanto l’età a determinare come viene vissuta la separazione. Fattori come i cambiamenti che questa separazione producono nella vita del bambino, il modo in cui i genitori e i parenti vivono il problema e la stessa personalità del bambino compongono un puzzle per cui non ci sono ricette magiche.

Comunicare al bambino la separazione

La Sindrome del Re Salomone è inevitabile, ma gli adulti sono responsabili del fatto che venga superata in modo più o meno veloce. E uno dei fattori che può segnare l’inizio della fine è il modo in cui i genitori comunicano con i figli.

Non c’è un momento giusto per comunicarlo. Come si dice sempre, i bambini hanno un intuito emotivo fortissimo e probabilmente avevano percepito da tempo la freddezza tra i genitori e le loro discussioni. Ma questo non significa che abbiano capito che la separazione definitiva si produrrà, quindi bisogna affrontare l’argomento in modo chiaro.

Per prima cosa il bambino deve comprendere la separazione. Non si tratta di renderlo partecipe delle colpe, delle lamentele e dei litigi, ma di fargli capire che i genitori non vanno più d’accordo e hanno deciso di chiudere la loro relazione. Sottolineate il fatto che nessuno è colpevole e che sarà per sempre.

In secondo luogo, osservate i sentimenti e i comportamenti dei bambini, chiedendo un aiuto psicologico immediato se osservate un eccesso di sensi di colpa o di confusione.

Infine, cercate di raggiungere un equilibrio tra la necessità di mantenere delle regole comuni in entrambe le case, a cui il bambino sappia di dover sempre obbedire, e il bisogno di creare una quotidianità diversa da quella che c’era prima, visto che la situazione è cambiata.

Per concludere, la separazione è sempre un momento doloroso, ma qualsiasi situazione traumatica porta con sé la necessità di adattarsi. Bisogna aiutare il bambino nel cammino di ritorno alla normalità, in modo che i sintomi della Sindrome del Re Salomone si vadano attenuando pian piano.

Immagine per gentile concessione di For Timbras