Quante volte ho pianto senza sapere che la vita mi faceva un favore

· 17 settembre 2016

Quante volte abbiamo pianto di nascosto senza sapere che la vita ci stesse facendo un favore, senza capire che quanto accaduto non era la fine del mondo, ma l’inizio di una cosa migliore. Esistere vuol dire cominciare varie volte, chiudere una finestra per aprire una porta mentre ci asciughiamo le lacrime per chi non le ha mai meritate.

Albert Einstein era solito dire che se c’era una cosa per cui era grato erano tutte quelle persone che durante la sua vita gli avevano detto di “no”. Ogni delusione ricevuta da chi si era negato di aiutarlo nel momento del bisogno, gli permise in seguito di trovare la motivazione con cui imparare a fare le cose da solo; ad essere più forte.

Nessuno sa quanto ho pianto né tutto quello che mi hanno insegnato queste lacrime. Al giorno d’oggi sono il risultato di ognuno di quei pianti silenziosi che ho lasciato scappare e non per debolezza, ma perché mi sono stancato di essere forte…

Ci sono volte in cui, in silenzio, non ce la facciamo più. Lo stress emotivo causato da tante delusioni, dai fallimenti e da ogni “no” trovato lungo il cammino ci obbliga a trattenerci. È allora che appare l’impossibilità di difendersi e la chiara sensazione di aver perso il controllo sulle nostre vite.

Judith Orloff, psichiatra ed autrice del libro “Emotional Freedom- Libertà Emotiva. Liberati delle emozioni negative e trasforma la tua vita”, ci dice che il primo passo per ottenere l’equilibrio interiore è il pianto. Dopo le lacrime, arriva la calma e, in seguito, la limpidezza. Vi invitiamo a riflettere al riguardo.

sole che piange

Piangere per le esperienze apprese: la sofferenza utile

È probabile che se in questo preciso istante potreste viaggiare nel passato, provereste compassione della vostra persona vedendovi piangere per futili motivi. Tutte quelle lacrime versate per chi non ha mai meritato il nostro affetto o per ogni momento di angoscia per un progetto o un sogno che non è mai stato davvero importante adesso sono ricordi indimenticabili. Sogni rotti, ma utili al tempo stesso, iscritti in quelle nuvole passeggere dei nostri cicli vitali.

Bisogna sottolineare che nessuno giunge a questo mondo già esperto. Le lacrime sono come i riti di passaggio di cui bisogna fare esperienza per continuare a crescere, per sapere chi merita di far parte della nostra vita e chi no, per metterci alla prova e misurare la nostra forza.

In psicologia si parla spesso della cosiddetta “sofferenza utile”. È un termine che attira l’attenzione in modo particolare e, ci crediamo o meno, si presenta più di quanto pensiamo. Fa riferimento a quei momenti in cui quanto più siamo consapevoli del nostro dolore, più lo perpetuiamo.

Esempi di ciò sono le relazioni di coppia tormentose, nelle quali, lungi dal voltare pagina per smettere di sperare l’impossibile e liberarci dal dolore, siamo sempre più intrappolati nelle sue sabbie mobili. Mentre la sofferenza utile ha fine e ci permette di liberarci del peso per pulirci dentro ed imparare, quella inutile non aprirà mai la strada al cambiamento, alla crescita interna.

cono da cui escono farfalle

Dopo il dolore, arriva l’opportunità

Probabilmente avete sentito in numerose occasioni l’espressione “solo chi ha sofferto è in grado di capire cosa vuol dire davvero vivere”. Bisogna ricordare che non è del tutto vero. Anche la felicità insegna, ci offre risorse adeguate. L’avversità è, a sua volta, la croce nel cammino attraverso cui dovrà passare la maggior parte di noi.

Anche io ho pianto per alcune cipolle, per i sogni portati via dal vento e per i dolci desideri divenuti amari…

Quando la oltrepassiamo, quando proviamo il dolore sotto una delle sue forme, non siamo più gli stessi. Per questo motivo, è necessario favorire “una sofferenza utile”, della quale abbiamo parlato prima, questa che ci permette di imparare ad essere più abili, ad adottare migliori strategie con menti resilienti ed essere persone capaci di vedere nuove opportunità. Anche se pensiamo che la vita ci ha dato un “no” rotondo, a volte non è altro che un aspetta ancora un po’.

mano che apri libro da cui escono fiori

Judith Orloff, nel libro citato all’inizio dell’articolo “Emotional Freedom- Libertà Emotiva. Liberati delle emozioni negative e trasforma la tua vita”, ci insegna che, per poter vedere le opportunità nei tempi bui, è necessario generare un’adeguata calma interiore.

  • Lo sfogo emotivo è un meccanismo adeguato e catartico per calmare la mente e vedere le cose in un altro modo.
  • Dopo aver pianto per una delusione, per una rottura o per un fallimento, è necessario generare il cambiamento. Molto spesso cadiamo nell’errore di aspettare che accada qualcosa intorno a noi per poi trovare una motivazione, un proposito che ci permetta di proseguire per lasciare indietro quanto accaduto.
  • Non è il giusto modo di affrontare la vita. La cosa più giusta da fare è “essere noi stessi il nostro cambiamento”. Non bisogna aspettarlo da fuori, ma indurlo da dentro, perché è proprio quando si smette di sperare e si reagisce, che la vita cambia.

In fin dei conti, è in questi momenti di difficoltà personale che si scopre quanta forza si trova dentro di noi e tutto quello di cui siamo capaci. Anche se non ci credete, siamo come le querce: più veniamo investiti dal vento, più cresciamo forti.