Mindfulness: il cuore della meditazione buddista

· 3 maggio 2016

Secondo Jon Kabat-Zinn e altri esperti, la mindfulness è il cuore della meditazione buddista perché collegata alla meditazione Zen e alla meditazione Vipassana, le quali rappresentano la dottrina del qui ed ora.

Quando parliamo di mindfulness, possiamo intenderla come una tecnica di meditazione, ma anche come uno stato mentale che produce uno stile di elaborazione che si traduce nella piena attenzione verso ciò che ci circonda e i fatti che si stanno verificando.

Si considera, quindi, che attraverso la mindfulness portiamo a termine un processo di osservazione che non si basa su giudizi e che ci aiuta ad essere sempre al corrente di ciò che accade al di fuori e ciò che proviamo dentro di noi.
immagine Buddista

La relazione tra mindfulness e meditazione Vipassana

Anche se esistono altre tradizioni buddiste, come la Mahayana e la Vajrayana, la mindfulness è considerata la pietra miliare del buddismo Theravada, diffuso da Buddha Siddharta Gautama in Asia meridionale e sudorientale.

Una delle principali tecniche di meditazione del buddismo Theravada è la Vipassana, fondamentale per raggiungere il nirvana e, quindi, l’auto-osservazione. Per capire meglio questo concetto, possiamo fare riferimento alla traduzione della parola “Vipassana” che allude all’esperienza di “osservare le cose così come sono, non come sembrano essere”.

Questa meditazione prevede le seguenti caratteristiche:

  • La persona si impegna a non uccidere, non rubare, non avere un comportamento sessuale inadeguato, non mentire, non assumere sostanze tossiche, non disturbare la pace altrui, etc. In questo modo, punta ad ottenere la serenità necessaria per andare avanti.
  • Il secondo passaggio prevede di imparare a controllare la mente riuscendo a concentrarsi su un oggetto e registrando in modo chiaro tutte le informazioni che lo riguardano. Si possono usare come oggetti la respirazione, oggetti mentali, sensazioni… Si tratta di essere imparziali e obiettivi riguardo alle informazioni e ai fatti.
  • Il terzo passaggio prevede lo sviluppo della visione completa della propria natura. Questo sarebbe il culmine dell’insegnamento buddista: l’auto-purificazione attraverso l’auto-osservazione.
donna medita in montagna

La meditazione Zen e la mindfulness

Come vi abbiamo già anticipato, la mindfulness si nutre anche di altre pratiche, come la meditazione Zen, la quale si basa sulla respirazione e sulle posizioni del corpo (camminare, stare seduti, stare sdraiati). Inoltre, Kabat-Zinn, in riferimento a questo tipo di meditazione, individua i seguenti elementi fondamentali della piena attenzione:

  • Non giudicare: abbandonare l’abitudine di categorizzare le esperienze in brutte o belle.
  • Avere pazienza: essere capaci di rispettare i processi naturali dei fatti e mostrarsi pronti in ogni momento, perché le cose si scoprono quando bisogna farlo.
  • Mantenere la mente del principiante: bisogna restare liberi dalle aspettative che si basano sulle esperienze precedenti.
  • Avere fiducia: essere responsabili di sé stessi e imparare ad ascoltare il proprio essere, così come ad averne fiducia.
  • Non sforzarsi: bisogna abbandonare lo sforzo legato al raggiungimento di risultati. La pratica regolare della mindfulness porta da sola a dei risultati.
  • Accettarsi: bisogna vedere le cose come sono nel presente. Questo implica accettarsi, anche se all’inizio la stessa intensità del processo emotivo porta alla negazione e alla rabbia. Questo non è sinonimo di un atteggiamento passivo, ma di volontà di vedere le cose per quello che sono.
Buddha

Mindfulness: la terapia di terza generazione

La mindfulness si configura come elemento centrale in numerose terapie denominate di terza generazione, le quali professano un avvicinamento più ampio e flessibile alle esperienze emotive stesse che favoriscono una sensazione di benessere, che coesiste con ciò che è tanto doloroso quanto inevitabile.

La consapevolezza che deriva da questa pratica risulta essere una capacità umana universale che, paradossalmente, è spenta o dormiente in noi, o nel vivere quotidiano.

Di conseguenza, in sostanza la mindfulness è fine a se stessa, un modo di vivere pienamente consapevole. Arrivare alla piena consapevolezza è qualcosa che richiede un grande sforzo quando si tratta di cambiare abitudini come la distrazione o l’evitare, quindi è normale che serva pratica per maneggiare questa tecnica e raggiungere questo stato.

Spesso, non percepiamo le sensazioni che si producono in noi, ci preoccupiamo per il futuro o continuiamo a rimuginare sul passato, il che ci impedisce di vivere ciò che è veramenete importante: il qui e ora, uno stato di consapevolezza che si può raggiungere attraverso la tecnica della mindfulness.

Immagini per gentile concessione di Claudia Tremblay.