Il linguaggio della repressione

· 22 maggio 2016

La repressione è un meccanismo attraverso il quale una persona espelle dalla propria coscienza pensieri, sentimenti e desideri che le sembrano inammissibili. In altre parole, tutto ciò che non si può tollerare di sentire, pensare o desiderare.

Possiamo comprendere meglio la repressione con un esempio. Supponiamo ci sia qualcuno che ha un partner stabile, col quale si sente felice. Tuttavia, d’improvviso, prova attrazione per un’altra persona e la percepisce come una minaccia. Decide allora di espellere dalla propria coscienza tale idea, pretendendo che non sia mai apparsa.

“La repressione sessuale e il senso di colpa riguardo ai nostri desideri sessuali ci portano a denigrare noi stessi, a odiarci e spesso a odiare altre persone più libere e meno represse.”

-Albert Ellis-

Fino a qui, tutto bene. Il problema è racchiuso in una legge psichica: ciò che viene represso non scompare, continua piuttosto ad agire in modo inconscio. Di fatto, ciò che è stato represso, proprio per tale ragione, acquisisce una forza insolita.

Tutto ciò che viene represso poi torna. Il desiderio non viene eliminato togliendolo dalla nostra coscienza. Prende forme differenti, tornando a manifestarsi una e un’altra volta ancora. La repressione possiede un proprio linguaggio e le seguenti sono le sue principali espressioni.

I sogni, un linguaggio della repressione

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Al momento di dormire, la coscienza smette di essere quella sentinella che sta tutto il tempo a dirvi quali pensieri sono ammissibili e quali no. Durante il sonno, viene levata ogni censura e si esprime appieno la nostra parte inconscia.

A volte, queste questioni represse vengono direttamente esposte mentre dormite. Ad esempio, la persona non va a sognare di non aver ammesso che quella persona le era piaciuta, ma piuttosto sogna di trovarsi in una situazione più compromettente.

Se ciò che è stato represso possiede un maggior grado di complessità, oppure fa riferimento a questioni veramente intollerabili per il soggetto, anche il sogno finirà per avere una composizione più enigmatica. Non faranno la loro comparsa delle scene letterali, bensì ogni elemento apparirà simbolizzato o occultato.

Gli atti mancati

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Ricevono il nome di “atti mancati“, nonostante in realtà siano degli “atti compiuti”. Ciò che è stato represso non ritorna solamente attraverso i sogni, ma anche tramite azioni concrete che andiamo a realizzare “senza volerlo” nel nostro quotidiano.

Tornando all’esempio precedente, un atto mancato sarebbe, ad esempio, che invece di selezionare il numero di telefono del proprio partner, si chiami “senza volerlo” quella persona che ci attrae e che percepiamo come una minaccia.

Tutto ciò che si fa “senza volerlo, volendolo” riguarda il concetto di atto mancato o atto compiuto, una forma di repressione. Mancato perché non era ciò che consciamente avevate intenzione di fare. Compiuto perché, in fondo, era proprio ciò che desideravate.

I lapsus linguae o lapsus calami

Agiscono in maniera molto simile agli atti mancati, però fanno la loro comparsa unicamente nel campo del linguaggio. Sono “errori” involontari che si effettuano quando si parla (lapsus linguae) o si scrive (lapsus calami). Ne ricordo uno: un ragazzo spagnolo voleva scrivere alla sua ragazza “Eres bella” (Sei bella), ma senza volerlo omise una lettera, finendo per scrivere “Eres ella” (Sei lei).

Un altro esempio potrebbe essere quando si vuole dire “i soldi sono tuoi” e, cambiando una lettera, se ne altera anche il senso in “i soldi sono suoi”. Con tale sottigliezza, il possesso passa a una terza persona. Esistono anche dei lapsus di memoria, nei quali ci si dimentica momentaneamente qualcosa che non si dovrebbe scordare. Ad esempio il nome del nostro capo, o anche quello del proprio figlio.

I sintomi nevrotici

I sintomi nevrotici sono un’altra forma di repressione. Sono azioni più o meno assurde che si effettuano nella nostra vita quotidiana, oppure situazioni inspiegabili che sopraggiungono senza che se ne conosca il motivo. Non fanno altro che esprimere quel desiderio che reprimete e che spinge per manifestarsi.

Ad esempio, una persona che sente costantemente che si produrrà un incendio e controlla centinaia di volte la stufa. Oppure qualcuno che ritorna varie volte a verificare di aver chiuso la porta, spinto dalla sensazione di averla lasciata aperta.

Succedono anche dei casi come quello di un impiegato che, trattato male dal proprio capo, voleva rispondergli ma non ha avuto il coraggio di farlo. Cominciò quindi a sentire fastidio alla gola e finì per restare afono.

Le battute

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Le battute esprimono ciò che è stato represso non sul piano individuale, ma nel contesto sociale. Questa forma di repressione rivela sentimenti di rifiuto, sfida tabù e mette a nudo desideri collettivi.

Esistono molte battute a sfondo xenofobo, sessista, ecc., le quali permettono di esprimere sentimenti o idee che altrimenti risulterebbero socialmente censurate. Proprio in questo risiede la bellezza di molte di loro. Ad esempio, la famosa battuta di Jacques Lacan in una delle sue esposizioni: “C’è un solo passo tra il sublime e il ridicolo. Tale passo si chiama Canale della Manica”.

Immagini per gentile concessione di Daria Petrilli