Racconto buddista sulla bramosia

Ecco a voi un racconto buddista sulla bramosia che parla della natura dell'angoscia. Questo sentimento nasce quando ci lasciamo pervadere dal desiderio di ottenere qualcosa, raggiungere un obiettivo. Volere più di quanto non avremmo bisogno ci rende frenetici.
Racconto buddista sulla bramosia

Ultimo aggiornamento: 12 luglio, 2021

Questo racconto buddista sulla bramosia ci trasporta verso luoghi lontani, abitati da un uomo molto ricco. Egli aveva una particolare devozione per la bellezza e la sua casa era molto bella: era stata costruita secondo le sue indicazioni. Tutto quello che lo circondava aveva un valore, ma il nostro protagonista provava comunque un vuoto incolmabile.

Dopo lunga riflessione, egli si affacciò alla finestra della sua camera e vide che le sue terre si estendevano oltre i confini raggiungibili dal suo sguardo. Eppure si rese conto che in tutto questo spazio non c’era colore.

Giunse così alla conclusione che a mancare era un giardino. I fiori avrebbero riempito di profumo quei campi e ovviamente li avrebbero resi multicolore. Ebbene sì, era questo ciò di cui aveva bisogno.

Ordinò dunque che venisse chiamato il miglior giardiniere, senza badare a spese. Dopo attenta ricerca, chi dimostrò di avere grandi conoscenze e di padroneggiare l’arte delle piante fu un uomo umile, non tuttavia privo di saggezza.

Il racconto buddista sulla bramosia narra che venne assunto senza esitazione. L’uomo voleva davvero il più bel giardino al mondo.

L’ansia con paura e la paura con ansia contribuiscono a sottrarre all’essere umano le sue qualità principali. Una di queste è la capacità di riflessione.

-Konead Lorenz-

Un bel giardino e uno strano evento

Il giardiniere iniziò a lavorare in quel bel giardino tanto sognato. Secondo la fiaba buddista sull’ansia, in poco tempo iniziò a prendere forma il frutto dei suoi sforzi.

Nel giro di un paio di mesi le grandi distese di campi si riempirono di fiori. Rose, crisantemi, garofani, tulipani: tutto questo rendere l’atmosfera unica.

L’ideatore di quel giardino si sentiva davvero contento. Tuttavia, iniziò a verificarsi uno strano fenomeno. Alcuni punti del bel giardino d’improvviso sembrano essere state danneggiate, come se qualcosa o qualcuno ci avesse camminato su. Anche i fiori sembravano essere stati rosicchiati, così come i frutti del ciliegio.

Il padrone del giardino si allarmò. Come era possibile che dopo tanti sforzi qualcuno lo avesse rovinato? Chiamò dunque il giardiniere e gli ordinò di scoprire cosa stava succedendo e di occuparsi della faccenda.

Fiori colorati.

Un ospite inatteso

Il giardiniere osservò attentamente le piante danneggiate. Qualunque cosa stesse succedendo, succedeva durante la notte. Decise quindi di nascondersi in un angolo e rimanere in attesa. Aspettò per un po’, ma non succedeva nulla.

Trascorsa la mezzanotte, vide un cervo avvicinarsi furtivamente. Calpestava tanti fiori al suo passaggio, fino a spingersi laddove c’erano le ciliegie. Inoltre, mordicchiava alcuni fiori.

Alla vista di tutto questo il giardiniere face un balzo verso il cervo per acciuffarlo, ma l’animale era molto agile e in qualche istante si era già allontanato. Trascorsero alcuni giorni senza alcun danno, ma la tregua durò poco. Il giardiniere pensò che sarebbe stato davvero difficile acciuffare il cervo.

Era cauto, timido e troppo agile. L’unico modo per avere la meglio avrebbe potuto essere indurlo a tradire la sua stessa natura.

Questo racconto buddista sull’ansia narra che il giardiniere architettò allora un piano. L’unico modo per indurre il cervo a tradire la sua stessa natura sarebbe stato stuzzicare il suo desiderio e quindi la sua ingordigia.

Un cervo nel bosco.

La morale di questo racconto buddista sulla bramosia

Il giardiniere iniziò a lasciare delle piccole delizie in giro, affinché il cervo potesse gustarle. Come se fosse del tutto casuale, lasciava cadere delle piccole leccornie nascoste tra i cespugli, in modo che il cervo si fermasse a gustare quelle prelibatezze. Il giorno seguente il giardiniere lasciò altre tentazioni per il cervo. Tuttavia, a fare la differenze fu il miele.

Il cervo adorava il miele. Il giardiniere se ne accorse e iniziò a lasciare in giro briciole di biscotti al miele sparse qua e là. A poco a poco il cervo iniziò a diventare nervoso. Si poteva osservare mentre faceva il suo ingresso in giardino subito dopo il tramonto.

Non poteva più aspettare di mangiare tutte le prelibatezze che sapeva avrebbe trovato lì. A un certo punto iniziò a presentarsi anche in pieno giorno. Non riusciva a trattenersi.

Questo racconto buddista sulla bramosia racconta che proprio allora il giardiniere si rese conto di avere avuto la meglio. Dunque, un mattino lasciò una grande quantità di biscotti al miele sistemati in modo da tracciare un percorso.

Una volta entrato nel giardino, il cervo iniziò a mangiarli. Giunto alla fine del percorso, una porta si chiuse: era entrato in una gabbia senza rendersene conto, privato della propria libertà.

Il giardiniere raccontò tutto al facoltoso committente, che rimase sorpreso dalla saggezza del buon uomo. Si confrontarono sul fatto che persino la natura più cauta si trasforma quando si lascia dominare dal desiderio, soprattutto se questo desiderio viene alimentato.

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  • Betancort, S. (2011). Borges y el budismo: Una Infancia entre orientalistas europeos. Les Lettres Romanes, 65(3-4), 327-337.