Il lobo frontale: il gestore della nostra personalità

· 16 marzo 2017

Il cervello è un organo molto sensibile ai traumi cranici e un incidente che li provochi può causare danni con conseguenze anche importanti. Dopo un forte colpo alla testa, diverse funzioni possono essere intaccate. Il linguaggio, la memoria, la vista, ecc. A seconda dell’area del cervello che subisce l’impatto, il risultato può essere diverso.

Ogni lobo cerebrale ha una funzione propria. Il lobo frontale è molto importante per funzioni come quella esecutiva, la flessibilità mentale, la risoluzione dei problemi, ma da esso dipendono anche numerose caratteristiche che definiscono la nostra personalità.

Nonostante in un primo momento possa risultare strano che un incidente modifichi la nostra personalità, può accadere. La personalità è un compendio di caratteristiche più o meno stabili e sulle quali influiscono la genetica, ma anche le nostre esperienze. Ci sono persone che dopo un incidente soffrono importanti cambiamenti riguardo a queste caratteristiche, che si spiegano con i danni prodotti dall’incidente stesso.

Il caso Phineas Gage

Si tratta di uno dei casi più famosi di neuropsicologia. Tutto ebbe inizio quando Phineas ebbe un incidente sul lavoro e, a partire da quel momento, non fu più lo stesso. Un’asta di ferro di 1 metro di lunghezza gli attraverso il cranio. Sorprendentemente, l’uomo non solo non perse la vita, ma rimase cosciente.

Phineas guarì completamente dal punto di vista fisico, ma qualcosa in lui cambiò. Le persone che lo circondavano non lo riconoscevano più. Chi lo conosceva da sempre lo descriveva come un uomo responsabile, ma dopo l’incidente divenne inaffidabile, blasfemo, aggressivo ed impaziente. Le sue relazioni sociali si incrinarono, proprio come il suo rendimento lavorativo.

Come conseguenza di tale avvenimenti, cambiava continuamente lavoro e terminò per esibire le sue ferite al circo. Sia il suo cranio sia l’asta di ferro si trovano esposti nel museo dell’università di Harvard. Grazie a tale caso, si iniziò a considerare il lobo frontale come il grande gestore della personalità, delle emozioni e delle relazioni sociali.

Il lobo frontale e la personalità

Anche se prima il lobo frontale veniva considerato una struttura priva di funzioni, dopo il caso Gage, vennero intrapresi diversi studi sulle funzioni di questa area del cervello. Il lobo cerebrale è molto ampio e ha molteplici funzioni. Ad esempio, si incarica dei movimenti motori o dell’articolazione delle parole (area di Broca).

Tuttavia, la corteccia prefrontale è l’area che svolge la funzione di configurare il nostro carattere. Riguarda la personalità, la regolazione delle emozioni, l’iniziativa e il giudizio dell’individuo. È  importante anche per concentrarsi. L’attività fondamentale svolta da questa ragione cerebrale è la coordinazione dei pensieri e delle azioni in accordo alle mete interne.

La funzione esecutiva si riferisce alla capacità di distinguere tra pensieri conflittuali, formulare giudizi riguardo a ciò che è bene e ciò che è male e prevedere le conseguenze future di attività svolte nel momento presente. Inoltre, gestisce il lavoro in conformità a determinati obbiettivi precedentemente fissati, realizza previsioni di risultati, crea aspettative e partecipa al controllo degli impulsi nei vari contesti sociali (inibizione di comportamenti inadeguati).

Lesioni alla corteccia prefrontale che influiscono sulla personalità

Le lesioni alla corteccia prefrontale possono causare drastici cambiamenti nella personalità. Sia nel caso di lesioni provocate da traumi cranici, come quelle che si producono dopo un incidente automobilistico, sia la lesione dei tessuti durante un’operazione chirurgica possono causare questo problema. A seconda dell’area colpita, i cambiamenti nella personalità potranno riguardare un aspetto piuttosto che un altro.

Si potrebbe verificare una sindrome apatica, che consiste in:

  • Riduzione della spontaneità motoria e verbale.
  • Perdita dell’iniziativa.
  • Attività motoria e verbale più lente.
  • Indifferenza affettiva.
  • Scarsa emotività.
  • Minore interesse sessuale.

Potrebbe anche presentarsi una sindrome di disinibizione:

  • Difficoltà nel ridurre alcune condotte.
  • Perdita dell’autocritica.
  • Condotte sociali inappropriate.
  • Indifferenza nei confronti degli altri.
  • Disinibizione sessuale.

Le lobotomie

Lo psichiatra e neurologo Egas Moniz fu pioniere nella tecnica della lobotomia nel 1935. Questa pratica consiste nell’interruzione chirurgica di una o più fibre nervose che collegano un lobo cerebrale con gli altri. In questo caso, si separò la connessione tra la corteccia prefrontale ed il resto del cervello. Per anni si ricorse alla lobotomia per trattare la depressione ed altri disturbi psichiatrici.

Anche se Moniz considerava questo intervento un successo, presentava devastanti effetti secondari. Oltre a causare la morte del 6% dei pazienti, si registravano importanti cambiamenti nella personalità e nel funzionamento sociale nella maggior parte dei pazienti. Nonostante i risultati discutibili, ottenne il premio Nobel per la medicina.

Walter Freeman popolarizzò questa pratica negli Stati Uniti. Tramite la tecnica del “rompighiaccio”, martellava nel condotto lacrimale un punteruolo chirurgico allo scopo di separare il lobo frontale dal resto del cervello. Lo utilizzava come trattamento per qualsiasi malattia psicologica conosciuta all’epoca. Per fortuna, questa tecnica è oggi considerata una barbarità della storia della psichiatria e tale pratica venne accantonata nel 1967.