Potere del gruppo: delegare le responsabilità

· 17 giugno 2018

Ognuno di noi appartiene a un gruppo con cui condividiamo interessi personali, professionali o altro; è un processo essenziale per sentirci realizzati come individui. Il potere del gruppo ci fa sentire sicuri, forti, bene con noi stessi, ma ci condiziona anche. Quante volte ci siamo trovati nel dubbio, ma alla fine abbiamo ceduto all’inerzia e all’idea rassicurante che gli altri hanno agito nello stesso modo?

Il gruppo orienta i nostri pensieri e il nostro comportamento. All’interno della socializzazione secondaria, è uno degli elementi più importanti nell’apprendimento delle norme sociali. Il gruppo ci aiuta a superare le avversità, ma è anche uno scudo che ci protegge dal male che a volte noi stessi compiamo. Il problema sorge qui, quando giustifichiamo le nostre azioni con “lo hanno fatto anche gli altri”.

Il potere del gruppo ci dà sicurezza, ma ci condiziona

Il gruppo e l’identità

Sin dalla nascita facciamo parte di una collettività: la società. Siamo membri di una comunità che racchiude in sé molte persone. Tuttavia, quando cresciamo non identifichiamo il nostro gruppo con la società nel suo complesso e percepiamo noi stessi come individui. Per questo motivo, dedichiamo parte dei nostri sforzi e del nostro tempo a cercare un riferimento, qualcuno con cui sentirci a nostro agio.

Il gruppo è un elemento importante nello sviluppo della personalità e della morale, forgia la nostra identità e nell’adolescenza acquista maggiore importanza. I genitori smettono di essere una guida e vengono relegati a un ruolo di secondo piano. In questa fase cerchiamo altre fonti di conoscenza ed è nel gruppo che terminiamo il consolidamento della nostra personalità.

Amici che parlano e ridono

Il potere del gruppo e la deindividuazione

Dunque l’identità individuale si trasforma in identità di gruppo. Non ci percepiamo come individui unici dotati di coscienza propria, ma come parte integrante di gruppi diversi. In un certo senso, perdiamo parte della nostra coscienza e ci lasciamo trasportare, in alcune circostanze, da quello che fanno gli altri. Questo è uno degli effetti del potere del gruppo.

È, in se stesso, un inconveniente poiché deleghiamo il criterio e la responsabilità dei nostri atti ad altri. Il problema diventa enorme quando tali atti sono antisociali e non rispettano le norme.

La deindividuazione sorge come perdita di quell’autocoscienza che porta l’individuo a sfuggire alla propria identità come soggetto. La responsabilità, quindi, non è legata agli atti che compiamo in quanto individui, ma in quanto membri del gruppo cui apparteniamo.

In altre parole, si spartisce la responsabilità tra tutti i membri. “Ho agito male, ma anche gli altri.” In questo modo, l’azione perde forza ed è vista come meno offensiva, poiché le conseguenze non sono state generate solo da noi, ma più persone vi hanno partecipato.

Questo fenomeno aumenta quando, oltre a essere in un gruppo, abbiamo il volto coperto. L’anonimato fisico rende difficile il nostro riconoscimento, ci conduce a uno stato di invisibilità di fronte al mondo. La responsabilità, quindi, è ulteriormente diluita ed è più difficile sentirci in colpa per ciò che abbiamo fatto. Dopotutto, nessuno sa chi siamo.

Il potere della situazione

Il potere della situazione spiega in che modo modifichiamo il nostro comportamento quando mettiamo in secondo piano il pensiero individuale. Il contesto in cui ci troviamo guida le nostre reazioni.

Un esempio che rappresenta bene questo concetto è l’esperimento di gruppo condotto da Asch. La prova consisteva nel fornire la risposta più corretta a un problema. All’interno del gruppo, alcuni partecipanti erano d’accordo e dovevano dare una risposta palesemente sbagliata. Tra i partecipanti ignari, un’alta percentuale diede la risposta sbagliata pur ammettendo che da soli avrebbero operato una scelta diversa.

Un fiammifero verde tra fiammiferi rossi

Questo dimostra quanto sia importante quello che gli altri pensano di noi e come adattiamo il nostro comportamento pur di essere accettati dal gruppo. Agiamo adattandoci a quello gli altri si aspettano da noi. Molti partecipanti dell’esperimento erano consapevoli di star fornendo una risposta sbagliata, ma hanno preferito sbagliare pur di essere “accettati”.

Il gruppo è parte di noi, ci cambia e noi stessi influenziamo gli altri. Migliora la nostra capacità di entrare in relazione, ci permette di scambiare informazioni e di condividere interessi. Tuttavia, la pressione del gruppo diluisce, in alcune situazioni, la percezione delle nostre azioni negative. La filosofia che emerge è semplice “se cade uno, cadiamo tutti”.