Paura dell’abbandono: “Ti prego, non lasciarmi”

9 maggio 2018 in Emozioni 0 Condivisi
Donna abbracciata ad un uomo e che ha paura dell'abbandono

Sentirsi sicuri in ogni area della nostra vita è essenziale per sperimentare il vero benessere, ma lo è in modo particolare nelle relazioni. Se c’è sicurezza, emergeranno fiducia e protezione, mentre se questo sentimento è minacciato dai fantasmi del passato, le paure faranno la loro comparsa. Tra queste, la paura dell’abbandono.

L’insicurezza causata dalla paura di essere abbandonati può minare una relazione, specialmente quando è il frutto di un’infanzia problematica taciuta. Senza rendersene conto, chi nutre questa paura in modo ossessivo può finire per fare in modo, attraverso i suoi comportamenti, che l’altro trasformi in realtà ciò che pensa o che la relazione diventi così distruttiva che entrambi i membri siano intrappolati in una spirale di disagio e sofferenza.

Avere paura che la relazione non funzioni in modo perfetto è normale. Ma vivere in una situazione di continua sfiducia e ipersensibilità al rifiuto provoca solo disagio e instabilità. Vediamo in modo più approfondito cosa implica la paura dell’abbandono.

L’importanza del legame di attaccamento

Durante il primo anno di vita stabiliamo un legame affettivo, noto come attaccamento, con la persona che si prende principale cura di noi. Attraverso questa relazione e il tipo di legame che costruiamo, ognuno di noi acquisirà una serie di capacità emotive che metterà in gioco nelle future relazioni interpersonali.

Il fatto che questo legame non sia stato stabilito o che non abbia soddisfatto i nostri bisogni fisici ed emotivi può aver condizionato la nostra crescita facendoci sentire privi di protezione, insicuri e diffidenti. Questa è una delle cause stabilite dalla teoria dell’attaccamento per spiegare il profondo sentimento di abbandono vissuto da molte persone sebbene siano circondate da altre che le amano. Facciamo un esempio per capirlo meglio.

Bambina con una lacrima

Un bambino ha fame perché non ha mangiato per diverse ore. Si sente spossato e gli unici comportamenti che manifesta sono il pianto e l’agitazione. Sua madre, in questo caso la principale figura che si prende cura di lui, coglie i segnali che emette e interpreta che ha fame. Perché? Perché ha imparato a rilevare i suoi bisogni fisici ed emotivi e a calmarli, interagendo con lui. Questo ripristinerà il suo equilibrio fisiologico ed emotivo.

Se il bambino vive ripetutamente questa esperienza finirà per cercare la vicinanza fisica con sua madre, nella sicurezza di ottenere da ciò calma e recuperare l’equilibrio. In seguito nello sviluppo, il bambino sarà in grado di sopportare un turbamento solo vedendo la madre avvicinarsi o sentendola dire “sto arrivando”. Infine, quando gli succede qualcosa nella fase adulta, si calmerà pensando che in poche ore incontrerà un parente, il suo partner o un amico. Il suo cervello ha imparato che può essere calmo e che è una sensazione permanente.

Ora, se il cervello infantile non ha mai provato questa sensazione di calma o la convinzione che dopo un malessere possa apparire uno stato di tranquillità, nemmeno il suo cervello da adulto avrà questa sicurezza. Non si sentirà sicuro in una relazione intima perché non l’ha mai imparato.

L’assenza di contatto e la mancanza di assistenza si traducono in una maggiore produzione di adrenalina che predispone a comportamenti più aggressivi e impulsivi e una grande difficoltà nella gestione emotiva.

Paura dell’abbandono nella coppia

Come possiamo vedere, ci sono delle ferite, come la sensazione di abbandono, che sebbene non siano visibili, sono radicate nella parte più profonda di noi e sono in grado di condizionare buona parte della nostra vita. Situazioni vissute durante l’infanzia che lasciano il segno e che sono in grado di distruggerci dentro, senza che ce ne rendiamo conto.

Bowlby stabilì che i legami affettivi formati durante l’infanzia persistono sotto forma di modelli nel mondo rappresentativo dell’adulto. Affermazione con cui Hazan e Shaver concordano attraverso le loro indagini. Hanno mostrato che il comportamento adulto nelle relazioni è modellato dalle rappresentazioni mentali originate nella relazione tra il bambino e chi lo ha accudito.

La paura dell’abbandono nelle relazioni ha le sue radici nell’infanzia. Sono questi i fantasmi del passato che tornano, insieme all’insicurezza, per ricordarci che non siamo degni di ricevere amore o di essere trattati bene. Di solito appaiono perché il cervello riceve un segnale di allarme.

Una parola, un luogo, un comportamento o un ricordo sono sufficienti per attivare la situazione di emergenza nella persona che non è mai arrivata a sentirsi completamente al sicuro. A partire da ciò, iniziano a verificarsi un gruppo di emozioni e comportamenti: instabilità, apatia, tristezza…

Coppia abbracciata

D’altra parte, la persona che sperimenta la paura dell’abbandono di solito sviluppa dipendenza emotiva verso l’altro, manifestando con frequenza il bisogno della sua approvazione. Anche se la relazione è tossica, dunque, non è in grado di chiuderla o di prendere le distanze. È come se non fosse nessuno senza l’altro e per mantenere il rapporto è capace di fare qualsiasi cosa. Tutto, tranne riaprire le sue vecchie ferite.

In alcuni casi, la paura dell’abbandono genera una sorta di dipendenza dal non apprezzamento e dall’auto-disprezzo. La persona, non sentendosi in alcun momento voluta o sicura, ha bisogno di confermare che questa identità è ancora lì. Motivo per cui se trova protezione e sicurezza, finisce per disprezzarla o non crederci. La sua realtà è formata dalla profonda traccia di uno stress post-traumatico non trattato.

Guarire la paura dell’abbandono

La paura dell’abbandono è una ferita emotiva molto profonda, radicata nell’infanzia. Guarire questa ferita implica accettare e perdonare il passato per lasciarlo andare. Un compito complesso, soprattutto se la persona non è consapevole di come è condizionata dalla precedente esperienza o se le sue difese, che sono state costruite come protezione, sono troppo impermeabili. Nei casi più complessi è infatti consigliabile rivolgersi a un professionista per cercare aiuto, soprattutto con i primi passi.

Un altro aspetto da tenere a mente e su cui lavorare è l’autostima. Di solito è fragile o del tutto rotta. In questo senso, imparare ad apprezzare sé stessi è fondamentale per rompere la trappola della dipendenza emotiva. Con una buona autostima sarà molto più facile gestire emozioni e pensieri ancorati all’esperienza passata.

  • Emozioni come rabbia, risentimento, paura o tristezza sono molto comuni in persone che hanno paura di essere abbandonate. Imparare a ridurne l’intensità, a decifrare quello che vogliono dire davvero e trasformarli per reinventarsi è fondamentale.
  • Anche le ipotesi e le aspettative negative sono elementi da tenere in considerazione. Il più delle volte è il pensiero a dare forza alle nostre paure, facendole crescere. Se abbiamo paura di essere lasciati, saremo più dipendenti dal comportamento e dalle parole del partner, inoltre li interpreteremo male per confermare quello che temiamo.

Cuore di carta, simbolo della paura dell'abbandono del partner

Come possiamo vedere, guarire la paura dell’abbandono implica ricostruire noi stessi. Un processo che richiede tempo e soprattutto imparare a dare la priorità a sé stessi e a scoprire le proprie paure. Senza dimenticare che in molte occasioni quello che crediamo stia accadendo fuori non è altro che la proiezione di quello che ci spezza dentro.

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