Sei un libero professionista? Attenzione alla salute!

· 2 novembre 2017

Una delle menti più ammirate degli ultimi anni è stata quella del precursore Steve Jobs. Quest’uomo è autore di frasi come “Bisogna avere un’idea, un problema che si vuole risolvere cui appassionarsi, altrimenti non si avrà la costanza di realizzarlo”. Tuttavia, realizzare la propria passione può portare a divenire un libero professionista, condizione che potrebbe essere piuttosto nociva per la propria salute.

Essere un libero professionista potrebbe mettere fine alla propria stabilita fisica e mentale. È quanto emerge da uno studio condotto presso l’ospedale di Bellvitge, a Barcellona. I più di 2 milioni di liberi professionisti del nostro paese, dunque, hanno maggiori possibilità di ammalarsi per periodi prolungati.

La vita di un libero professionista

Ci chiamano in molti modi. A volte freelance, altre imprenditori. In definitiva, però, siamo persone che in un atto di coraggio proviamo a guadagnarci da vivere lavorando per conto nostro. Ogni giorno abbiamo a che fare con diversi inconvenienti. È vero che possiamo prenderci un giorno libero quando vogliamo ed organizzare i nostri orari, anche se non tutti ci riescono e non sempre.

È altrettanto vero, però, che soffriamo di maggiore instabilità rispetto a un dipendente. Per non parlare di chi sopravvive con tariffe basse, quote alte, vacanze non retribuite, introiti che fluttuano ogni mese…Tutto ciò influisce sulla stabilità mentale della persona, e a sua volta ciò si riflette sulla sua salute. Come dicono alcuni, è una vita in bilico, debilitata da diversi problemi.

Cosa succede ad un libero professionista

Ragazzo scoraggiato davanti al computer

Secondo gli esperti, la presunta libertà del libero professionista è accompagnata da non pochi problemi. La cattiva gestione del tempo, la paura, l’instabilità, la sedentarietà, l’ansia o la procrastinazione ne sono un esempio. Questi coraggiosi del lavoro autonomo, dunque, finiscono per soffrire in buona misura di malattie relazionate con la salute mentale. Una di queste è l’ansia che può precedere altre patologie più gravi, come la schizofrenia.

Anche se gli studi non si concentrano sempre sulle cause reali o dirette delle patologie mentali dei liberi professionisti, la maggior parte degli esperti le attribuiscono al vivere continuamente sul filo del rasoio. Per di più, se bisogna mettersi in malattia, lo si fa alla fine, quando non si può prevenire e la situazione si è già aggravata.  

Ovviamente, stiamo rappresentando una situazione estrema. Non tutti i liberi professionisti patiscono le conseguenze della velleità del lavoro instabile. In ogni caso, però, è vero che qualora si presenti una difficoltà, si è meno tutelati.

Cosa fare per superare i mali del libero professionista

Se volete approfittare della libertà offerta dal lavoro autonomo, ma non dei suoi aspetti negativi, vi sono possibili soluzioni che consistono, principalmente, nell’essere sensati, ponderati e di buon senso.

Farlo oggi

Come abbiamo detto, un grande problema del libero professionista è la procrastinazione. Lasciare per domani quello che possiamo fare oggi finisce per formare la celebre palla di neve. Al giorno d’oggi, poiché viviamo in un mondo pieno di distrazioni come reti sociali, cellulari, giochi, televisione, etc, questo fenomeno è più comune: il libero professionista passa la giornata a lavorare, ma il suo rendimento è basso.

Mani sulla tastiera di un computer

Ricordate che se lasciate per domani qualcosa che potete fare oggi, mettete in debito il vostro Io del futuro che ricorderà il suo Io del passato con poco affetto. E se questi lascia qualcos’altro per il giorno dopo, la palla di neve non smetterà di crescere finché non diverrà insostenibile.  

“Inventiamo il domani invece di preoccuparci per quello che è successo ieri”

-Steve Jobs-

Il futuro non è adesso

Un altro grande dilemma dei liberi professionisti è pensare troppo al futuro. In questo modo, dunque, e consci delle fluttuazioni del mercato e del lavoro, il freelance passa giornate noiose e altre in cui non si ferma un attimo, in altre parole stress e malessere.

Tuttavia, pensare troppo al futuro ci porta ad accettare un eccesso di lavoro che può produrre una forte oppressione. È importante, dunque, sapere quando delegare, rinunciare, quando non ce la facciamo più, ovvero smettere di preoccuparci di continuo del cellulare o dell’email per vivere il presente, non il futuro.