Quando mentire diventa un’abitudine

· 16 dicembre 2016

Ci sono alcune persone che si abituano a mentire. Possiamo dire con certezza che tutti conoscono almeno una persona di questo tipo.

Di solito i bugiardi non ammettono di avere quest’abitudine poiché non è ben vista dalla società; tuttavia, in realtà, l’hanno perfezionata facendo molta pratica. Dentro di sé, inoltre, capiscono che la bugia può essere una risorsa, valida quanto le altre, e che se non viene scoperta non fa male a nessuno.

Forse non riescono più a ingannarci, perché li conosciamo da tempo, ma hanno comunque la capacità di ingannare le persone che hanno appena conosciuto o che vedono poco. Sanno che meno dettagli danno, meglio è; sanno nascondere il viso per non farsi scoprire e sanno che uno dei loro migliori alleati è l’ambiguità.

D’altra parte, sembra quasi che chi si abitua a mescolare la realtà con la fantasia finisca per sfumare anche nella propria testa i limiti che le dividono. Si abitua a trattare entrambe allo stesso modo, poiché nella sua vita c’è spazio sia per l’una sia per l’altra.

Dalle bugie pietose alle bugie compulsive

Da bambini ci dicono che se mentiamo, “ci cresce il naso come a Pinocchio” e che è peccato non dire la verità. Non è strano, una volta cresciuti, adottare la teoria che una piccola bugia “non fa male a nessuno” e, poco a poco, cambiamo leggermente la nostra definizione di verità.

Durante questo processo, ci sono persone che arrivano a superare i limiti che possiamo considerare “normali” e che diventano bugiardi senza controllo. È allora che sorgono molte domande: lo fanno apposta? Si rendono conto di ciò che dicono? Capiscono di ferire gli altri? Purtroppo nella maggior parte dei casi non è così. E la cosa peggiore è che se cerchiamo di aiutarli, ci respingono e dicono una bugia ancora più grande.

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Bugie patologiche, dal grande schermo alla vita reale

Non ci sono molti studi scientifici che spiegano perché qualcuno soffre di mitomania*. L’abbiamo spesso vista ritratta sul grande schermo, come in Taxi Driver, dove Robert De Niro interpreta un giovane tassista che scrive una lettera ai suoi genitori dicendo che, in realtà, lavora per un progetto segreto del Governo e che è fidanzato con una ragazza.

Una storia che non è finzione, bensì è veritiera, è quella di Tania Head (il cui vero nome è Alicia Esteve), una giovane ragazza nata a Barcellona che raccontò di trovarsi al settantottesimo piano della Torre Sud del World Trade Centre l’11 settembre del 2001, proprio nel momento dell’esplosione.

Mostrò le presunte ferite riportate durante l’attentato e narrò persino i fatti con tutti i dettagli. Nel 2007, il giornale americano The New York Times rivelò che si trattava di un inganno e, poco tempo dopo, il canale televisivo spagnolo Cadena Cuatro produsse un documentario intitolato 11-S, mi sono inventata tutto. Ancora non si è capito perché la ragazza abbia deciso di mentire: alcuni dicono che sia dipeso dal desiderio di diventare famosa, altri pensano che il motivo sia la sua incapacità di distinguere tra la realtà e la menzogna.

Come capire se qualcuno mente in modo patologico

Oltre ai casi riportati sul grande schermo o scoperti dai mezzi di comunicazione, in realtà è possibile trovarsi di fronte ad un mitomane senza rendersene conto. Come è possibile capire se qualcuno ci sta mentendo “sfacciatamente”? Forse all’inizio è un po’ difficile e c’è bisogno di un’informazione strana o che non quadri con il resto della storia per smettere di credere alle sue parole.

Tuttavia, conviene sapere che un bugiardo patologico non ha controllo su ciò che dice e nemmeno sugli effetti che le sue bugie hanno sugli altri. Le bugie sono generalizzate, sproporzionate, persistenti e la maggior parte sono spontanee e poco meditate.

Per esempio, è possibile identificare qualcuno che soffre di questo disturbo se cambia le sue storie continuamente, se contraddice ciò che ha detto in passato o se esagera molto le proprie storie (come nel caso del tassista, che si fa passare per un agente della CIA). Inoltre, è possibile che abbia una versione ancora più incredibile dei fatti del passato, che viva in una realtà parallela e che non sia in grado di rispondere alle contraddizioni usando come scusa errori di memoria.

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Perché bisogna sempre stare alla larga da una bugia patologica? In pratica, perché si basa sulla mancanza di controllo da parte di chi la dice. Un mitomane* può avere problemi o anomalie cerebrali e del sistema nervoso centrale. Questa non è certo una “scusa” che gli permette di continuare a mentire, ma è comunque un dato da tenere in conto quando ci ritroviamo ad ascoltare una storia inventata o falsa.

Bisogna fare attenzione soprattutto ai bugiardi che non si curano degli altri, perché considerano le persone proprio come considerano una bugia: un semplice mezzo per raggiungere il proprio scopo. Queste persone sono più pericolose dei mitomani*. Come mai? Sono perfettamente consapevoli di cosa stanno facendo! Le loro bugie li aiutano ad arricchirsi, a scalare la piramide sociale e a calpestare gli altri.

Le bugie non fanno bene in nessun caso. Chi soffre di mitomania non viene “perdonato” per il suo disturbo, ma merita il nostro aiuto: cercate di convincere queste persone a consultare uno specialista e motivatele a seguire il trattamento adatto.

*Mitomania: tendenza a mentire e ad accettare come realtà, in modo più o meno volontario e consapevole, i prodotti della propria fantasia.