L’arte di vivere qui ed ora

13, giugno 2016 in Psicologia 9 Condivisi

Essere presenti sembra una cosa ovvia e, anche se dovrebbe esserlo, in realtà è l’eccezione. Perché? Perché la vera presenza è più che trovarsi fisicamente in un posto: significa entrare in connessione con la propria essenza, che è bellissima ed imperturbabile. Sfortunatamente, questa pace interiore viene turbata, a volte anche violentemente, dai nostri pensieri e dalle nostre emozioni che ci fanno allontanare dal momento presente, dal qui ed ora.

L’arte di vivere qui ed ora

1. Quello che non siamo: i nostri pensieri

Cartesio, il famoso filosofo francese del XVII secolo, disse: “Penso, dunque sono”. Questa frase definisce il modo in cui l’essere umano moderno definisce se stesso, ovvero attraverso le sue idee e i suoi pensieri. Tuttavia, attualmente esistono altri punti di vista che permettono di dissentire dall’erudito e rispettabile filosofo, perché, anche se i pensieri e le idee sono potenti e importanti, non smettono di essere relativi e passeggeri. Vale a dire, se definissimo quello che siamo in base a ciò che pensiamo, allora la nostra identità poggerebbe sulle sabbie mobili.

Quello che gli altri o anche noi stessi pensiamo di noi, ad esempio, non ci definisce, sono solo concetti che non arriveranno mai ad abbracciare la nostra vera essenza. Il flusso interminabile di pensieri che costituisce il nostro dialogo interiore produce un rumore che ci impedisce di ascoltare la bellissima melodia che viene dalla nostra presenza e ci fa allontanare dal momento presente.

2. Un’altra cosa che non siamo: le nostre emozioni

Da quando Freud ha introdotto il concetto di inconscio e ha cominciato ad interpretarlo, la psicologia ha cercato di individuare i modi in cui percepiamo la nostra vita mentale ed emotiva. In qualità di disciplina scientifica, questa si basa su un modello meccanicistico e razionale, con enfasi sulla patologia o la malattia. Se manifestiamo certi sintomi o comportamenti che rispecchiano determinati modelli, allora veniamo etichettati, curati e perfino condannati a “sopportare” a vita il peso di una “malattia mentale”.

Anche se è innegabile che le emozioni facciano parte della nostra umanità, anche queste, come i pensieri, sono passeggere e non rappresentano la parte più profonda e più vera del nostro essere. Le emozioni sono fenomeni temporanei come i temporali o gli uragani, passano sempre e il firmamento ricompare imperturbabile perché in realtà è sempre stato lì, per quanto possa essere stato scandaloso il fenomeno meteorologico (o psicologico).

Di conseguenza, come direbbe Eckhart Tolle, autore del bestseller Il potere di adesso, “Non prendere le tue emozioni troppo sul serio”. Queste sono più forti di noi solo se ci identifichiamo con esse e lasciamo che si impossessino di noi. Non ingannatevi, la vostra presenza è al di sopra delle emozioni ed è imperturbabile. Dall’altezza della presenza potete osservare il temporale delle vostre emozioni che poi passa: accettatele, vivetele, ma senza soffrire inutilmente. Abbiate la certezza che la vostra presenza siete voi e siete una fonte inesauribile e permanente di pace e felicità.

3. Altre cose che non siamo

L’elenco delle cose che non siamo non si esaurisce con i pensieri e le emozioni, infatti ci sono molte altre cose che ci disconnettono dalla presenza, come ad esempio il fatto di identificarci con le nostre capacità (“sono intelligente” o “sono stupido”), il possesso di cose materiali (“sono ricco” o “sono povero”), i titoli o i successi (“sono direttore esecutivo”, “sono un dottore” o “sono un delinquente”).

Tutte queste condizioni vanno e vengono e sono relative, infatti non sono altro che concetti ed etichette che non sono presenza, presenza che oggi abbiamo e domani chi lo sa. Tuttavia, ci tormentano perché ci tengono lontani dal momento presente, che invece ci consentirebbe di entrare in connessione con noi stessi. Così, ci preoccupiamo per quello che abbiamo fatto o abbiamo smesso di fare in passato oppure siamo in ansia per quello che accadrà in futuro.

È necessario, dunque, che adesso abbracciate solo il qui ed ora, il presente che è nelle vostre mani. Lì troverete la presenza, il miglior regalo che potete fare a voi stessi e agli altri.

Immagine per gentile concessione di Rachel Sian.

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