Quello che neghi ti sottomette, quello che accetti ti trasforma

13 aprile 2017 in Psicologia 0 Condivisi

Molte delle persone che si rivolgono ad uno psicologo vogliono cambiare la loro situazione di permanente malessere senza, però, cambiare se stesse. Gran parte della resistenza iniziale alla psicoterapia da parte dei pazienti riguarda, infatti, la paura di accettare quello che accade davvero. Un aspetto curioso, perché la maggior parte dei cambiamenti con buon esito passano dal riconoscere con precisione l’origine del problema.

Troppe persone valorizzano in eccesso quello che non sono e sottovalutano troppo chi sono. Parte del loro dolore è prodotto dal mondo in cui si auto-valutano. A sua volta, bisogna pensare che il dolore può renderci persone suscettibili e belligeranti.

Le nostre interpretazioni legate alle nostre reazioni emotive ci portano a soffrire e ad entrare in conflitto con noi stessi. In definitiva, siamo noi stessi la causa -o almeno i complici- della nostra stessa sofferenza.

Scegliere di adottare un atteggiamento di resistenza in molte occasioni ci impedirà di capire che la causa della sofferenza non c’entra con lo stimolo in questione, bensì con la reazione che abbiamo nei confronti di questo stimolo. Le persone che si oppongono al cambiamento sperano che in futuro i problemi migliorino da soli senza che loro debbano assumere un atteggiamento pro-attivo. Sperano di essere ricompensati senza cambiare in alcun modo i loro comportamenti che hanno causato il problema.

La felicità può esistere solo nell’accettazione. Quando accetti, ti trasformi.
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La pace viene da dentro, non cercatela altrove

Molti dei pazienti che arrivano in uno studio psicologico situano il fulcro delle loro lamentele in fattori esterni e poco controllabili. Gran parte di questa disperazione, inoltre, nasce e si mantiene perché ci fissiamo troppo su situazioni ingiuste sulle quali non abbiamo alcun controllo.

Quando non siamo capaci di regolare il nostro stato d’animo, con facilità attribuiamo agli altri la colpa del nostro malessere emotivo. Accusando gli altri, lasciamo le nostre emozioni nelle mani di terze persone.

 

Nessuno consegnerebbe consapevolmente, per quanto riguarda la sua essenza, il controllo delle sue emozioni ad un’altra persona. Tuttavia, ci restiamo male quando qualcuno non compie le aspettative che avevamo sulla sua persona. Insegnare a gestire le pressioni e le frustrazioni è un aspetto fondamentale nella dinamica mentale di un individuo e questo lavoro inizia aiutando il paziente ad accettare la sua situazione e, allo stesso tempo, la sua capacità di intervento sulla stessa.

I cambiamenti intimi precedono quelli esterni

Quando le nostre convinzioni si confrontano con quelle di altre persone o con circostanze che si allontanano dal nostro modo di vedere le cose, siamo soliti imbatterci nel malessere psicologico. Iniziare un processo di svolta personale ci aiuterà a concentrarci su noi stessi e ci allontanerà dal vittimismo, dall’indignazione e dalla rassegnazione.

L’onestà con noi stessi può risultare molto dolorosa all’inizio, ma a lungo andare è profondamente catartica. Ci permette di affrontare la verità riguardo la nostra persona e come ci relazioniamo con il nostro mondo interiore. In realtà, noi siamo gli unici in grado di perturbare noi stessi.

Solo noi abbiamo il potere di ferirci. Nonostante si scateni nella nostra mente, questa illusoria guerra personale ci provoca una serie di zavorre emozionali quali colpa, rancore, risentimento, odio, castigo e desiderio di vendetta. Tutte queste emozioni ci portano a rivolgerci ad uno psicologo, talvolta mascherate da conflitti con gli altri.

Queste emozioni sono il risultato di un’eccessiva ed esterna interpretazione di alcuni fatti ed alcune emozioni accaduti nel passato. Il problema si presenta quando questi fatti passati condizionano la nostra rete di relazioni presenti impedendoci di avanzare. Dovete pensare che solo quando accetterete il passato, potrete vivere il presente.

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