Paura del conflitto: il timore ci impedisce di difenderci

· 28 luglio 2018

Le persone che hanno paura del conflitto scelgono il silenzio e il “meglio lasciar correre” per evitare lo scontro e, secondo loro, vivere in pace. Queste dinamiche basate sulla resistenza e sulla non azione, tuttavia, le ancorano a uno stato in cui si accumulano disagio, frustrazione e, soprattutto, perdita della dignità.

Le paure, come tali, svolgono una funzione evolutiva: ci aiutano a sopravvivere, a reagire meglio ai rischi. Il vero problema del mondo moderno è che non ci sono più predatori che mettono a rischio la nostra sopravvivenza, le minacce hanno smesso di essere fisiche per diventare quasi esclusivamente paure patologiche. E queste paure, che ci piaccia o no, limitano la nostra crescita, la nostra maturità sociale ed emotiva.

La paura del conflitto è molto diffusa. Questi profili sono caratterizzati da dinamiche e discorsi mentali basati quasi esclusivamente su pensieri come: “è meglio se non faccio o non dico questo, così non si arrabbiano”, “non oso dirglielo perché potrei ferirlo”; “non so come dire a questa persona che quello che ha fatto non mi sembra giusto”.

Vivere al confine dell’insicurezza permanente non è vita. Vivere nel rifugio dell’immobilità di fronte alle ingiustizie non è salutare. Reagire a ciò che non piace e difendere i propri diritti è un principio di benessere e salute. Affrontare i conflitti e gestirli efficacemente ci aiuterà a crescere.

La persona che ha paura dei conflitti si riempie di rabbia e frustrazione, a poco a poco e in silenzio. Lo fa mandando giù tutto quello che le fa male, cedendo e lasciando che le cose accadano, una volta dopo l’altra. Finché alla fine sarà troppo tardi: finisce per essere piena, basta una goccia e tutto trabocca. 

Uomo in una bottiglia perché ha paura del conflitto

Paura del conflitto: cosa si cela dietro questo timore?

Potremmo dire che una ritirata anticipata evita molti conflitti. Lo sappiamo tutti e tutti noi qualche volta abbiamo messo in pratica questo principio, visto che in generale si tratta di una strategia che dà buoni risultati. Tuttavia, l’uso persistente della ritirata non è una risposta adeguata a tutte le circostanze. Non quando si commettono ingiustizie e dobbiamo difenderci, delimitare, reagire. L’uso continuo dell’evitamento ci porterà gradualmente nel circolo della sofferenza, in una barriera difensiva affatto salutare.

Quasi senza accorgercene, accettiamo situazioni che non vogliamo. Diamo potere agli altri e lasciamo che i nostri limiti personali si sciolgano come zucchero in una tazza di caffè. Le persone che temono i conflitti riempiono le sale d’attesa dei professionisti della psicologia e della salute per un fatto più che ovvio: finiscono per somatizzare la frustrazione (dolori muscolari, problemi digestivi, ulcere, herpes labiale…). Per non parlare dei problemi mentali, come i disturbi d’ansia.

Se ci chiediamo cosa si cela dietro questa paura corrosiva, possiamo dire che non è sempre facile delineare un profilo indicativo per ogni individuo. È possibile notare, tuttavia, alcune caratteristiche comuni:

  • Persone prive di autentica intelligenza emotiva (Non riconoscono le loro emozioni, scelgono di nasconderle, mancano di assertività, abilità sociali…)
  • Temono di perdere il legame o la relazione con gli altri esprimendo con autenticità i loro pensieri e le loro emozioni. Relazionano la sincerità a un pericolo, alla possibilità di perdere qualcuno.
  • Si preoccupano troppo dell’immagine sociale che offrono di sé: non vogliono commettere errori, creare disaccordi.
  • Quando c’è un conflitto, non sempre lo evitano. In molte occasioni optano per l’opzione politicamente più corretta: cedere o prendersi la colpa in nome dell’armonia.
  • Sono mossi dall’idea di dover andare d’accordo con tutti.
Ragazza sdoppiata

Bisogna cambiare la propria visione del conflitto

Basta dire ad alta voce la parola “conflitto” per visualizzare un campo di battaglia. Uno scenario ostile dove le parole volano e colpiscono, dove le discrepanze raggiungono l’insulto, dove le differenze generano una distanza insormontabile, dove si finisce col perdere tutto. È necessario dare una svolta, cambiare prospettiva, creare una nuova visione su questa idea.

Le persone che hanno paura del conflitto devono comprendere innanzitutto che queste situazioni possono essere molto positive. La risoluzione delle discrepanze influisce in modo efficace sulla nostra identità e autostima, aiutandoci anche a rendere più sane le relazioni e i contesti sociali in cui ci muoviamo quotidianamente. Ricordate che il conflitto può emergere in quasi tutte le circostanze: in coda al supermercato, con il nostro partner, con i figli, con un collega…

Stabilizzarci nella passività o nella fuga ci allontana dal nostro ruolo sociale. Abbiamo l’obbligo di saper essere d’accordo, dialogare, risolvere problemi, negoziare e soddisfare i nostri bisogni, la nostra integrità. Non è sbagliato, richiede lavoro, perseveranza e un adeguato allenamento delle proprie abilità sociali, di gestione emotiva e auto-conoscenza. Smettiamo di scappare da noi stessi e affrontiamo la vita per raggiungere il benessere.