Psicologia giapponese: 5 approcci

4 febbraio 2018 in Psicologia 204 Condivisi
Fiori di ciliegio

La psicologia giapponese affonda le sue radici in una particolare filosofia di vita. I giapponesi razionalizzano le loro emozioni e le incanalano in modo spirituale.

Attribuiscono grande valore alla loro famiglia, alla loro comunità e all’immagine dell’Io in cui il rispetto per gli altri è massimo, in cui la fiducia nel gruppo deve essere fomentata tutti i giorni.

Anche se la cultura giapponese ci risulta interessante e lontana, bisogna dire che in fondo questa cultura ha le stesse preoccupazioni esistenziali che abbiamo tutti. I problemi finanziari, coniugali, lo stress lavorativo, la pressione degli studi e le crisi personali sono quelle sfide quotidiane che la psicologia giapponese cerca di gestire attraverso un approccio analitico, là dove figure come Hayao Kawai si distinguono come i più importanti riferimenti a livello clinico.

La psicologia giapponese può sembrare a prima vista molto diversa da quella occidentale. Tuttavia, presenta molti punti in comune, approcci simili basati su principi di filosofia orientale e sul buddismo, il quale costituisce un approccio basato sul miglioramento di sé e sulla resilienza.
Condividere

Un dato sul Giappone è che il loro tasso di suicidi è tra i più elevati al mondo. Questo è vero, ma bisogna ricordare che oggi i paesi nordici sono in testa a questa lista e che dal 2006 il numero di suicidi nella popolazione giapponese è diminuito notevolmente.

Fattori come la disoccupazione o la pressione al lavoro sono gli elementi che hanno segnato di più la popolazione giapponese. Ma il governo ha aumentato in modo significativo i fondi per la consulenza psicologica e la prevenzione dei suicidi, i quali tendono a concentrarsi sui grandi centri economici come Tokyo o Kyoto, che si allontanano molto dall’equilibrio e la soddisfazione vitale che hanno invece le zone più rurali.

Donna giapponese vestita di rosso, rappresentazione della psicologia giapponese

5 approcci della psicologia giapponese

Grazie a libri come “Social Psychology of Modern Japan” di Munesuke Mita, possiamo intravedere con i nostri occhi occidentali gran parte degli approcci che alimentano questa cultura, a tratti estremamente tradizionali, ma al contempo precisa e sofisticata in ambito di affari e ingegneria.

Per comprendere appieno la loro filosofia di vita e le dinamiche che compongono la psicologia giapponese, ci sarà utile capire come gestiscono le proprie emozioni, si relazionano o su quali strategie lavorano di solito gli psicologi giapponesi per promuovere il benessere mentale.

1. il mondo emotivo: tatemae e honne

Avevamo già intuito che i giapponesi sono molto determinati a razionalizzare le loro emozioni e che tendono ad essere piuttosto riservati, se non addirittura ermetici.

È interessante sapere che gestiscono il proprio mondo emotivo in base al contesto in cui si trovano. Tatemae, ad esempio, fa riferimento al comportamento in pubblico, là dove il riserbo dovrebbe essere massimo, là dove vengono preferiti il rispetto, l’equilibrio e la moderazione.

L’honne si riferisce alle emozioni che ognuno può liberare, esercitare e gestire privatamente in casa. Si svolge attraverso un punto di vista spirituale. La psicologia giapponese affonda le proprie radici nel buddismo e nel tahoismo, filosofie secondo cui ognuno deve trovare il proprio canale di guarigione e di sollievo.

Giapponesi che si salutano, simbolo della psicologia giapponese

2. La fiducia all’interno del gruppo

Il Giappone è una società con un concetto molto forte di collettività e coesione sociale. Si attribuisce grande valore al rispetto per la famiglia e alla propria comunità, della quale bisogna avere cura cercando sempre il beneficio comune e non solo quello personale. Quando si è raffreddati, ad esempio, non si azzarda a uscire di casa con una mascherina per evitare di contagiare gli altri.

I giapponesi si identificano con il gruppo, hanno un Io sociale molto solido, molto definito e che gli è stato molto utile per affrontare i disastri come quello accaduto nel 2011 a seguito dello tsunami e del terremoto che devastò gran parte della prefettura di Fukushima.

3. Arugama: accettare le cose così come sono

L’accettazione è un concetto profondamente radicato nella psicologia giapponese. Tuttavia, non è sinonimo di rinuncia o rassegnazione. I giapponesi sanno che qualsiasi materiale o sostanza caratterizzato dalla resistenza finisce sempre per rompersi, screpolarsi o dividersi a metà. Chi non accetta e oppone resistenza non scorre, non si adatta, non sopravvive.

Arugama è l’essenza del cambiamento che si verifica dopo l’accettazione, dopo aver accettato che le cose sono come sono e non si ha altra scelta che andare avanti.

4. Attenzione

All’interno della psicologia giapponese è molto comune la cosiddetta “Terapia Morita”, una strategia psicologica basata sull’attenzione su sé stessi. È un approccio molto simile alla terapia razionale-emotiva di Albert Ellis che la cultura orientale pratica da anni. Una delle principali caratteristiche di questa terapia è la cosapevolezza delle proprie esperienze interne, della sofferenza, della frustrazione, della paura, dell’ansia, ecc.

Così, una volta che la persona entra in contatto con la propria realtà personale, il terapeuta di solito consiglia 4 strategie per promuovere il recupero: assoluto riposo, meditazione, una corretta alimentazione e la graduale preparazione per la vita di tutti i giorni.

Paesaggio giapponese

5. Riflettere sulle proprie storie relazionandole alla natura

Questo approccio è molto interessante. La psicologia giapponese trasmette alle persone l’importanza di praticare l’introspezione. Devono essere in grado di vedere in prospettiva le loro storie di vita, quello che è successo, che hanno sofferto, che hanno scoperto e ciò di cui hanno goduto. Vengono invitate a vedere le loro storie personali come eventi che si verificano anche nella natura stessa.

Noi tutti cresciamo e maturiamo, tutti passiamo momenti che ci lasciano segni profondi, simili a quelli che hanno gli alberi nei loro tronchi. Ognuno di noi può fiorire nelle situazioni più avverse, alimentando le proprie radici per trasformarsi in un essere più forte.

La vita è un continuo scorrere, come il flusso di un fiume che non si ferma mai, come il vento che muove le foglie e le superfici dei mari… Lungi dal sentirci vittime del destino, possiamo essere come la natura stessa, sempre desiderosa di rinnovarsi, di continuare a germogliare.

Come possiamo vedere, la psicologia giapponese non è così lontana come potrebbe sembrare. Molti dei nostri approcci si nutrono anche di questi principi di auto-miglioramento così stimolanti per la vita di tutti i giorni. Applicarli, se lo vogliamo, ci può essere di grande aiuto.

Guarda anche