Mia nonna è una psicologa?

28 Novembre 2019
In molti pensano di essere psicologi - o di esserlo un po' - solo perché hanno accumulato anni ed esperienze. Tuttavia, parliamo di una professione che va ben oltre le conoscenze specifiche e che è gravemente danneggiata dall'esercizio abusivo della stessa.

Ha quasi novant’anni ed è seduta sulla sua poltrona preferita. Il suo sguardo ispira pace, quello di chi sa che va tutto bene. Il trascorrere dei suoi giorni ha il sapore della vita in famiglia, del godersi ogni anno che passa e del sedersi riuniti attorno a un tavolo. È mia nonna e anche lei dice di essere psicologa.

Sulle pareti di casa, della quale è tanto orgogliosa, non è appeso alcun titolo di studio. Ci sono invece le foto di laurea dei figli e altri quadri di origine incerta, insieme a una fotografia aerea della città che l’ha vista crescere. Lei, come molti altri, incluso chi scrive.

Mentre mantengo lo sguardo fisso sul mio romanzo, comincio a pensare alla psicologia e alle ragioni che portano mia nonna a pensare di conoscere e applicare il sapere di questa scienza. La immagino da giovane all’università e sorrido. Lei, psicologa.

Mia nonna e la psicologia: molto più di un titolo di studio

Donna anziana che legge

Sono tante le persone che pensano di essere un po’ psicologhe senza aver mai messo piede all’università. Pensano di essere brave e di saper ascoltare, dare sostegno e consigli. Non arrivano a trattare una depressione, ma piuttosto a consolare qualcuno che ha subito un forte shock emotivo o che sta attraversando un periodo di lutto oppure a calmare qualcuno in preda all’ansia.

Accumulano esperienze, imprevisti risolti con successo, consigli che in qualche caso hanno funzionato. Credono di conoscere le emozioni perché anche loro ne hanno fatto esperienza. Le hanno affrontate in molte occasioni e con successo. In un certo senso, pensano di poter universalizzare questa ricetta, ovvero le conclusioni che hanno tratto dalle proprie esperienze individuali. Vedono nell’altro un terreno conosciuto, già battuto, messo a riposo e coltivato.

Per qualche motivo pensano di poter universalizzare questa sorta di ricetta, ovvero le conclusioni che hanno tratto dalla loro collezione di esperienze individuali.

In altre parole, parliamo di persone che probabilmente hanno delle potenzialità che li renderebbero buoni psicologi. Tuttavia, per completare il puzzle, dal punto di vista professionale, mancano dei pezzi.

Questo è un aspetto importante perché l’errore non è per niente innocuo. Non nel caso di mia nonna, in quanto non ha alcuna intenzione di guadagnarci, ma per molti altri non è affatto così. Se guardiamo al mondo del lavoro, ci troviamo di fronte a svariate etichette che nascondono, come in un ballo in maschera, persone senza formazione che cercano di sostituirsi o proporsi come valida alternativa al professionista.

Guaritori dell’anima, terapeuti dei cuori infranti, life e love coach. Per mettere in vetrina tutte le modalità e i messaggi pseudo-psicologici attualmente in circolazione, non basterebbe un articolo intero.

Seduta di psicoterapia

La formazione come percorso professionale

Cosa manca? Perché non sono psicologi? In primo luogo, non aver ricevuto una formazione completa e strutturata, supportata da una certa quantità di studi condotti sotto quella che oggi conosciamo come metodologia scientifica. In altre parole, uno psicologo, almeno sulla carta, dovrebbe proporre per ogni caso e individuo un intervento adattato – a partire da linee guida generali – che meglio si addice alla situazione, massimizzando la probabilità di successo e tenendo in conto la relazione tra investimento di risorse e risultati.

A tale scopo, è necessaria la conoscenza, nonché i giusti canali per aggiornarla. In questo modo, la ricerca non servirebbe a nulla se i professionisti, che devono progettare e studiare gli interventi, non fossero sensibili e capaci di estrapolare le loro conclusioni dalla pratica professionale quotidiana.

D’altro canto, l’esperienza è altrettanto necessaria. In altre parole, uno psicologo si forma, ma lo diventa anche. Sono gli anni di attività, in molti casi, ad affinare l’intuizione e a delineare quella pratica clinica inconscia in cui le potenzialità di cui abbiamo parlato prima – capacità di prendere decisioni, ascoltare, immedesimarsi, ecc. – prendono forma

Quindi, anche mia nonna è una psicologa?

Affermare di essere psicologi, al di fuori di tale contesto, è come pensare di essere medici perché abbiamo sofferto di stipsi e abbiamo adottato tutte le misure necessarie alla guarigione. La psicologia, come la medicina, va oltre i problemi di semplice o naturale soluzione, quelli che il tempo stesso provvederebbe a guarire.

Per tutti questi motivi, dunque, la mia cara nonna non è una psicologa. Esperta, dotata della saggezza che nasce dal ricordo delle soluzioni e dei consigli di successo; tuttavia, impreparata o carente in merito a ciò che la ricerca afferma riguardo a disturbi come lo stress generalizzato o la depressione, più sensibile al fatto che il soggetto non formato proponga un intervento sotto forma di consulenza.

Vera, Isabel (2001). El perfil del psicólogo en la intervención inmediata. Revista de Protección Civil. 8.