Avvertire una presenza: c’è qualcuno con noi?

30 marzo 2018 in Psicologia 149 Condivisi
Ragazza avvertire una presenza

Forse qualche volta avete avuto la sensazione che ci fosse qualcun altro nella stessa stanza in cui vi trovavate, eppure eravate da soli. Avvertire una presenza, percepire di avere vicino qualcuno è un fenomeno che ricorre con  più frequenza di quanto pensiamo. Ciò non toglie che risulta essere terrificante.

Il fenomeno al quale ci riferiamo viene percepito come reale. Le persone che lo sperimentano sentono che c’è qualcuno vicino a loro, anche se non riescono a vederlo. La persona ha la sensazione di non essere sola, anche se non c’è nessuno accanto a lei. Non è nemmeno capace di identificare chiaramente uno stimolo che sostenga questa sensazione,  come per esempio una voce, una musica o qualsiasi altro segno simile.

Una donna che ha paura

Avvertire una presenza: c’è davvero un fantasma vicino a me?

I ricercatori hanno cercato di spiegare questo fenomeno in modo razionale e scientifico. Per questo motivo, hanno condotto un esperimento nel quale queste persone sono state in grado di “percepire” tale presenza. Gli scienziati hanno reclutato 48 volontari sani, che non avevano mai sperimentato la sensazione di avere accanto una presenza, con l’obiettivo di alterare certi segnali neuronali in determinate regioni del loro cervello.

Con gli occhi bendati, queste persone dovevano manipolare un robot con le proprie mani. Nel frattempo, un altro robot tracciava gli stessi movimenti dietro ai volontari. Il risultato è stato il seguente: quando i movimenti avvenivano contemporaneamente, gli individui non sentivano niente di anormale.

Tuttavia, quando i movimenti non avvenivano contemporaneamente, un terzo di essi affermava di avvertire una presenza nella stanza. Alcuni soggetti si sono spaventati così tanto che hanno chiesto che gli venisse tolta la benda dagli occhi e di terminare l’esperimento.

Questa stessa equipe di ricercatori ha realizzato una scansione del cervello a 12 persone che avevano avuto la sensazione che vi fosse una presenza insieme a loro. L’obiettivo era determinare quale parte del cervello era associata a tale fenomeno. L’esperimento confermò che le parti implicate erano quelle associate alla coscienza di se stessi, al movimento e alla posizione del corpo nello spazio.

Donna con un robot

Il cervello è l’unico responsabile

I risultati delle ricerche precedenti evidenziano che i movimenti del robot cambiano in modo temporaneo la funzione cerebrale nelle regioni menzionate. Quando le persone avvertono la presenza di un fantasma, ciò che accade davvero è che il cervello si confonde. Il cervello calcola male la posizione del corpo e lo identifica come se appartenesse a un’altra persona.

Quando il cervello presenta una certa anomalia neurologica, o quando è stimolato da un robot, può creare una seconda rappresentazione del proprio corpo. Ciò è percepito come una presenza strana dall’individuo. Tale presenza esegue gli stessi movimenti realizzati dagli individui e mantiene la loro stessa posizione.

“La mente umana funziona come una totalità, e chi percepisce non sono i sensi ma il soggetto.”
-J.L. Pinillos-

La psicologia dell’immaginazione

La psicopatologia dell’immaginazione e della percezione costituisce un tema centrale per la ricerca psicopatologica. Infatti, le ricerche psicologiche hanno dato luogo a un gran numero di teorie esplicative sulla percezione e sull’immaginazione. Ciò nonostante, queste teorie differiscono per molti aspetti.

L’illusione è un esempio chiaro del fatto che la percezione non viene determinata “oggettivamente”. La percezione non viene solamente influenzata dalle caratteristiche fisiche dello stimolo che si percepisce. Nel processo della percezione di qualcosa l’organismo reagisce agli stimoli sulla base delle sue predisposizioni, aspettative ed esperienze precedenti.

“In un certo senso, siamo capaci di anticipare l’informazione che ci offre il contesto”.

-Amparo Belloch-

Tutto questo ci porta ad affermare che la nostra elaborazione percettiva non è guidata solo dai dati, ma anche dalle nostre idee, giudizi e concetti. Per esempio, se crediamo nei fantasmi, se abbiamo la sensazione di avvertire una presenza, crediamo davvero che vi sia un fantasma accanto a noi.

Ma come facciamo a sapere se certi fati stanno accadendo davvero? Come segnalò Helmohtz già un secolo fa, non dovrebbe essere così ovvio perché gli oggetti ci sembrano rossi, verdi, freddi o caldi. Queste sensazioni appartengono al nostro sistema nervoso e non all’oggetto in sé.

Il cervello

La cosa strana, dunque, è che percepiamo gli oggetti “fuori”, quando il processo, che è una nostra esperienza immediata, avviene “dentro”. Tuttavia, altre esperienze, come i sogni, l’immaginazione o il pensiero, li sperimentiamo “dentro”.

È importante ricordare che nell’atto di percepire qualcosa intervengono il giudizio e l’interpretazione. Questo implica che le inesattezze percepite e gli inganni o gli errori dei sensi sono così normali come l’opposto, almeno in termini di probabilità (Slade e Bentall, 1988).

Avvertire un presenza: distorsione percettiva

I disturbi della percezione e dell’immaginazione di solito si classificano in due gruppi:
disturbi e inganni percettivi (Hamilton, 1985; Sims, 1988). Le distorsioni percettive sono possibili attraverso i sensi. Queste distorsioni si producono quando uno stimolo che esiste al di fuori di noi è percepito in un modo diverso da quello che ci si potrebbe aspettare.

Inoltre, in molti casi le distorsioni percettive hanno origine nei disturbi organici. Questi disturbi di solito sono transitori e possono interessare la ricezione da parte dei sensi e l’interpretazione realizzata dal cervello.

Nel caso degli inganni percettivi, si produce un’esperienza percettiva nuova che non si basa sugli stimoli realmente esistenti al di fuori della persona (come succede con le allucinazioni). Inoltre, quest’esperienza percettiva di solito coesiste con il resto delle percezioni “normali”. Infine, si mantiene nonostante lo stimolo che ha scatenato la percezione iniziale non si trovi più fisicamente presente.

Dunque, come classifichiamo la sensazione che vi sia una presenza? Potremmo inquadrarla all’interno delle distorsioni percettive. All’interno delle distorsioni percettive possiamo fare la seguente classificazione:

  • Iperestesia vs ipoestesia: anomalie nella percezione dell’intensità (per esempio, nell’intensità del dolore).
  • Anomalie nella percezione della qualità.
  • Metamorfosi: anomalie nella percezione della grandezza e/o della forma.
  • Anomalie nell’integrazione percettiva.
  • Illusioni: avvertire una presenza e pareidolie.
  • Le pareidolie si riferiscono al fenomeno psicologico che porta a trovare delle immagini, delle figure e delle facce percependo delle forme familiari dove non ci sono, ed è un gioco molto comune tra i bambini.

Donna con schizzofrenia

Se avverto la presenza di un fantasma, sto sperimentando un’illusione?

Effettivamente, sembra che sia proprio così. Un’illusione è una distorsione percettiva nella misura in cui è una percezione sbagliata di un oggetto concreto. La vita quotidiana ci offre molti esempi di esperienze illusorie.

Quante volte abbiamo creduto di vedere un amico che aspettiamo all’ingresso del cinema. Chi di noi non ha ascoltato qualche volta i passi di qualcuno dietro di sé mentre camminava in una strada solitaria e buia. Chi non ha sentito qualche volta la presenza di qualcuno (un fantasma o meno) quando, in realtà, non c’era nessun altro nella stanza.

Se qualche volta avete avvertito una presenza, non preoccupatevi. Sentire la presenza di “qualcuno” non è un segno di pazzia. Questo fenomeno può presentarsi in certe situazioni della nostra vita, come stanchezza fisica o solitudine estreme.

Tuttavia, avvertire una presenza sembra essere associato anche a stati patologici di ansia e paura, alla schizofrenia, all’isteria e ai disturbi mentali organici. In questo caso, vi consigliamo di consultare uno specialista affinché valuti dettagliatamente il vostro caso.

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