Presentismo al lavoro: cos’è?

4 gennaio 2018 in Psicologia 66 Condivisi
Colleghi annoiati presentismo al lavoro

In passato le imprese soffrivano per il fardello dell’assenteismo lavorativo. Molti lavoratori non rispettavano i propri orari di lavoro, arrivavano tardi o si assentavano con regolarità. Questo fenomeno, che negli ultimi anni ha portato ad allarmanti perdite, ha trovato oggi un sostituto. È sorta, infatti, una nuova tendenza forse addirittura peggiore della precedente: il presentismo al lavoro.

Sono molti i lavoratori che da tempo si lamentano di quanto sia difficile conciliare la vita lavorativa con quella personale. Portare i bambini a scuola o andare a trovare un familiare malato sono faccende prioritarie che devono essere tenute in conto.

I punti di somiglianza tra il presentismo al lavoro e l’assenteismo sono vari. La mancanza di motivazione, la frustrazione e le cattive relazioni con il resto del personale sono fattori strettamente legati a questi problemi. La principale differenza tra i due è che nel caso del presentismo, il lavoratore rispetta i suoi orari di lavoro, ma si trova a investire una parte rilevante di quel tempo svolgendo attività che non gli competono.

Uomo con libro e computer

Quali sono le cause del presentismo al lavoro?

La comparsa del presentismo al lavoro è stata favorita dalla crisi economica. La paura di perdere il proprio impiego ha spinto molti lavoratori demotivati a non mancare mai, anche quando ciò implicava tediose giornate all’insegna della noia e della frustrazione. Molti di loro allungano le pause pranzo o sigaretta, usano internet a scopi non lavorativi, leggono o giocano persino con i videogiochi.

I presenza di una simile situazione, le imprese preferiscono stabilire orari più rigidi e sanzioni esemplari anziché fermarsi a riflettere. Il presentismo al lavoro non ha ricadute soltanto sulla produttività dell’impresa, ma anche sulla salute stessa dei lavoratori.

La mancanza di motivazione e di obiettivi può provocare una delusione rispetto al proprio impiego, che a sua volta può essere alla base di una potenziale depressione. Accade lo stesso nel caso dei dipendenti che vanno al lavoro pur essendo malati. Esporre i propri colleghi al rischio di contagio è, oltre che poco utile, anche pericoloso.

 “I grandi successi di una persona generalmente dipendono da milioni di mani, cuori e menti”.

-Walt Disney-

Purtroppo, d’altra parte esistono anche le imprese che obbligano i propri dipendenti a realizzare straordinari extra non pagati minacciando altrimenti il loro posto di lavoro. Questo comportamento è vergognoso e discutibile, ma il lavoratore si trova a dover accettare per timore di rappresaglie. Ci troviamo così in presenza di situazioni nelle quali predominano dei benefici poco etici piuttosto che il tentativo di trovare soluzioni alternative di ottimizzazione del lavoro e del rendimento dei lavoratori.

Donna al lavoro

C’è soluzione al presentismo al lavoro?

Una soluzione al presentismo al lavoro esiste, almeno a gran parte di esso, ma di certo non prevede rigorose sanzioni o una politica di orari severi. Questi rimedi non faranno che incrementare lo stress, l’ansia e la demotivazione nei lavoratori, che attueranno nuove strategie per farla franca lo stesso. Le imprese che applicano queste misure, inoltre, corrono il rischio di sanzionare senza motivo i dipendenti davvero motivati, rendendone più difficile il lavoro.

Dalla parte opposta, troviamo misure concrete che vogliono rinforzare il feedback ricevuto dal lavoratore, favorendo risultati di gran lunga migliori rispetto alle politiche restrittive e sanzionatorie. Si parla del riconoscimento sociale, di gruppo e individuale. Se il lavoratore sente che gli altri danno valore al prodotto del suo lavoro, che l’impresa reagisce all’aumento del suo rendimento e non soltanto alle ricadute, è più facile che la motivazione torni a galla.

A seconda del posto e della responsabilità, un altro fattore che può avere delle conseguenze positive è che l’azienda implementi programmi di incentivazione della libera espressione e della creatività dei lavoratori. In questi casi si cerca un cambiamento a livello attitudinale, non l’osservanza di una serie di norme per paura. Quanto più piacevole è il posto di lavoro, migliori saranno i risultati.

Anche rendere più flessibili gli orari di lavoro è un buon modo affinché le famiglie riescano a conciliare la vita lavorativa con quella dei loro figli, incidendo così in maniera diretta sulla motivazione dei dipendenti. Un posto che consenta la conciliazione lavoro-famiglia, nel panorama di oggi, è senza dubbio un beneficio per cui il lavoratore si mostrerà grato, specialmente se fino ad allora non era stata presa alcuna misura al riguardo.

Pensiamo che se il lavoratore si sente felice e contento del suo lavoro (o quanto meno raggiunge livelli minimi in quella direzione), i cambiamenti positivi saranno sempre più importanti. È molto più ragionevole concentrarsi e aiutare i dipendenti offrendo loro dei miglioramenti piuttosto che mettere in atto politiche estreme. La sicurezza e la cura della salute dei lavoratori sono riconosciute come diritto del cittadino dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, poiché la precarietà lavorativa può arrecare danni irreversibili alla salute mentale e fisica di una persona.

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