Psicostimolanti: la medicina per i bambini difficili

· 17 aprile 2017

In un mondo in cui la priorità è arrivare agli appuntamenti puntuali e perfettamente puliti, il fatto che un bambino si fermi lungo la strada per saltare dentro una pozzanghera può risultare fastidioso. E proprio per questo è facile che qualsiasi comportamento del genere porti ad una diagnosi di massa di bambini “difficili”.

L’abbiamo detto diverse volte: non esistono bambini difficili, la cosa difficile è essere un bambino in un mondo di gente stanca, sempre impegnata, spazientita e di fretta.

La cosa normale è che un bambino corra, salti, urli, sperimenti e renda il mondo intorno a lui un vero e proprio parco giochi. La cosa normale è che un bambino, soprattutto se piccolo, si mostri per quello che è, e non per come gli adulti vorrebbero che fosse.

Tuttavia, ci sono adulti che non sanno godersi l’infanzia dei propri figli e che, proprio per questo, educano i più piccoli per farli diventare più simili ad un vaso di fiori che ad un bambino in carne ed ossa. Ovviamente, questa “preoccupazione crescente” per i comportamenti distratti e irritanti dei bambini genera de diagnosi di massa di problemi di personalità da parte dei servizi di salute mentale infantile e giovanile.

L’ADHD e gli psicostimolanti: bambini difficili curati con le anfetamine

L’aumento a livello mondiale della diagnosi di Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD) ha fatto scattare l’allarme, soprattutto nei settori che hanno rapporti stretti con l’infanzia e l’adolescenza. Se questo disturbo esista davvero, almeno per come viene percepito, è in realtà una questione molto dibattuta e questionabile.

Oggi giorno, infatti, sembra che l’ADHA sia diventato un guazzabuglio di casi sempre più diversi, che spaziano dai problemi neurologici veri e propri fino a quelli comportamentali o di mancanza di risorse e abilità per gestire la realtà circostante.

** Ai lettori più specializzati potrebbe interessare sapere che la diagnosi di ADHA, o la diagnosi equivalente in altre classificazioni, è quattro volte maggiore seguendo il DMS-IV rispetto al CIE-10. Questo dato rende l’idea di quanto possa essere speculativa la diagnosi di questa “malattia”.

Non è un caso che dagli anni Novanta la prescrizione di psicostimolanti abbia avuto un vero e proprio boom. Per esempio, in paesi come la Spagna il consumo è aumentato di 20 volte e gli Stati Uniti, che ne sono il maggiore consumatore mondiale, hanno moltiplicato le prescrizioni di quattro volte.

È bene sapere che quando parliamo di psicostimolanti facciamo riferimento soprattutto al metilfedinato, una sostanza dalla struttura chimica simile alle anfetamine, la più impiegata al mondo nel trattamento dell’ADHA.

Per valutare la relazione – positiva o negativa – tra gli psicostimolanti e il miglioramento dell’ADHA diagnosticato nei bambini dal comportamento problematico sono stati condotti numerosi studi, di dubbia attendibilità, che hanno portato la comunità scientifica a dichiararsi a favore delle medicine come il metilfedinato.

Le dichiarazioni posteriori del coordinatore di questi studi, Peter S. Jensen, tuttavia, non sono state molto diffuse. Ed è un vero peccato, perché dopo la pubblicazione dei risultati, il dottore ammise di aver ricevuto delle mazzette da diverse aziende farmaceutiche multinazionali che vendevano psicostimolanti negli Stati Uniti.

Il nostro obiettivo in questo articolo non è analizzare a fondo questa questione, bensì offrirvi diversi argomenti che vi portino a guardare in modo più critico questa preoccupante abitudine: l’uso e l’abuso degli psicostimolanti da parte dei nostri figli.

È importante sapere che gli psicostimolanti si usano da moltissimo tempo per diminuire la stanchezza, aumentare il rendimento fisico ed intellettivo e migliorare lo stato d’animo. Il caffè, il tè, il tabacco, la coca… Sono tutte sostanze naturali di cui si fa uso (e abuso) dalla notte dei tempi con l’obiettivo di stimolare il nostro organismo.

Se facciamo un salto storico alle medicine psicostimolanti, è bene sottolineare che le anfetamine a livello legale sono proibite in paesi come l’Italia. Tuttavia, esiste un tipo di anfetamina, la lisdexamfetamina, che è ammessa per il trattamento dell’ADHA in bambini e adolescenti.

Per questo motivo, dovremmo chiederci com’è possibile che farmaci psicostimolanti di questo tipo siano ammessi e vengano prescritti regolarmente. A breve termine questo trattamento diminuisce i sintomi propri dell’ADHA circa nel 70% dei casi. Tuttavia, gli effetti sono identici sia nei bambini a cui è stato diagnosticato il disturbo sia in bambini a cui non è stato diagnosticato, e questo sembrerebbe indicare che non hanno nessun effetto specifico.

Il loro effetto, inoltre, non è duraturo, perché si osserva la ricomparsa di alcuni problemi in modo cronico. Ed è estremamente preoccupante la valutazione degli effetti a lungo termine degli psicostimolanti nel cervello infantile. Solo tra qualche anno potremo sapere davvero cosa stiamo facendo ai nostri bambini e cos’è davvero il Disturbo del Deficit di Attenzione/Iperattività.