Sono una di quelle persone rare che non sanno arrendersi

17 novembre 2016 in Psicologia 759 Condivisi

Forse anche voi fate parte di questa categoria, quella delle persone rare, testarde e all’antica che non sanno arrendersi. Anche se il corpo è dolente e le cicatrici iniziano a pesare, la mente non getta mai la spugna. Non ci lascia rinunciare ai nostri sogni perché, anche se questa rinuncia può essere un atto teatrale, ci allontanerebbe da essi.

Stiamo senz’altro parlando di perseveranza, ovvero il contrario della pigrizia dell’anima. L’opposto del disfattismo che spesso ci viene suggerito dalla società stessa, con i suoi muri e le sue fortificazioni.

Sören Kierkegaard ha lasciato un messaggio molto chiaro nei suoi libri: quando l’ambiente che ci circonda ci infonde solo disperazione, c’è un solo antidoto possibile: la speranza. Una speranza grazie alla quale il motore della perseveranza può funzionare.

Io sono una di quelle persone che sanno cosa vogliono e cosa non vogliono nella loro vita. Di quelle che non sanno arrendersi, che capiscono che le cose non cascano dal cielo e che, a volte, anche se ci sentiamo abbandonati da tutto e da tutti, c’è una sola opzione rimasta: continuare ad andare avanti.

Al giorno d’oggi, a causa del forte peso economico e sociale esercitato sul mondo, è comune lasciarsi portare alla deriva dal disfattismo. Perdere il lavoro, fallire in un progetto o lasciarsi alle spalle un orizzonte di aspettative con un partner stabile e un piano di vita insieme significa vivere un crollo totale del nostro cemento di base e anche della nostra identità.

È comprensibile. Tuttavia, se la sconfitta ci ha fatti cadere, dobbiamo alzarci di nuovo in nome dei nostri sogni. Invece di soccombere alla disperazione, è necessario assumere un atteggiamento propositivo in modo da fare scudo contro la sofferenza.

Pertanto, respirate profondamente e continuate ad avanzare, perché arrendersi è proibito.

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Modificare l’inerzia e trasformarci in puro movimento

I poeti, con la loro eccezionale arte in grado di dare forma alle emozioni, hanno definito la depressione con termini davvero impressionanti, come ad esempio “la bocca del lupo”, “un pozzo senza fondo”, “la pancia della balena”, o “la buia notte dell’anima”. Tali concetti alludono ad un’idea che la neuroscienza ha studiato per anni ed anni, ovvero il fattore-tempo nel cervello depresso.

Siamo davanti ad un rallentamento. È come se la vita, il suo suono e il ticchettio stesso degli orologi si fossero fermati. La chimica cerebrale ci mette in uno stato di malinconia perpetua in cui tutto è stagnante. In questa situazione, c’è da notare un dato obiettivo: l’incertezza davanti al futuro, quando perdiamo il lavoro o quando ci lasciamo con il nostro partner, ci costringe in un angolino emotivo in cui ci troviamo prigionieri e niente avanza.

Tutto si ferma, ed è allora che la speranza si atrofizza e un ospite indesiderato fa la sua comparsa: la depressione. Se è questo che provate adesso, ricordatevi che arrendersi è una scelta e mettersi in movimento un obbligo.

Questi concetti ci vengono spiegati in“Il piccolo libro delle grandi decisioni”. In questo interessante testo, troviamo fino a 50 esempi di decisioni prese davanti ai complessi labirinti personali.

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La soluzione di queste strategie è più o meno sempre la stessa: bisogna avere forza di volontà. Ma come ottenerla con tutta questa sofferenza emotiva? Bisogna avere ben chiaro che sulla forza di volontà c’è da lavorare e da istruirsi e che essa si fortificherà attraverso l’attenzione piena e lo sforzo.

Il coraggio di non arrendersi deve essere un nostro valore di vita, un pilastro della nostra anima, la radice che nutre la nostra essenza.

A volte arrendersi significa essere consapevoli che ne abbiamo già avuto abbastanza

Fino adesso, abbiamo visto che per affrontare le avversità è necessario avanzare. Evitare la quiete e l’anestesia del cervello causata dall’assenza di speranza, di prospettiva e di sogni. Ebbene, c’è un altro punto che va considerato.

A volte arrendersi è necessario, soprattutto per accettare che un processo è giunto al suo termine. Capita che non ci siano altre possibilità oltre a mettere via una parte della nostra vita e avanzare. Ricominciare tutto, pur con il rischio di perdere ciò che avevamo conservato.

In questo caso la difficoltà è doppia e ancora più delicata. Possiamo lottare ogni giorno per ottenere una promozione sul lavoro, per mantenere al nostro fianco la persona che amiamo; tuttavia, se non c’è amore, le battaglie non servono a niente. Se non c’è possibilità di miglioramento professionale, è inutile continuare a sognare l’impossibile. Anche per accettare tutto questo ci vuole coraggio e superarlo significa essere veri e propri campioni.

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Ci sono battaglie che, semplicemente, sono perse in partenza. Riuscire a vederlo o arrivare fino al limite degli sforzi ci rende ugualmente degni. Tutte queste lotte non offrono nessuna lezione, nemmeno quelle in cui siamo rimasti lontani dall’obiettivo iniziale.

Ciononostante, ricordatevi che arrendersi di fronte ad un fatto o ad una persona in particolare non significa perdere contro la vita. A volte una perdita è anche la conquista di noi stessi, e non c’è niente di più nobile e saggio di questo.

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