L’oblio: definizione, tipologie e caratteristiche

5 Febbraio 2020
L'oblio è uno dei fenomeni più curiosi. Potremmo dire che è un vero e proprio rompicapo. In questo articolo proveremo a definirlo, a identificarne le varie tipologie e comprendere perché si verifica (e perché non è così raro che si verifichi).

Se per secoli il funzionamento della memoria è stato al centro dell’interesse della psicologia, anche l’oblio non è stato da meno. È un fenomeno curioso, affascinante e in molte occasioni frustrante. In effetti, conoscere le circostanze e le situazioni in cui dimentichiamo le cose può essere molto utile non solo per la vita di tutti i giorni, ma anche per avere maggiori informazioni su come funziona memoria e sulle malattie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer o altri tipi di demenze.

Scopriamo cos’è l’oblio, i tipi di oblio, e come, secondo la scienza, è praticamente indimostrabile. Nietzsche diceva:

“L’esistenza dell’oblio non è mai stata dimostrata: sappiamo solo che alcuni ricordi non ci vengono in mente quando vogliamo.”

Figura della testa di un uomo formata da meccanismi

Che cosa è l’oblio?

L’oblio è il nome dato a un fenomeno in base al quale la traccia di determinate informazioni che si formano nella memoria si frammenta. Avviene un cattivo immagazzinamento, una cattiva conservazione e un cattivo recupero dei ricordi.

Quando la traccia dei ricordi si frammenta, si perdono i dettagli delle informazioni fino alla completa perdita della traccia. In questo caso, si parla di oblio. Possiamo dire che l’informazione viene dimenticata quando la rete neurale – che a livello neurobiologico permette il recupero di quel ricordo – scompare. Si può dire che un’informazione è andata persa definitivamente solo attraverso il processo di recupero della stessa.

Mentre l’oblio non può essere dimostrato (la perdita di dettagli rende difficile il recupero di un’informazione o l’abbiamo completamente dimenticata?), possiamo invece prendere in considerazione tutto quello che, in un dato momento, rende una persona incapace di ricordare qualcosa. Non importa se questo qualcosa verrà ricordato o meno in futuro, in quel momento possiamo dire che quella persona lo ha dimenticato.

Non esiste un solo tipo di oblio

Nello studio del fenomeno chiamato “oblio” sono stati identificati due tipi clinicamente rilevanti per il trattamento dei disturbi psicologici in cui la memoria gioca un ruolo essenziale. Ciò si verifica, ad esempio, nel disturbo da stress post-traumatico.

L’oblio accidentale è quella dimenticanza che si verifica, indipendentemente dalla ridondanza, senza che si abbia l’intenzione di dimenticare. Schacter (2003) ha sostenuto che l’oblio accidentale è indispensabile per il corretto funzionamento della memoria. È una facoltà dell’essere umano che deve essere adattiva, flessibile e lavorare nel suo modo ottimale. Poiché la memoria non è illimitata, se non ci fossero delle dimenticanze, troveremmo degli ostacoli in quello che possiamo memorizzare.

Alla luce di ciò, è positivo dimenticare alcune informazioni che in un determinato momento non sono utili. Ad esempio, sebbene sia importante ricordare la targa della prima macchina che abbiamo guidato, in realtà, questa informazione può essere dimenticata perché non è più utile e potrebbe interferire con le informazioni più recenti.

Il secondo tipo di oblio è l’oblio motivato. Si verifica quando una persona esegue dei processi mentali o ha dei comportamenti il cui obiettivo è ridurre l’accesso a un ricordo. Questo può accadere quando si verifica una situazione traumatica che si vuole dimenticare e si cerca di evitare tutto quello che possa permettere l’accesso a quel ricordo. Siccome non si vuole ricordare, quella traccia di informazione nella memoria può diventare sempre più debole.

Gli oblii accidentali più frequenti

Gordon (1995) ha studiato le informazioni che le persone di solito dimenticano in maniera accidentale. Questo elenco non è casuale e può spiegarci perché molte persone non sono brave a ricordare i nomi o altre dimenticano troppo spesso dove hanno messo le chiavi. Tra gli oblii accidentali più frequenti segnaliamo:

  • I nomi. In genere, avviene quando qualcuno ci dice un nome e ci troviamo in una situazione diversa dal solito. Inoltre, potremmo essere distratti da quella situazione al momento della codifica. Si codifica collegando le informazioni a qualcosa, in modo specifico a noi stessi. Un nuovo volto o un nuovo nome spesso non hanno ancora nessuna relazione con noi.
  • Dove ho messo le chiavi? Che si tratti delle chiavi o di qualsiasi altro oggetto, questa dimenticanza si verifica perché lasciare un oggetto in un posto è di solito un’azione automatica. A meno che quell’oggetto non sia importante in quel momento , non prestiamo attenzione ad un’azione automatizzata come lasciare le chiavi in un posto. Ad esempio, è più probabile ricordare dove abbiamo messo il regalo che un nostro amico ci ha fatto due giorni prima per il nostro compleanno piuttosto che ricordare dove abbiamo messo le chiavi.
  • Già lo hai detto! A volte ci troviamo nella situazione di comunicare a qualcuno qualcosa che gli abbiamo già detto. In queste occasioni, di solito, si verificano degli errori di attribuzione della fonte perché è il contesto, più che la persona con cui ci troviamo a parlare, che ci suggerisce che quella cosa non è stata detta.

Altre informazioni che dimentichiamo spesso sono: i volti, gli indirizzi, un’azione iniziata o già fatta (ad esempio, spegnere il gas), il filo del discorso.

Donna con la mano in faccia perché dimentica le cose

L’oblio e i sette peccati della memoria (Schacter, 2003)

La memoria deve essere curata da chi la utilizza. Non sono in pochi quelli che commettono degli “errori” che incoraggiano l’oblio e non la memoria. Ci sono sette elementi che possono far regredire la memoria e non farla funzionare nel modo ottimale:

  • Il passare del tempo. Con il passare del tempo, l’oblio indebolisce la traccia della memoria.
  • La distrazione. Quando le persone sono distratte, stressate o stanno compiendo due azioni contemporaneamente, non avviene una profonda codifica delle informazioni. Questo è normale perché la memoria registra più informazioni di quelle che vogliamo ricordare. È per questo motivo che l’attenzione selettiva è molto importante.
  • Blocco. Possono verificarsi dei blocchi di memoria dovuti al recupero di informazioni inadatte per quel momento.
  • Attribuzione errata.
  • Suggestionabilità.
  • Propensione. Gli atteggiamenti e le emozioni delle persone possono alterare la memoria interferendo con l’affidabilità del ricordo.
  • Persistenza. Richiamare continuamente i ricordi può causare una modifica del loro contenuto perché sono stati ricordati più volte.

I peccati uno, due e tre porterebbero a degli errori di omissione; mentre i peccati quattro, cinque, sei e sette porterebbero a errori di commissione (il soggetto ricorda qualcosa, ma lo ricorda male).

L’oblio può essere presente in concomitanza con altre patologie come alcuni disturbi d’ansia, il disturbo da stress post-traumatico o i disturbi dissociativi. Per questo motivo, il suo studio e la sua differenziazione può essere rilevante per il trattamento di questi disturbi angoscianti. Si possono dunque stabilire teorie e leggi che riguardano non solo la memoria, ma anche l’oblio, come ad esempio la legge di Just:

“Quando due traccie di memoria hanno la stessa forza, ma un’età diversa, cioè una è più recente dell’altra, possiamo dire che la più vecchia o la più antica delle due sarà più duratura e si dimenticherà meno rapidamente di quella più recente”.