Pareidolia: vedere forme che non ci sono

· 4 luglio 2018

Vi è mai capitato di vedere una faccia in una serratura o qualche forma particolare in una nuvola? Queste esperienze non sono strane, bensì piuttosto comuni ed esempi di pareidolia. La pareidolia è definita come un fenomeno psicologico in cui uno stimolo vago e casuale (di solito un’immagine) viene erroneamente percepito come una forma riconoscibile. L’individuo dà un’organizzazione e un significato a uno stimolo ambiguo o non strutturato.

Esempi di pareidolia sono i volti che vediamo nel profilo di una montagna o tra le fiamme che bruciano nel camino. Le pareidolie non sono affatto patologiche, tutto il contrario. Costituiscono un magnifico esempio di un’esperienza mentale anomala, dove il termine anomalia in questo caso non implica patologia, malattia o morbosità.

Nuvola a forma di cavallo

La pareidolia è una distorsione percettiva

I disturbi della percezione e dell’immaginazione sono solitamente classificati in due gruppi: distorsioni e inganni percettivi. Le distorsioni percettive sono possibili solo attraverso l’attività degli organi di senso.

Queste distorsioni percettive si verificano quando uno stimolo che esiste al di fuori di noi (e che è accessibile agli organi sensoriali) viene percepito in modo diverso da quanto ci si potrebbe aspettare. L’anomalia sta nel fatto che le caratteristiche fisiche del mondo degli stimoli vengono percepite in modo distorto.

Con distorsione ci riferiamo a una di queste due possibilità:

  • Percezione diversa dal solito e più probabilmente tenendo conto delle esperienze precedenti o del modo in cui le altre persone percepiscono uno stimolo.
  • Percezione diversa da quella che risulterebbe considerando solo la configurazione fisica dello stimolo. È il caso delle pareidolie.

Nel caso degli inganni percettivi, viene prodotta una nuova percezione. Questa nuova percezione di solito coesiste con il resto delle percezioni “normali”. Gli inganni percettivi non sono basati su stimoli esistenti al di fuori dell’individuo (come accade nelle allucinazioni -M).

Peperoni con una faccia

Quanti tipi di distorsioni percettive esistono?

All’interno delle distorsioni percettive troviamo la seguente classificazione:

  • Iperestesia e ipoestesia. Sono anomalie nella percezione dell’intensità (es. iperalgesia e ipoalgesia, cioè provare più o meno dolore).
  • Anomalie nella percezione della qualità. Hanno a che fare con le visioni colorate e i cambiamenti nella percezione del colore degli oggetti.
  • Metamorfopsie. Anomalie nella percezione delle dimensioni e/o della forma.
  • Anomalie nell’integrazione percettiva. Sono rare anomalie che a volte appaiono negli stati organici e nella schizofrenia. Ce ne sono di due tipi: la sensazione di una presenza e le pareidolie (oggetto di questo articolo).

Come possiamo vedere, possiamo sperimentare diverse alterazioni percettive, alcune più sorprendenti di altre. In questo articolo analizziamo le paradolie.

Le illusioni: anomalie nella strutturazione di stimoli ambigui

Un’illusione può essere concettualizzata come una distorsione della percezione in quanto definita come “errata percezione di un oggetto specifico”. Le illusioni sono pertanto percezioni che non corrispondono alle caratteristiche fisiche oggettive di uno stimolo specifico.

Da una prospettiva psicologica classica, le illusioni sono il prodotto di una disposizione o tendenza, che è quella di organizzare in un insieme significativo elementi più o meno isolati tra loro o rispetto a uno sfondo. Ci sono molti esempi di illusioni, come l’illusione di Müller-Lyer o le figure reversibili. Possiamo facilmente trovarle su internet.

Illusione di Muller

Le pareidolie hanno influenzato la cultura e la religiosità umana

Molti fenomeni, se osservati in modo superficiale, possono essere curiosi e persino divertenti. È il caso della pareidolia. Se cerchiamo online, possiamo trovare facilmente fotografie di un’esplosione, della superficie di un altro pianeta, di una nuvola o semplicemente di un punto sul muro, nelle quali le persone sostengono di vedere immagini religiose, extraterrestri, volti, animali o testi del Corano.

Il fenomeno della pareidolia può anche essere espresso in immagini uditive, ad esempio nella canzone del quetzal o nell’eco della piramide di Kukulkan a Chichen Itza. Lo troviamo anche nelle presunte voci dall’oltretomba, nel rumore bianco di un televisore o nei dischi riprodotti al contrario, in cui si possono sentire presunti messaggi satanici.

Piramide Maya

Le religioni aniconiche (che rifiutano le icone), come quella musulmana ed ebraica, presentano diverse manifestazioni associate alla pareidolia. Grazie a essa, i musulmani vedono il nome di Allah tra le nuvole, nella neve o nell’aurora boreale, manifestazioni che sono state denominate “pareidolie musulmane”, “miracoli del Corano” o “miracoli dell’Islam”.

Tra i fedeli della religione ebraica, sono noti i cosiddetti codici segreti della Torah. In essi, esperti di matematica in statistica credono di trovare testi profetici di eventi presenti o futuri. Anche in questo caso si pensa che ci sia l’influenza di fenomeni di pareidolia.

Un caso noto di pareidolia: i volti di Bélmez

I volti di Bélmez sono un fenomeno che gli adepti della parapsicologia considerano come paranormale. Questo fenomeno consiste nella comparsa di pigmentazioni, identificate come volti, sul pavimento di una casa situata a Bélmez de la Moraleda. Bélmez è una piccola città nella provincia di Jaén, in Spagna.

Questo fenomeno iniziò a verificarsi nel 1971. Esperti di parapsicologia considerarono questo evento come “senza dubbio, il fenomeno paranormale più importante del XX secolo“. Tuttavia, molti studiosi lo hanno classificato come un imbroglio.

Volti di Belmez

Il tutto potrebbe essere dovuto al fenomeno della pareidolia, con cui si spiegherebbero i volti che apparivano nella casa, sotto forma di umidità. Nonostante ciò, i volti che apparivano in Bélmez sembravano così reali che si è pensato anche che fossero stati creati in segreto dal padrone di casa.

In ogni caso, la pareidolia è un fenomeno che non finisce mai di stupirci. Trova spiegazione nel modo in cui organizziamo gli stimoli nella nostra mente ed è semplicemente un’illusione o distorsione percettiva.