Le tappe psicologiche della disoccupazione

Il processo psicologico che affronta chi perde il lavoro e non riesce a trovare un nuovo impiego prevede tre fasi in sequenza. Il sostegno dell'ambiente e un atteggiamento attivo aiutano a non cadere nella depressione.
Le tappe psicologiche della disoccupazione

Ultimo aggiornamento: 12 luglio, 2021

Perdere il lavoro si ripercuote non solo le finanze, ma anche la sfera emotiva e cognitiva. Susana Arancibia, docente all’Università del Pacifico in Colombia ha individuato tre tappe psicologiche della disoccupazione.

Per la maggior parte di noi, la mancanza di uno stipendio è una situazione drammatica. Il lavoro crea un legame tra l’individuo e la società e gli attribuisce un ruolo. La disoccupazione, quindi, porta con sé importanti conseguenze che si manifestano in modo diverso a seconda della fase che si sta attraversando.

In generale si pensa che una persona disoccupata sia “improduttiva”. Questo non è vero nella maggior parte dei casi; è più facile che chi si trova senza lavoro si dedichi a lavori domestici o lavoretti temporanei che non vengono riconosciuti ma che nondimeno richiedono sforzo.

Le tre tappe psicologiche della disoccupazione in un uomo.

Le tre tappe psicologiche della disoccupazione

Rifiuto ed entusiasmo

Inizialmente chi perde il lavoro sperimenta uno stato simile allo shock, con livelli di intensità diversi. Se se lo aspettava, l’impatto non sarà grande, ma se capita come un fulmine a ciel sereno, l’effetto sarà certamente maggiore.

Ciò nonostante, nella prima fase è presente un rifiuto ad accettare questa nuova situazione. Si continua a sperare che i vecchi datori di lavoro richiamino o che succeda qualcosa a riportare tutto come era prima.

Questa fase della disoccupazione è caratterizzata dal contrasto. Si vorrebbe tornare a lavorare, ma al tempo stesso si comincia ad apprezzare la parentesi di riposo vissuta, in qualche modo, con sollievo. Diciamo a noi stessi che troveremo un nuovo impiego in breve tempo.

Stagnazione

Nella seconda fase ci si comincia a rendere conto che trovare un nuovo lavoro non è così facile. Questa tappa si verifica, in genere, dopo 6-18 mesi dalla perdita dell’impiego. Nonostante i grandi sforzi, non si sono ottenuti i risultati sperati. 

La persona disoccupata comincia a farsi prendere dal pessimismo e cominciano a comparire i primi sintomi dell’ansia. Pensa che, forse, ha qualcosa di sbagliato in sé.

È possibile che sperimenti disturbi del sonno o segnali di irritabilità e frustrazione. Sono anche frequenti il senso di colpa e la vergogna. L’autostima viene danneggiata e con essa la fiducia nelle proprie possibilità.

Apatia e disperazione

A 18-24 mesi dalla perdita del lavoro inizia la terza fase contrassegnata dalla rassegnazione. Proviamo tristezza, sentimento di inferiorità e apatia. Tutto sembra privo di una via d’uscita o come se ogni sforzo fosse inutile. Si impadronisce di noi la sensazione del fallimento o di essere meno capaci degli altri.

Queste sensazioni aumentano con il passare del tempo; la sfiducia è tale che si smette praticamente di cercare lavoro. Si vede con scetticismo ogni possibile occasione, la frustrazione diventa cronica e la motivazione nulla. È facile cadere in depressione.

Donna seduta con atteggiamento depresso.

Le tre tappe psicologiche della disoccupazione. Cosa possiamo fare?

In questo caso è molto importante il ruolo del partner, della famiglia e degli amici. Trovare accettazione e sostegno aiuta certamente ad affrontare questa difficile prova. È importante che chi si trova in questa situazione comprenda che il proprio valore come essere umano va al di là della posizione lavorativa.

Allo stesso modo, è necessario organizzare bene il proprio tempo. Una buona soluzione temporanea può essere riprendere a studiare sfruttando le centinaia di corsi online e non, gratuiti e di ottima qualità. Questo, allo stesso tempo, migliora le competenze personali e aumenta la possibilità di trovare un nuovo lavoro.

Se riuscire a trovare un lavoro come dipendente diventa complicato, possiamo sempre contemplare la possibilità di lavorare in proprio. Alcune idee imprenditoriali non richiedono grossi investimenti iniziali, soprattutto nel settore dei servizi.

Sarebbe utile, pertanto, nel periodo di ricerca del lavoro, prendere nota di idee che potrebbero servire per cominciare una nuova attività. Molte volte il mercato del lavoro non ci offre più un’opportunità. In questo caso dobbiamo cercare di generarla noi.

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  • Iribarría, J. A. D. P., Ruiz, M. A., Pardo, A., & San Martín, R. (2002). Efectos de la duración del desempleo entre los desempleados. Psicothema, 14(2), 440-443.