Memoria e trauma: quale relazione esiste?

4 Settembre 2019
In questo articolo ci interroghiamo sulla relazione tra memoria e trauma, e sui processi che quest'ultimo evoca nel soggetto che ha subito un'esperienza emotiva dirompente. La differenza tra ricordi traumatici e ricordi ordinari e il ruolo della memoria autobiografica può essere spiegata attraverso il disturbo post-traumatico da stress (PTSD).

Numerosi studi hanno cercato di decifrare il ruolo del trauma, o di un’esperienza emotiva intensa, nella codifica, conservazione e recupero dei ricordi. Esiste una relazione tra memoria e trauma? L’impatto di quest’ultimo è maggiore, minore o equivalente a quello dei ricordi ordinari?

Esistono diverse posizioni in difesa di entrambi gli argomenti. Alcuni sostengono che le esperienze traumatiche vengano elaborate in modo diverso rispetto ai ricordi ordinari. Questi meccanismi producono un ricordo alterato che è difficile recuperare. Altri sostengono, invece, che lo stress non altera la qualità di quel tipo di ricordi e che vengono elaborati in modo simile a quelli ordinari.

La difesa di queste posizioni si basa su studi di laboratorio. La condizione del trauma è estremamente difficile da riprodurre in situazioni controllate e sicure. Per tale ragione, gli studi sono stati condotti su pazienti affetti da disturbo da stress post-traumatico (PSTD) il cui trauma radicato sembra essere il più appropriato allo scopo di comprendere come possano essere collegati memoria e trauma.

Ragazza preoccupata alla finestra

Memoria e trauma: alcune informazioni sul PTSD

Il PTSD può essere definito come una risposta anomala attraverso la quale alcuni soggetti reagiscono a un’esperienza traumatica, straziante o dolorosa. Catalogarlo come anomalo può non essere corretto, dato che riguarda la reazione di persone normali a situazioni insolite.

L’incapacità di far fronte a tale esperienza porta il soggetto a sperimentare sintomi d’intrusione legati all’evento stesso. Questi sintomi possono essere: ricordi dolorosi ricorrenti, sogni o incubi, reazioni dissociative (può portare alla perdita di consapevolezza del presente), stress psicologico ed evitamento di tutto ciò che è legato a quell’esperienza o intense reazioni fisiologiche.

Le cause più comuni di PTSD sono catastrofi naturali – alluvioni, terremoti o tsunami – incidenti e malattie. Tuttavia, esiste anche un altro evento che produce tassi di sviluppo del PTSD del 70-80%: è quello legato alle atrocità umane. Questa categoria comprende aggressioni, atti terroristici, abusi sessuali e stupri, confinamento in campi di concentramento.

Criteri diagnostici del PTSD: la memoria perduta

Uno dei criteri diagnostici inclusi nel DSM-5 per capire se una persona soffre di PTSD è l’incapacità di ricordare gli aspetti rilevanti dell’evento traumatico. Si potrebbe anche definire come amnesia dissociativa, per cui sebbene i ricordi non sembrino essere stati registrati, sono comunque in grado di modificare il comportamento dell’individuo.

Per esempio, una ragazza che pur non avendo il ricordo di essere stata abusata sessualmente in un bagno, continua a evitare i bagni pubblici e prova un forte disagio anche quando entra in quello di casa.

Sintomi principali del PTSD: i flashback

Tra i sintomi principali del PTSD, e anche i più limitanti, troviamo l’evitamento e l’ottundimento emotivo, l’ipersensibilità, l’ipervigilanza e gli episodi di intrusione.

Concentrandoci su questi ultimi, i soggetti che hanno subito un’esperienza traumatica possono essere spinti a rivivere la situazione traumatica attraverso incubi, ricordi intrusivi o flashback.

Ciò non significa che il soggetto non abbia dei vuoti, in quanto potrebbe anche non ricordare alcuni dettagli dell’evento. Tuttavia, altri dettagli o scene possono tornare alla memoria in modo estremamente vivido. Il problema di queste ri-esperienze è che sono incontrollabili e inevitabili per il soggetto.

I flashback non sono ricordi

Bisogna tenere presente che, sebbene i ricordi intrusivi siano effettivamente dei ricordi, i flashback non lo sono affatto. Con essi, si perde la temporalità, dato che il soggetto ha la sensazione di rivivere il tutto nuovamente. Ciò avviene in presenza di stimoli neutri, ovvero che non sono influenzati dal soggetto né in positivo né in negativo, totalmente ambigui.

Ad esempio, in una persona vittima di un attacco terroristico, il solo vedere un fazzoletto blu arrotolato al collo di un uomo può innescare il flashback oppure capita se il centro commerciale dove ha subito l’attacco aveva le pareti dello stesso colore. I flashback non sono solo un ricordo vissuto con angoscia, ma il risveglio dell’esperienza emotiva traumatica e il pensiero che possa accadere di nuovo.

Amnesia e ipermnesia

Nei pazienti con PTSD possiamo riscontrare diversi effetti sulla memoria. Potrebbe esserci ipermnesia, in cui il trauma è caratterizzato da ricordi intrusivi, flashback e incubi; o amnesia, per cui si verifica una disorganizzazione della memoria, una frammentazione dei ricordi e l’oblio totale o parziale. Questi fenomeni possono coesistere, a seconda degli aspetti dimenticati, di quelli vividi e della natura del trauma.

Quale parte della memoria viene alterata dal trauma?

Memoria e trauma sembrano essere collegati alla memoria autobiografica. Questa fa parte della memoria esplicita e ci consente di ricordare gli eventi della nostra vita e del mondo che ci circonda. Una memoria che ci consente di avere un discorso di vita logico e uno sviluppo basato sui nostri ricordi.

Poiché il ricordo del trauma non è una storia coerente, come lo sono i ricordi della memoria autobiografica, gli studi sembrano riscontrare il problema proprio in questa dimensione. Il ricordo del trauma è fratturato, frammentato e pare persino separato dalla storia del soggetto. Essendo questi ricordi fuori dal controllo del soggetto, essi si manifestano in maniera invasiva e intrusiva rispetto alla memoria autobiografica.

Uomo triste alla finestra

Memoria e trauma: esistono delle differenze tra ricordi traumatici e ordinari?

La risposta a questa domanda è certamente affermativa. Sembra che le differenze tra questi due tipi di ricordi evidenzino la presenza dell’azione di speciali meccanismi di memoria in situazioni di forte stress.

Ricordi traumatici

Alcuni degli aspetti più rilevanti dei ricordi traumatici sono:

  • Difficoltà nel recupero, per via dei frammenti immagazzinati al margine della coscienza e per la presenza di flashback emotivi.
  • Il trascorrere del tempo influisce positivamente sul processo di guarigione. Più passa il tempo, maggiori sono le probabilità di recuperare il ricordo.
  • Una volta recuperati, sono accurati e duraturi; invulnerabili al cambiamento.
  • Più l’esperienza traumatica si è prolungata nel tempo, minore è la probabilità di recupero. Ad esempio, una donna che è stata abusata per anni, avrà meno probabilità di recuperare la memoria del trauma rispetto a una donna abusata una sola volta.
  • La loro evocazione avviene automaticamente e in modo incontrollato a partire da un fattore scatenante (stimoli neutri o condizionati).

Ricordi ordinari

Nel caso dei ricordi ordinari, funziona esattamente all’opposto:

  • Il recupero è facile e fa parte di una narrazione coerente.
  • Il passare del tempo influisce negativamente sul processo di recupero. Più passa il tempo, più è difficile recuperare i ricordi.
  • L’accuratezza e la durata possono variare. Sono estremamente malleabili e possono modificarsi con il passare del tempo.
  • Maggiore è stata l’esposizione all’esperienza, maggiori sono le probabilità di recuperare il ricordo.
  • La loro evocazione è volontaria e consapevole. Il loro recupero è tenuto sotto controllo.

Da quanto esposto sopra, sembra che un’esperienza emotiva molto forte, fonte di stress, possa influenzare automaticamente il modo di codificare, archiviare e recuperare le informazioni.  Già nel 1904, Pierre Janet affermò:

“Le esperienze estremamente spaventose non possono essere assimilate alle credenze, alle ipotesi e ai significati ordinari di una persona, nel qual caso saranno archiviate in modo diverso, dissociate dall’esperienza cosciente e dal controllo volontario.”