Non sono quello che mi è successo, ma chi decido di essere

31 agosto 2016 in Psicologia 111 Condivisi

Sono più di tutte le battaglie che ho perso o dei miei momenti di sconforto. Nego di essere parte di chi mi ha fatto del male. Quello che riflette lo specchio del mio presente è l’atteggiamento di fronte a quel passato che, invece di cancellare, mi sforzo di accettare e di superare per essere una persona migliore, più forte, più degna.

Boris Cyrulnik, celebre neurologo, psichiatra ed etologo francese, afferma nei suoi scritti che la resilienza è come un maglione di lana che abbiamo tessuto, senza saperlo, nel corso del nostro passato. Ogni fibra che lo compone e lo definisce è un’emozione, un pensiero, un atteggiamento positivo e coraggioso che ci ha permesso di essere ciò che davvero desideriamo e meritiamo: persone più forti.

Caro passato: non mi fai più male, non mi tormenti più. Sono più forte di tutte le ferite che mi hai inflitto e, invece di guardarti con le lacrime agli occhi, mi alzo come la persona che desidero essere: qualcuno più forte che sorride con passione al presente.
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Alcuni approcci, come la psicologia della Gestalt, ci suggeriscono strategie molto interessanti sull’argomento. Secondo i sostenitori di questa corrente psicologica, l’unica esperienza che conta è quella di vivere “qui ed ora”, con la piena consapevolezza di se stessi. Dove rimane dunque il nostro passato?

Il passato esiste ed è importante perché può determinare tanto la realtà quanto la qualità del nostro presente. Dobbiamo agire in modo responsabile, gestire quei conflitti che, in qualche modo, tormentano il nostro equilibrio in questo momento. Vi invitiamo a riflettere sull’argomento.

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Sono molto più di tutto quello che ho passato

Tu non sei quella voce che da bambino ti gridava sempre che eri brutto e che facevi male ogni cosa. Sei l’atteggiamento di fronte a quel ricordo, a quel passato. Sei la persona che ha dimostrato a se stessa di essere capace e di fare le cose davvero bene.

Tra l’esperienza traumatica di ieri e la reazione di oggi si apre tutta una strada di delicata e profonda lotta personale. Si tratta semplicemente di “rammendare” ogni giorno i nostri vuoti e le nostre ferite con il filo dell’autostima, i bottoni della speranza e le fibre di resilienza di cui parla il dottor Cyrulnik.

L’abilità di guarire cuori spezzati e anime piene di rimpianti non si sviluppa da un giorno all’altro. Il tempo, nonostante quello che si dice, non cancella né cambia il dolore di ieri. In realtà, ci trasforma. Chi ha gestito nel modo giusto un’esperienza complicata, avanzerà verso il suo orizzonte personale in modo più maturo, più coraggioso e rinnovato.

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Viceversa, chi si aggrappa al passato in modo cieco ed ossessivo perde il suo futuro. Le persone che si sforzano di immergersi nei loro vuoti oscuri, nelle voci che urlavano loro contro o nei volti di chi le ha ferite, cadranno in una completa agonia psicologica. In un labirinto personale davvero doloroso. A seguire vi proponiamo una serie di strategie per evitare tutto questo.

L’arte di navigare tra i torrenti

Se consideriamo la vita come un viaggio su un fiume, ci rendiamo facilmente conto che prima o poi possiamo imbatterci in torrenti intensi le cui acque possono investirci o addirittura farci affondare. L’arte di navigare su queste acque, a volte calme e a volte piene di imprevisti, richiede soprattutto di avere grandi strategie in ambito emotivo.

Dobbiamo essere consapevoli del fatto che di fronte alle avversità, il nostro cervello reagisce all’inizio con specifici meccanismi di difesa. Un esempio è lo stress e quella risposta cognitiva basata sulla paura, sulla sensazione di essere indifesi e sulla tendenza di anticipare il futuro in modo negativo. Qualora non sapessimo gestire queste situazioni, diventeremmo fragili foglie trasportate in maniera caotica dalla corrente del fiume e dal vento.

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L’arte di un buon navigatore comporta la capacità di mantenere l’equilibrio. L’ansia, il rumore dei pensieri negativi, la paura o il risentimento sono come sassi nel cuore che irrimediabilmente ci faranno affondare nel fiume della vita. Non dobbiamo permetterlo.

  • Gli psicologi della Gestalt ci ricordano che è necessario essere consapevoli dei fatti del passato che tormentano il nostro presente. Bisogna farli a pezzi, guardarli al microscopio per capire come stanno influenzando il nostro “qui ed ora.
  • Una volta analizzato il modo in cui ci deformano, in cui ci allontanano da ciò che davvero vorremmo essere in un determinato momento, allora bisogna affrontarli.
  • Dobbiamo pensare che non siamo gli errori che abbiamo commesso in passato. Non siamo chi ci ha negato il suo amore. Non siamo nemmeno chi ci ha disprezzato o chi ci ha lasciato per qualcun altro. Guardiamoci allo specchio ora e pensiamo a chi vorremmo essere davvero.
  • Tutti noi siamo l’atteggiamento che assumiamo nei confronti della vita e non il semplice risultato di ciò che ci è successo. La mente interpreta, valuta e affronta ogni esperienza vissuta attraverso l’autostima, la resilienza e la speranza.

Mettete in pratica questo consiglio, non limitatevi solo a farvi “trasportare” dalla corrente del fiume. Lottate ogni giorno per ciò che volete essere e tenete presente che a volte è meglio dimenticare quello che provate e ricordare quello che davvero meritate.

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