Miti sulla mindfulness

· 9 aprile 2018

La mindfulness ci consente di prendere coscienza dei nostri movimenti, sentimenti e reazioni. Tutte queste sfaccettature sono cruciali nella nostra vita e nell’esperienza del momento presente. Ecco perché è molto utile metterla in pratica, disabilitare il pilota automatico con cui abbiamo agito per buona parte della giornata.

D’altra parte, la consapevolezza è diventata una sorta di moda o ricetta per tutto. Tuttavia, le sue origini non sono poi così attuali. Insieme a questa idea sbagliata, ne esistono altre che impediscono a molte persone di godere dei benefici della mindfulness. Qui di seguito vi elenchiamo 8 miti sulla mindfulness.

Miti sulla mindfulness

Non è solo attenzione piena

Questa tecnica è comunemente usata per riferirsi ala pratica basata su esercizi di meditazione e di respirazione che punta all’attenzione piena. Il suo obiettivo, si dice, è di controllare i pensieri indisciplinati e mantenere la mente concentrata. Tuttavia, questa semplicità racchiude uno sfondo non così semplice. Se andiamo più a fondo, ci accorgeremo che la mindfulness è molto di più.

Deriva dalla parola tibetana “drenpa”, che si traduce come “ricordare”, “conservare” o “raccogliere”. Pertanto non consiste esclusivamente nell’osservare la mente, ma nell’imparare a vivere nel presente migliorando la qualità dei pensieri. E la concentrazione su “il qui e ora” è solo il mezzo per riuscirci. Non proviamo forse a migliorare il nostro rovescio con ore e ore di pratica sul campo da tennis? Perché non insegnare alla nostra coscienza a essere più efficiente attraverso l’allenamento?

Donna che medita

La mindfulness non è una terapia psicologica

Né la meditazione né la mindfulness sono terapie psicologiche. In nessun caso sostituiscono i trattamenti psicologici o farmacologici. Se vi è stato diagnosticato un problema o un disturbo di salute mentale, dunque, rivolgetevi sempre a un professionista e seguite le linee guida prestabilite nell’intervento.

Gli esercizi di rilassamento e concentrazione possono servire da complemento a queste terapie, ma non possono essere delle alternative. Allo stesso modo, è sbagliato pensare che abbiano “effetti terapeutici”. Potremmo parlare più che altro di “effetti regolatori”, perché non riducono, ma integrano altri strumenti e tecniche di supporto.

È necessario fare tabula rasa nella mente per meditare

Uno dei grandi miti sulla mindfulness è l’idea di dover fare tabula rasa mentale. Niente di più lontano dalla realtà. Di fatto, anzi, è proprio ciò che non va fatto. Dobbiamo invece dirigere la mente dove vogliamo. Dominarla. In altre parole si tratta di farci guidare da noi stessi e non da stimoli esterni.

Il nostro cervello è progettato per pensare. Più cerchiamo di allontanare i pensieri negativi, più diventeranno intensi. Bloccare è un verbo che si oppone alla filosofia di chi pratica la mindfulness. Al contrario, l’idea è che tutto scorra e di liberare ogni pensiero.

“Quando la turbolenza delle distrazioni diminuisce e la nostra mente si calma, sorge spontaneamente al nostro interno un sentimento profondo di felicità e soddisfazione che ci aiuta a far fronte al trambusto e alle difficoltà della vita quotidiana”

-Ven. Gueshe Kelsang Gyatso Rimpoché-

La gioia e il positivismo arrivano da noi 

Questo è un altro dei grandi miti sulla mindfulness. Questa pratica consiste nell’imparare a vivere il presente nel miglior modo possibile. Ma non è né sinonimo di gioia né di positivismo. Realizzando questi esercizi di meditazione non avrete costantemente un sorriso stampato sul viso né imparerete a vedere tutto rosa. Per raggiungere questo stato, è necessario accettare i momenti come vengono. E questo dipende solo da voi.

Ciò che è certo è che la sua pratica vi fa vivere i momenti in modo più intenso. Sia quelli buoni che quelli cattivi. Aumenta il modo in cui si percepisce il ​​presente e aiuta a canalizzare e gestire le emozioni. Aiuta a non esprimere giudizi di valore e a essere più obiettivi.

Persona che pratica la mindfulness

L’abito non fa il monaco

Gli esperti dicono che entro 21 giorni chiunque può cambiare un’abitudine o incorporare una nuova routine nella propria vita. Purtroppo, questo non accade con la mindfulness. D’altra parte, non è necessario praticarla ogni giorno o ogni settimana, perché i suoi benefici sono immediati.

Se lo fate una volta all’anno noterete gli stessi risultati che avreste ottenuto se l’aveste realizzata due volte al giorno. Avete bisogno soltanto della vostra volontà. Certo, dovete conoscere la tecnica per eseguirla in modo completo, poiché non è sufficiente ritirarsi in un luogo appartato e respirare.

Non toglie tempo, aggiunge qualità alla vita

Un altro dei grandi miti sulla consapevolezza è più facile da abbattere: la mancanza di tempo. È chiaro che per praticarla bisogna avere del tempo, ma spesso ci inventiamo molte scuse. Sicuramente vi ci vuole più tempo per pensare ai motivi per cui non potete farlo piuttosto che per mettervi a praticarla.

Bastano solo 10 o 15 minuti e riuscirete a concentrare la vostra attenzione. Potete leggere, cucinare, camminare… L’unica cosa che dovete fare, però, è rimanere concentrati sul momento presente. Se lo fate in modo continuativo, vedrete che a poco a poco mediterete senza quasi rendervene conto. Il corpo lo richiede da solo.

Non è un mezzo per eludere la realtà

Molti credono che questa tecnica di meditazione punti a isolarci dalla nostra vita, a sfuggire allo stress della vita di tutti i giorni. È assolutamente sbagliato. Quello a cui punta la mindfulness è che riflettiamo e troviamo la causa originaria dello stress. Attraverso la concentrazione piena, sarete in grado di osservarlo e renderlo cosciente.

Non cerca di farci entrare in una bolla e allontanarci dalla realtà, tutto il contrario: mira a dare luce al nostro problema, concentrando tutta la nostra attenzione su di esso.

Donna durante la meditazione

È noiosa?

Un altro dei miti sulla mindfulness. Non esiste un approccio predeterminato a questa tecnica. In effetti, uno dei suoi grandi vantaggi è che non genera alcun tipo di aspettativa. Vi annoiate a scoprire voi stessi?

Forse dovremmo parlare di paura più che di noia. Timore di scoprire ciò che vediamo solo se siamo in grado di guardare dentro di noi. L’ignoto ci terrorizza. Ancora di più se si tratta di ciò che ci ha causato dolore in un certo momento della nostra vita. Concedetevi il ​​piacere dell’auto-liberazione lasciandolo uscire.