Pisantrofobia: la paura di fidarsi degli altri

10 novembre 2017 in Emozioni 6305 Condivisi
Ragazza triste che soffre di pisantrofobia

La maggior parte di noi ha sofferto almeno una volta una delusione amorosa o un tradimento da parte di un amico o di un familiare. In seguito a ciò, ci è stato difficile fidarci nuovamente della persona in questione. Già di per sé fidarsi non è un compito facile, ma se per di più si presenta la pisantrofobia, si trasforma in una autentica chimera.  

La fiducia non è gratuita e si disintegra lentamente quando cerchiamo dei punti intermedi: ci si fida o non ci si fida. È frutto di mesi e anni di relazioni ed esperienze condivise. Sappiamo di dover aspettare molto prima di ottenerla, ma davvero poco per perderla. Ma si dice anche che la speranza è l’ultima a morire e che il tempo cura (quasi) ogni cosa.

Cos’è la pisantrofobia?

La persona che soffre di pisantrofobia prova una paura irrazionale di stabilire una relazione intima e personale con un altro individuo. Le esperienze traumatiche o nocive vissute in precedenza l’hanno segnata al punto che la paura supera la voglia di fidarsi di altre persone.  

Chi prova tale fobia inizia a presentire che tutti, prima o poi, la deluderanno o tradiranno. Diventa una persona estremamente sfiduciata, che teme che possa ripetersi la situazione che le ha causato sofferenza in passato; per questo motivo, non permette che vi sia la benché minima possibilità di riviverla.  

Donna che riflette dopo una lite di coppia

“Perché succede sempre a me?”, “Non sarò mai felice”, “Resterò solo per sempre”. Sono alcune delle frasi che queste persone si ripetono come diagnosi di una situazione che genera in loro una forte impotenza: volere, ma non potere. Insieme alla sfiducia, dunque, provano anche disillusione, frustrazione, tristezza, rabbia, colpa o vergogna generalizzata.

Condotte sviluppate dal pisantrofobico

Nessuno vuole soffrire, ma se perdiamo la fiducia, perdiamo la base essenziale di qualsiasi rapporto interpersonale. Le conseguenze della pisantrofobia non si limitano al solo piano affettivo, bensì si trasferiscono ai restanti ambiti della vita: lavorativo, familiare, di coppia o socio-culturale.

Le sue auto-suggestioni, portano la persona ad attuare comportamenti antisociali e di isolamento che nuocciono a tutti questi contesti. Alcune di queste condotte sono:

  • Evitare di realizzare attività che implichino un contatto interpersonale intimo. L’introversione è frutto della paura delle critiche, di un timore estremo di essere giudicato, rifiutato o tradito.
  • Non assistere a eventi o incontri nei quali bisogna riunirsi con sconosciuti e nei quali non si è sicuri di fare simpatia agli altri.
  • Non assumersi nessun rischio che possa mettere in pericolo a livello emotivo. La persona si mostra molto restia a impegnarsi sentimentalmente agli altri. Ha timore di aprirsi. Per questo motivo, spesso viene considerata una persona solitaria, introversa, riservata ed ermetica.
  • Evitare di mantenere relazioni intime a causa della paura di essere nuovamente delusi. Non si vuole trovare un altro partner per timore di soffrire di nuovo.

Tutte queste ripercussioni aumentano di intensità in base al grado di coinvolgimento del pisantrofobico con l’altra persona.

La mancanza di fiducia è anche personale

Spesso le difficoltà a fidarsi degli altri partono da una mancata fiducia in se stessi. Questa mancata fiducia compromette in modo diretto l’intuito, o il sesto senso, che ci dice se possiamo fidarci di una persona o meno.

Le persone pisantrofobiche non sono prive di tale intuito, ma non si fidano della loro capacità di giudizio. D’altro canto, le persone che non presentano tale fobia sanno bene che l’intuito a volte sbaglia, ma ciò non genera in loro un panico estremo che le convince di non poterlo fare, dunque si fidano del proprio criterio in assenza di uno migliore.

Questa mancanza di fiducia nel proprio intuito di solito riduce anche la fiducia verso altre abilità, come quella di difendersi in caso di aggressione. Pensando di essere ancora più indifesi, si diventerà sempre più sfiduciati. In questo modo, il cerchio si chiude e la fobia è sempre più limitativa.

Costruire un vincolo affettivo in un contesto tale diviene un compito molto difficile, alla pari di voler scalare una montagna molto alta soffrendo di vertigini. La paura di cadere aumenta a ogni passo fino a superare, per dimensione e intensità, la voglia di andare avanti. Per questo motivo, molte persone con pisantrofobia interrompono in modo brusco le loro relazioni: le loro forze non sono sufficienti per continuare a scalare, per approfondire la relazione e a far sparire le vertigini.

Uomo che pensa

La terapia: la scelta migliore

La fiducia non torna dall’oggi al domani, né in se stessi né verso gli altri. Per superare la pisantrofobia, dunque, è importante chiedere aiuto. Lo psicologo può aiutarci a superare l’evento che ci ha feriti emotivamente. Attaccando la causa, ci sono buone probabilità di risolvere anche il problema.

  • Vivere un corretto processo di lutto è vitale per potersi fidare di nuovo. A tale scopo, è necessario accettare il dolore che si prova e non fuggire dai propri sentimenti. Non conviene nemmeno minimizzare il problema o guardare da un’altra parte.
  • Richiede tempo e riposo. Le emozioni devono stabilizzarsi, dunque non è una buona idea iniziare una nuova relazione. Oltre a essere affrettato, molto probabilmente non si è ancora pronti per fidarsi e possono risorgere traumi passati.
  • Affrontare le situazioni quotidiane che richiedono fiducia negli altri. Ad esempio, delegare alcune faccende al partner che ci permettano di aumentare a poco a poco la sicurezza in lui, svolgere alcune attività insieme o naturalizzare il disturbo.

Fidarsi di nuovo degli altri, oltre a essere un’autentica sfida, è un bisogno vitale. La fiducia che diamo alle persone care apporta molteplici benefici. Tra essi, aumenta la felicità e la sicurezza in sé, condizioni che ci permettono di affrontare meglio i problemi e di ridurre lo stress. Vale senz’altro la pena di provarci.

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