Perché portiamo rancore?

27, luglio 2015 in Emozioni 35 Condivisi

Il rancore è un’emozione negativa che non ci permette di dimenticare una situazione che si è verificata nella quale ci siamo sentiti feriti. A causa del dolore che questa situazione ci ha provocato vogliamo restituire il “favore” a chi ce l’ha causato, aspettando il momento migliore per agire. Per questo, il rancore ci fa solo stare male per molto tempo.

Perché prolunghiamo il nostro malessere?

Il rancore è in realtà un’emozione non risolta, dovuta a una situazione che ci ha fatto stare male e che non abbiamo affrontato, ma che abbiamo messo momentaneamente a tacere, prolungando a tempo indeterminato il nostro malessere.

Il rancore rimane, e con questo anche la sofferenza, perché proviamo risentimento nel profondo che non ci permette di risolvere il problema, ma che al contrario ci fa conservare il nostro dolore.

Cos’è il risentimento?

Il risentimento è ciò che precede il rancore. È un’emozione di dolore e rabbia rispetto ad una situazione vissuta o verso una persona che ci ha fatto stare male.

Portare risentimento significa non aver dimenticato ciò che è successo, e quindi, rimanere con il dolore e la rabbia, come se la situazione si fosse appena verificata.

Che conseguenze ha il risentimento?

Il risentimento ci impedisce di vivere il presente, ci fa portare sempre addosso il peso di quanto successo, così come la presenza delle emozioni generate, come il dolore, la rabbia, la tristezza e il rancore.

Il risentimento è un carico che non ci permette di andare avanti, che ci fa rifiutare situazioni del presente, per colpa del ricordo del dolore di una determinata situazione, per cui saremo sempre incapaci di goderci il momento attuale.

Cosa succede quando si porta rancore

Il rancore non ci permette di voltare pagina, perché si aspetta il momento migliore per “restituire il dolore“. Gli atteggiamenti delle persone che portano rancore girano intorno all’intenzione di ristabilire l’equilibrio, facendo pagare l’accaduto alla persona responsabile.

È un’emozione che favorisce la vendetta, l’ostilità e l’aggressività, così come l’odio verso la persona responsabile della sofferenza e del danno inflitto.

Chi soffre per il rancore?

È importante essere coscienti che l’unica persona che soffre è la stessa che porta rancore e che, sia questo sentimento che il risentimento, non fanno nient’altro che prolungare le sofferenze, senza risolverlo.

rancore

La vendetta è la soluzione al rancore?

La verità è che il tempo ci allontana da quella situazione vissuta e dalla persona che ce l’ha fatta vivere e la cosa più probabile è che non risolviamo mai il nostro rancore.

E anche se esistesse la possibilità di vendetta, questa non sarà mai la soluzione al dolore accumulato, poiché le conseguenze o i conflitti successivi alla restituzione del danno subito non ci faranno mai stare meglio. Perché il dolore altrui non può placare il nostro dolore. La vendetta non è il cammino verso la soluzione della nostra sofferenza.

Come liberarsi dal rancore e dal risentimento?

In primo luogo, la cosa più conveniente sarebbe risolvere la situazione quando questa si verifica, per esprimerci e farci rispettare sul momento. Se agiremo in questo modo, non proveremo risentimento, perché avremo affrontato la situazione e, quindi, non esisterà ne rancore, né tutto ciò che questo comporta.

Se già convivete con il rancore e con il risentimento, il miglior modo per liberarvene sarà accettare quanto successo e rispettare il comportamento dell’altra persona, responsabile della sgradevole situazione.

Dopodiché, potrete decidere che relazione mantenere con quella persona, poiché rispettare non significa condividere il suo modo di agire, e per tanto, non dovete vivere una situazione simile un’altra volta.

In questo modo smetterete di soffrire, vi libererete da un peso innecessario, che non vi farà vivere il presente in modo felice.

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