Non urlare, tanto i miei piedi sono sordi

5 luglio 2017 in Emozioni 5560 Condivisi

È inutile che urli, tanto i miei piedi sono sordi e, per quanto alzi la voce, non ti obbediranno. Io seguo la mia strada e a volte posso sbagliare, ma per quanto le tue grida siano forti, non riuscirai a rallentare i miei passi. Dimostrerai soltanto la tua mancanza di educazione.

Come si suol dire, alzare la voce non ti darà più ragione, anzi. Otterrai soltanto incomprensione e perderai il mio rispetto. Dicono che le parole siano il principale veicolo della comunicazione, ma dicono anche, e non dimenticarlo mai, che più aumentano di volume e più perdono valore.

Urliamo perché è un modo facile di attirare l’attenzione, ma in realtà dimostriamo soltanto di essere incapaci di comunicare davvero.
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Per raggiungere un punto di accordo, valgono più un “grazie” o un “per favore” ed una discussione sensata che urla che mettono a tacere qualsiasi tipo di ragione. Non urlare: raccontami, ascoltami, abbi pazienza e aiutami ad imparare dai miei errori. Dobbiamo imparare l’uno dall’altra, non perderci in sonori ululati come se fossimo dei lupi. Non siamo animali, siamo esseri razionali.

Chi urla ci cerca per attaccarci con la sua arma di combattimento: la parola

Non urlare, non mi attaccare, non usare le parole senza soppesarle. Sii consapevole che le parole, se non vengono filtrate dalla ragione, possono avvelenare un’intera relazione. Sii coraggioso e parla. Pensa che se urli non troveremo un punto d’incontro, perché io non starò al tuo gioco.

Non cercare d’intimidirmi gridando, perché non ti ascolterò. Fuggirò dai tuoi ululati come se non stessi parlando con me, perché se vuoi parlarmi, devi prima rispettarmi. La chiave del rispetto è la capacità di ascoltare e di accettare che non tutti la pensano come te… E, in alcuni casi, la prima a non pensarla come te sono io.

Non c’è modo migliore di rispettare se stessi che ignorare chi ti manca di rispetto. Se qualcuno vuole la tua attenzione deve meritarsela, non regalarla alle urla di una persona chiunque.
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Se non sai come comunicare, se senti che sei frustrato e che la rabbia arriva alle tue labbra prima che tu sia riuscito a riflettere su ciò che vuoi dire, mettiti nei miei panni. Forse così mi capirai, e non urlerai. Se non sai come farlo, ti do un consiglio: i drammi, le etichette, i “dovrei” e i “ho sempre ragione io” non sono un buon alimento per una relazione.

E non aiuta nemmeno legarsi le cose al dito per poi scoppiare e sbraitare lamentandoti di tutto quello che ti ha dato fastidio. Non aspettare dei giorni per poi urlare. Parlami subito, insegnami, condividi con me ciò che ti ha dato fastidio, così potremo capire insieme se c’è una soluzione al nostro problema. Nostro, perché è di entrambi.

Se ci troviamo ad un bivio, sarà meglio che ognuno prenda la sua strada, invece di usare le urla per esprimere il nostro dolore. Non urlare, perché così non impareremo nulla. Non urlare, se mi apprezzi, o mi ami.

Se vuoi insegnarmi qualcosa, sii un esempio per me

Non raccontarmi tutto ciò che fai per me, non assumere la parte della vittima o di quello che soffre sempre: mostrami ciò che vuoi. Sii un esempio, non un provocatore. Se chiedi qualcosa, è meglio che sia una cosa che tu stesso fai, e che lo chieda in modo educato. Ricorda che riceve colui che dà, non colui che pretende senza dimostrare nulla.

Pensa che tutti sbagliamo, che non siamo perfetti… ma che possiamo anche imparare, capire e costruire qualcosa intorno a noi. Parlami delle tue paure, aprimi il tuo cuore, lascia che io ti capisca, così potremo sostituire le urla con dei “per favore”.

Impariamo insieme, conosciamoci, non cerchiamo di cambiarci a vicenda: cerchiamo di essere chi siamo, ma in modo più educato. Non urlare quando non ti piace ciò che faccio, perché se mi vuoi bene devi accettarmi per quella che sono. Non cercare di cambiarmi urlando, mi farai solo del male. Non urlarmi, perché i miei piedi sono sordi… E per quanto tu possa alzare la voce, non deciderai dove andranno.

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