Gestire il fallimento: 8 strategie psicologiche

7 aprile 2018 in Psicologia 119 Condivisi
Donna che esulta alzando mani al cielo gestire il fallimento

Gestire il fallimento o il peso emotivo lasciatoci dagli atteggiamenti che non hanno il risultato atteso è un compito quotidiano. Di fronte a un nuovo progetto, economico, accademico o personale, ci poniamo sempre la stessa domanda: e se fallisco? Non c’è una domanda che ci intimorisca di più, ed è perché il successo è ciò che più ci sta a cuore. Tuttavia, ci siamo preoccupati di creare una buona strategia per saperci rialzare quando cadiamo? Perché molte volte è proprio questo l’inizio del successo…

Riuscire a superare i fallimenti, i problemi, la frustrazione o persino lo stress può presupporre la differenza fra l’ottenere successo o lo sprofondare in un pozzo dal quale è difficile uscire. Per questo motivo, dobbiamo lavorare non solo per raggiungere i nostri obiettivi, ma anche per saper gestire il fallimento.

Cosa intendiamo con successo?

Il successo dipende da ogni situazione e da ogni persona. In generale, è associato all’ambito economico e lavorativo. Un buono stipendio, derivato dall’avere un buon lavoro. Tuttavia, il successo si trova materializzato a diversi livelli della nostra vita. La stabilità sociale, la qualità delle relazioni sociali che intratteniamo, trovare la persona che ci completa…

Non sempre otteniamo tutto quello che desideriamo e saper gestire queste situazioni ci aiuterà a superarle nel modo migliore e persino a uscirne più forti di prima.

Donna vittoriosa

Cosa si intende con coping?

Il coping (traducibile dall’inglese come “strategia di adattamento”) implica una serie di pensieri e di processi cognitivi che orientano la nostra condotta alla risoluzione del problema. Cambiamo di continuo il modo in cui procediamo, a seconda delle risorse che abbiamo a disposizione o alle richieste generate dall’ambiente o da noi stessi.

E quali sono queste strategie? Ci riferiamo a processi specifici e di grande elaborazione. Tuttavia, qualsiasi risposta che diamo dinanzi a un avvenimento (che sia positivo o negativo), suppone un metodo di adattamento. Dunque, piangere per la fine di una relazione presuppone già di per sé una strategia di adattamento. Tuttavia, lo è anche uscire una sera a far festa con gli amici, andare in palestra “per staccare la spina” o una maratona dei nostri film preferiti. Sono strategie diverse fra loro, ma comunque valide per gestire questa sensazione di malessere.

Strategie generali per gestire il fallmento

In modo molto generale, possiamo distinguere due tipi di strategie:

  • Strategie di risoluzione di problemi: dirette a focalizzare il cambiamento nel problema. Quest’ultimo è stato la causa di generazione del malessere, dunque, modificandolo, si cerca di trasformare la situazione.
  • Strategie di regolazione emotiva: adattamento della risposta emotiva che diamo al problema. In altre parole, si potrebbe intendere come un meccanismo di autocontrollo. Adeguiamo allo stimolo la soluzione data.

“Se il piano non funziona, cambia il piano ma mai l’obiettivo.”

-Anonimo-

Non tutte le strategie risolvono positivamente il conflitto. Possiamo rispondere in un momento dato in una determinata maniera, ma le conseguenze emotive posteriori possono non essere d’aiuto a migliorare la situazione. Al contrario, possono persino peggiorarla. Per esempio, se rispondiamo con un grido (regolazione emotiva) a una persona che ci ha provocato un danno, la situazione resta invariata. Inoltre, perpetuiamo questo danno, portando avanti il conflitto che si era già creato.

Uomo con occhiali che pensa

Modi di gestire il fallimento

Lazarus e Folkman sono stati i precursori sul nostro modo di gestire il fallimento e le sue ripercussioni. Hanno valutato e classificato i pensieri e le azioni che mettiamo in atto per affrontare i diversi problemi che ci si propongono nel corso della nostra vita e che possono risultare stressanti.

In totale sono otto strategie che includono quelle che alludono alla risoluzione dei problemi e quelle che fanno riferimento alla regolazione emotiva. A loro volta ciascuna di esse consta di una serie di elementi che si riflettono in modi diversi di comportarsi o di pensare; modi che inglobano le diverse strategie adottate dalle persone per risolvere i problemi. Il tutto è stato raccolto in un questionario, il famoso Ways of Coping.

Tipi di strategie per gestire il fallimento

  • Confronto: la persona torna alla realtà per cercare di modificarla, in qualche modo cerca di risollevare questo fallimento e di riprovarci. Talvolta questa strategia si porta dietro dei grandi rischi, poiché implica che la persona debba investire più risorse; che sia per riavere questa opportunità oppure per assicurarsi il successo.
  • Distaccamento: opposto al precedente. In questo caso, il soggetto cerca di distaccarsi da ciò che gli è successo. Soprattutto in riferimento alle attribuzioni che fa, cercando di minimizzare il suo ruolo nell’accaduto.
  • Autocontrollo: gli sforzi della persona sono focalizzati sul regolare le emozioni. Non significa non fare niente ma si tratta di un’azione mentale.
  • Supporto sociale: questa strategia si basa sul trovare supporto nell’ambiente circostante. Talvolta l’esteriorizzazione di quello che proviamo può aiutarci a focalizzarci meglio sul problema. Parlare con altre persone, che ci ascoltino e che ci diano dei consigli, può aiutarci a vedere le cose da un’altra prospettiva.
  • Accettazione della responsabilità: riconoscere il ruolo che ciascuno ha giocato nello sviluppo di quello che è successo. Accettare il fatto che si sia potuto avere una parte di colpa (locus of control o luogo di controllo interno), ci fa collocare la risoluzione del problema in noi stessi.
  • Fuga o evasione: si fantastica su possibili soluzioni che potremmo mettere in atto, ma non se ne realizza neanche una. Altre strategie che ricadono in questo gruppo possono essere più attive, ma rispondono ugualmente a questo schema di evasione: mangiare, bere, fumare, ecc.
  • Pianificazione: si pensano e sviluppano possibili metodi per risolvere il problema. La pianificazione può alludere anche al tracciare un piano di azione per minimizzare le perdite associate a questo fallimento.
  • Rivalutazione positiva: percepire gli aspetti positivi che possiamo ottenere da esso. A livello popolare diremmo “vedere il lato positivo delle cose”.

In definitiva, la vita è un continuo apprendimento. Poche volte questo fiume al quale partecipiamo prende il corso desiderato, dunque può comparire la sensazione di fallimento o un senso di frustrazione. Una cosa del tutto normale, non c’è niente di patologico in esso.

La nostra opportunità per crescere e ottimizzare quello che abbiamo investito si presenta quando mettiamo in moto le nostre risorse emotive per gestire il fallimento. È allora che compaiono queste lezioni di vita che possiamo apprendere solo se vissute sulla nostra stessa pelle e che ci rendono sempre più saggi.

Donna che cammina sui binari

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