Odio la mia famiglia e adoro gli estranei

4 settembre 2017 in Psicologia 1830 Condivisi

La famiglia è quel piccolo universo nel quale impariamo a trasformarci in membri di una società. Non esistono famiglie perfette, perché non esistono né esseri umani né società perfetti. Ogni famiglia trasmette e riproduce traumi, comportamenti devianti e vuoti, in maggiore o minor misura. Tuttavia, in alcuni casi questa situazione diventa molto pesante e segna profondamente e in modo negativo uno o più membri.

In ogni famiglia si sviluppano sempre piccoli o grandi odi, i quali, anche se sembra paradossale, non precludono l’esistenza di un grande amore. Così sono gli affetti umani, ambivalenti e contraddittori. Il gruppo familiare non è esente da queste dinamiche e in ognuno di essi convivono anche rancore e meschinità.

Tuttavia, in alcuni casi non si parla di piccoli odi, ma di gravi rotture affettive. Non sono poche le persone al mondo che dichiarano apertamente il loro totale rifiuto nei confronti della famiglia dalla quale provengono. Cancellano il loro nucleo familiare. Si vergognano delle loro radici. Al contempo professano un grande apprezzamento ed una profonda ammirazione verso gli estranei, verso tutti coloro i quali non appartengono all’ambiente familiare.

Perché si arriva ad odiare la famiglia?

L’odio verso la famiglia racchiude in sé una grande contraddizione. Implica, in un modo o nell’altro, odiare se stessi. Geneticamente e socialmente siamo parte integrale di quel nucleo familiare, dunque esiste un punto nel quale siamo indivisibili da esso. Ciò nonostante, questo sentimento di mancato amore e di rifiuto verso il gruppo familiare viene provato da molte persone. Corrisponde ad un atteggiamento adolescenziale che, tuttavia, persiste in molti adulti.

Il nucleo familiare non corrisponde a quello desiderato e tale ragione è sufficiente per privarlo del proprio affetto.
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Nella maggior parte dei casi l’odio verso la famiglia scaturisce dai maltrattamento subiti o da una sensazione di grave fallimento da parte della persona in questione. La famiglia ferisce la persona quando crea aspettative che non vengono compiute, quando non si cura di aspetti fondamentali del suo sviluppo o quando impartisce un’educazione incoerente.

Il maltrattamento, dal canto suo, include molte forme. L’abbandono fisico o emotivo è una di queste; ma anche l’abuso verbale, fisico o sessuale. Anche la negligenza o la noncuranza sono altre forme di maltrattamento. Potrebbe essere inteso come maltrattamento tutto ciò che implica una negazione sistematica del valore di una persona.   

In alcuni casi i membri della famiglia si vergognano di se stessi o si sentono inferiori rispetto agli altri. Educano, dunque, basandosi su una prospettiva di auto-disprezzo. Queste famiglie di solito sono ermetiche, restie al contatto esterno. Si tratta di un altro dei semi dell’odio o del rancore successivi e una delle principali cause per cui gli estranei vengono ritenuti migliori dei propri familiari.

L’apprezzamento smisurato per gli estranei

Durante l’adolescenza tutti noi ci arrabbiamo con la nostra famiglia. Parte della ricerca della nostra identità risiede su questo conflitto. Da bambini accettiamo più o meno passivamente i parametri familiari. Quando cresciamo, però, iniziamo a metterli in discussione e ci concentriamo soprattutto su errori e sbagli. Proprio questa tensione è tra i fattori che ci permettono di diventare adulti.

È durante l’adolescenza che gli estranei cominciano a ricoprire una grande importanza per noi e influisce molto di più l’opinione dei nostri coetanei che la visione dei nostri genitori. Poco a poco negoziamo queste contraddizioni e troviamo una sorta di equilibrio. Riusciamo a risolvere questo problema solo quando ce ne andiamo di casa. Riusciamo a dare il giusto peso a quello che la nostra famiglia ci ha dato e a quello che non ci ha dato. Nella maggior parte dei casi, alla fine comprendiamo che non hanno mai avuto intenzione di farci male.

A volte il conflitto ristagna. Allora, la persona adulta non riesce ad andare via di casa o, se va via, si rende conto che il paradiso non è fuori dalle mura di casa. Che anche fuori le persone non fanno quanto promesso o non soddisfano le loro aspettative. Si può cadere, dunque, nella tentazione di incolpare la famiglia per le proprie incapacità o di credere che per gli altri, per gli estranei, la vita sia migliore, che stanno meglio perché hanno avuto una famiglia migliore.

Odiare la propria famiglia e adorare gli estranei è un’espressione del conflitto adolescenziale irrisolto. Forse non si è compreso che anche gli altri nuclei familiari hanno i loro problemi, segreti e comportamenti devianti. Forse odiare le nostre origini ci aiuta ad evadere dalle responsabilità. Purtroppo, fino a quando non supereremo questo malessere, difficilmente potremo adottare il nostro ruolo di adulti.

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