Racconto zen: uccidete la mucca!

· 11 marzo 2018

La routine spesso c’intrappola e limita. Ma è talmente confortevole e sicura che ci abituiamo così presto a essa da scodarcene. Tuttavia, il racconto zen della mucca è uno di quegli aneddoti che funzionano come una campana. Un risveglio verso ciò che non riusciamo a vedere nella nostra vita quotidiana ma che ci colpisce più di quanto pensiamo.

Grazie a questa storia zen, scopriremo il vero simbolismo della mucca, che cosa otterremo da essa e il grado di dipendenza che possiamo maturare nei confronti di tutto ciò che ci garantisce. Ma, soprattutto, ci aiuterà a scoprire qual è la mucca della nostra vita.

“La routine è un’altra forma di morire”.

-Anonimo-

Il racconto zen della mucca

Il racconto zen della mucca racconta di un saggio Maestro che passeggiava tra i campi con il suo discepolo. Un giorno, si trovarono davanti a una casa di legno abitata da una coppia con i suoi tre figli. Andavano tutti malconci, con vestiti stracciati e sporchi. I loro piedi scalzi, l’ambiente intorno a loro terribilmente povero.

Il Maestro chiese al capofamiglia come facessero a sopravvivere, dato che nei dintorni non esistevano né industrie né commercio, oltre a non vedersi ricchezza alcuna nei paraggi. Con molta calma, il padre gli rispose: “Guardi, abbiamo una mucca che ci rende vari litri di latte al giorno. Ne vendiamo una parte e con il denaro compriamo altre cose, mentre l’altra parte la consumiamo noi. Così possiamo sopravvivere”.

Mucche nel campo

Il Maestro ringraziò per l’informazione, salutò e se ne andò. Allontanatosi, disse al suo discepolo: “Cerca la mucca, conducila fino al precipizio e spingila nel dirupo”.

Il giovane restó attonito, la mucca era l’unico mezzo di sostentamento di quell’umile famiglia. Ma pensò che il suo Maestro aveva le sue ragioni per chiedergli un atto simile e, con grande sforzo, condusse la mucca verso il precipizio e la spinse giù. Quella terribile scena rimase impressa nella sua mente per molti anni.

Molto tempo dopo il discepolo, sentendosi in colpa per quello che aveva fatto, decise di lasciare il Maestro per tornare in quel luogo e chiedere perdono alla famiglia a cui aveva provocato un grosso danno. Mentre s’avvicinava, notò che tutto era cambiato. Una preziosa casa con alberi tutt’attorno, tanti bambini che giocavano e un’automobile parcheggiata all’esterno.

Il giovane si sentì ancora più triste e disperato pensando che quell’umile famiglia avesse venduto tutto per sopravvivere. Quando chiese di loro, gli risposero che erano sempre lì, che non se n’erano andati. Entrò di corsa in casa e realizzò che era davvero abitata dalla stessa famiglia di allora. Così, chiese al capofamiglia che cosa fosse successo ed egli, con un grande sorriso, gli rispose:

“Avevamo una mucca che ci dava latte e con cui tiravamo a campare. Ma un bel giorno la mucca cadde in un precipizio e morì. Da quel momento, ci trovammo obbligati a fare altre cose, a sviluppare altre capacità che mai avremmo immaginato di avere. Così, cominciammo ad avere successo e la nostra vita cambiò”.

La comodità di fare “lo stesso di sempre”

Forse, come il discepolo, siete rimasti inorriditi dalla decisione del Maestro di buttare la mucca giù dal precipizio. Tuttavia, questa storia è una metafora su come agire con quello che ci fa sentire a nostro agio ma che, allo stesso tempo, ci limita.

Uomo sul precipizio

Nel momento in cui quella famiglia povera rimase senza quel sostentamento a cui si afferrava per sopravvivere, non le rimase altro che cercare delle alternative. Ebbene, invece di scontrarsi con più povertà, i componenti della famiglia trovarono un modo per prosperare, un fatto che non avrebbero mai immaginato. Se la mucca non fosse mai scomparsa dalle loro vite, avrebbero continuato a vivere in povertà, senza uscirne, senza credere di potersi spingere oltre.

Molte persone sono grate a quei momenti nella vita che, sebbene dolorosi e difficili, le hanno obbligate a uscire da quella zona sicura in cui si erano accomodati restando, così, bloccate. Come esseri umani, cerchiamo sicurezza, comodità, ciò che non ci faccia vivere nell’incertezza. Ma, quando tutto ciò crolla, scopriamo capacità e qualità che non ci saremmo mai immaginati, che erano rimaste addormentate.

Il racconto zen della mucca ci spinge a cercare quello che ci sta limitando. Può trattarsi di un lavoro che non ci piace, ma che ci dà sicurezza economica a fine mese; può trattarsi della soddisfazione di guadagnare per viaggiare, la cui insicurezza riguardo a possibili imprevisti fa sì che non intraprenderemo mai quel viaggio…

Il racconto zen della mucca è straordinario perché ci permette di riflettere sul modo in cui viviamo. Soprattutto se ci lamentiamo della nostra vita. Non è necessario aspettare che arrivi un Maestro per buttare giù dal precipizio quella mucca che tanto ci limita. Oggi stesso, possiamo guardare al di là del nostro comfort per divenire coscienti delle potenzialità che abbiamo. Perché non abbiamo limiti. Siamo noi stessi a porci degli ostacoli.

Ragazza con occhi chiusi crescita personale

Ognuno di noi, nella propria vita, ha una mucca da buttare nel precipizio. Qual è la vostra?