L’isolamento sociale: un male in continua crescita

· 22 marzo 2017

Non tutti i paesi si preoccupano di stilare una statistica sulla solitudine e l’isolamento sociale. Gli Stati Uniti sono uno dei pochi a farlo. E gli ultimi risultati rivelano una realtà sconcertante: il numero di persone che affermano di essere sole si è duplicato negli ultimi 30 anni. Da un 20% ad un 40%.

Questi dati sembrano coincidere con ciò che accade in molti altri paesi. Sono sempre più numerose le persone che decidono di rimanere sole per sempre; cresce il numero di persone di età superiore ai 65 anni che vivono isolate, a causa dell’indifferenza o del disinteresse dei loro parenti. I vicini di casa parlano sempre meno tra di loro. E anche i bambini ai tempi nostri sono più soli che mai.

L’insieme di questi fenomeni è il prezzo dell’individualismo. Creiamo società nelle quali si è conferito un valore smisurato all’indipendenza, all’autonomia, al soggetto. Molte persone si preoccupano più di differenziarsi dagli altri che di incontrare similitudini. L’esaltazione dell’ego figura come una priorità per molte persone.

Gli effetti dell’isolamento sociale

Non possiamo conformarci con il semplice fatto che l’isolamento sociale sia uno stile di vita. Ci sono studi realizzati in tutto il mondo che traggono la stessa conclusione: le persone che sono o si sentono sole sono più propense ad ammalarsi e a morire prematuramente.  

Uno studio condotto dall’Università di Chicago indica che i bambini che crescono in solitudine hanno più probabilità di sviluppare problemi di salute una volta superati i 20 anni. Un altro studio ci dice che chi vive isolato vede incrementare del 30% le possibilità di morire nei 7 anni successivi.  

È stato scoperto anche che le persone sole sviluppano modelli di sonno carenti. Di questo ne risente il sistema immunitario, condizione che implicano un maggior rischio di soffrire di infarti e di presentare livelli più elevati di ormoni dello stress.

Gli individui più colpiti

L’isolamento sociale si presenta in entrambi i sessi, con una lieve superiorità nella percentuale maschile. Il dato più preoccupante è che si presenta a tutte le età e riguarda tutte le classi sociali. Un fattore curioso è che le persone in possesso di titoli universitari tendono ad isolarsi meno.

Tuttavia, ci sono gruppi specifici per quanto riguarda la concentrazione dell’isolamento sociale. Quasi tutti corrispondo a persone in stato di vulnerabilità. Chi corre maggiormente il rischio di isolarsi sono i figli unici, gli adulti di età superiore ai 65 anni e chi soffre di malattie o limiti fisici.

L’aspetto più grave è che in quasi tutti i casi esiste un limite che impedisce a tali individui di parlare liberamente riguardo la loro solitudine. E ancor più difficile risulta loro chiedere aiuto. Sentono che dichiararsi come persone sole implichi compromettere la propria immagine e temono un diverso atteggiamento degli altri nei loro confronti.

Possiamo combattere l’isolamento?

Proprio come è stata promossa l’ideologia dell’individualismo, al giorno d’oggi si sta verificando una forte tendenza rispetto ai modelli collaborativi. Questo fenomeno emerge in primo luogo dall’economia: il verbo possedere è stato sostituito da condividere, affittare, prestare, etc. Un esempio di questo sono i servizi di condivisione di auto e passaggi.

Si inizia, inoltre, a condividere anche la propria casa (Airbnb ne è un esempio), i propri strumenti, il proprio cibo e le stesse esperienze. Dal mondo della produzione, è sorto poco a poco il senso collaborativo per la solidarietà nella vita quotidiana. La Palo Alto Medical Foundation (USA) ha creato una piattaforma chiamata linkages, in cui si offre uno scambio di servizi intergenerazionali.

In piattaforme come queste ogni membro pubblica le sue richieste. Ad esempio, imparare le basi della pasticceria, portare a spasso il cane o trovare compagnia per andare dal dottore. Chi è disposto a soddisfare dette necessità lo farà volontariamente. Dopodiché, potrà ricevere aiuto in altre attività o semplicemente sentirsi soddisfatto per il servizio prestato.

Così sembra essere la solitudine moderna: online. Anche se internet è stato un forte nutriente per l’isolamento sociale, gli si può conferire anche un uso opposto. In tale modo, servirà a ricomporre i legami persi con il mondo. Iniziative come questa ci danno indizi sulle possibili soluzioni all’isolamento contemporaneo. Rappresentano un barlume di speranza rispetto ad un male che sembra crescere senza che nessuno intervenga per sradicarlo.