Non serve ferire per insegnare né soffrire per apprendere

· 23 marzo 2016

Per insegnare la bellezza della vita, non servono grida, brutte parole o atteggiamenti severi. Non c’è bisogno di soffrire per scoprire che sapore ha l’allegria; se così fosse, la felicità apparirebbe come una stella irraggiungibile.

Se la vostra infanzia è stata segnata da un’educazione autoritaria e severa, saprete voi stessi che, lungi dall’ottenere risultati positivi, i metodi troppo duri spesso lasciano nell’anima l’impronta delle numerose carenze affettive, insufficiente affetto e mancati riconoscimenti.

L’arte dell’educazione s’intesse attraverso l’affetto, le emozioni e l’acuta saggezza di chi comprende che insegnare significa imparare due volte, e che apprendere deve sempre essere un piacere.

C’è chi è convinto del fatto che il miglior apprendimento derivi dalla sofferenza. In realtà, si tratta di un’idea piuttosto estrema che non può essere applicata alla leggera. L’aver sofferto ci insegna sicuramente il valore di determinati aspetti, ci consente di scoprire strategie e spesso ci indirizza sul giusto cammino da percorrere.

Ebbene, seppur nella vita l’apprendimento derivi dal tempo e dall’esperienza, la possibilità di partire da una base solida e sicura come un’infanzia felice – durante la quale imparare a costruire legami forti e duraturi –, vorrà dire essere già a metà strada. Insegnare non significa soltanto trasferire conoscenza e regole. Per insegnare, non c’è bisogno di soffrire né di ricevere urla o rimproveri: insegnare significa educare alle emozioni per essere forti nella vita.

Insegnare è l’arte di accendere la curiosità

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Appare ovvio che nessuno possa conoscere la ricetta per dare ai propri figli una felicità autentica e duratura. Ebbene, un aspetto da non dimenticare è che per educare, bisogna capire, intuire e soprattutto “costruire”.

La felicità, il rispetto e l’allegria sono anch’esse chiavi per l’apprendimento della vita, poiché ci insegnano ad essere forti, ci aiutano a capire ciò per cui vale la pena lottare, e soprattutto, ciò che vale la pena mantenere in vita.

Chi non ha conosciuto la felicità nella sua infanzia non può che guardare la vita con diffidenza e timore. Durante i primi anni di vita, la sofferenza non insegna nulla: essa limita piuttosto il corretto sviluppo del bambino. Non dimenticatelo.

  • Crescere nella paura porterà a vivere sottoposti ad alti livelli di stress e ansia. Gli eccessi di cortisolo nel cervello impediscono il corretto sviluppo dell’organismo, ostacolando l’ottimizzazione degli apprendimenti.
  • L’apprendimento acquisito attraverso metodi severi non lascia tracce, bensì cicatrici indelebili nell’anima. Ciascuna emozione negativa che il bambino interiorizza nella propria mente e nel proprio cuore, comporterà una mancanza e una ferita nell’adulto di domani.
  • Per insegnare, non è necessario imporre, non serve alzare la voce o proibire: ciò di cui c’è bisogno è la capacità di accendere la curiosità. Diceva Paulo Freire che insegnare non è trasferire conoscenza, ma creare le possibilità per produrre e costruire conoscenza. E ciò potrà ottenersi soltanto mettendo in azione un’adeguata Intelligenza Emotiva, attraverso il rispetto e l’affetto sincero da donare sempre al bambino.
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Per insegnare, occorre educare il cuore

Spesso ci sforziamo di insegnare ai bambini concetti che potrebbero studiare da soli attraverso i libri o su Internet, e che probabilmente in futuro non serviranno a nulla. Bisognerebbe focalizzare gli sforzi per insegnar loro ad amare, ad essere liberi, a riflettere, a conoscere se stessi.

A poco servirà educare i bambini alla matematica e alla geografia, se prima non ci si prende cura della loro felicità, dell’importanza di apprendere cos’è l’empatia o come si gestiscono i momenti di rabbia e di tristezza.

Nonostante risulti molto più facile insegnare a un bambino le tabelline piuttosto che come sviluppare la sua autostima, tutti noi dovremmo impegnarci a farlo attraverso strategie quali:

  • Promuovere sempre un’educazione democratica in casa, dove sia possibile il dialogo e la comunicazione, e che si regga su alcune norme che il bambino possa capire in modo chiaro. Non si tratta soltanto di imporre, bensì di far capire che in casa, proprio come nella società o nella vita di ciascuno, esistono dei limiti e delle responsabilità.
  • Tenete sempre a mente che i primi anni di vita di un bambino porranno le radici sul suo modo di capire il mondo nel futuro. Attraverso le grida, la paura, sentendosi incompreso, il bambino si trasformerà in un adulto che cercherà di “difendersi” costantemente dal mondo.
  • Rispettate il linguaggio emotivo dei vostri figli, intuite in che modo essi affrontano la rabbia, la tristezza, come reagiscono di fronte al resto delle persone. Fornite loro un ambiente basato sulla fiducia, dove non esistano sanzioni arbitrarie, le burle o l’ironia.

Quando educate, tenete sempre a mente l’allegria del vivere, utilizzate il rinforzo positivo e avvicinatevi ai vostri figli come chi sa capire, proteggere e al tempo stesso alimentare l’indipendenza, la maturità e la felicità.

abbraccio 

Immagini per gentile cortesia di Marie Descombs, Art Graphic Estele